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Il terremoto del Friuli del 1976: l'Orcolat, i soccorsi e il Modello Friuli

Il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976: la scossa di magnitudo 6,5, le 990 vittime, le scosse di settembre, Zamberletti e il Modello Friuli.

Alle nove di sera del 6 maggio 1976 il Friuli tremò per 59 secondi. Il terremoto, che i friulani chiamarono Orcolat, l'orco delle leggende, uccise 990 persone e lasciò centomila senza casa. Fu il quinto sisma più grave del Novecento italiano, e l'inizio di una ricostruzione diventata un modello.

Cinquantanove secondi

La scossa, di magnitudo 6,5, colpì più duramente la zona a nord di Udine e la valle del Tagliamento, dove interi paesi furono rasi al suolo. All'inizio si disse che l'epicentro era sotto il Monte San Simeone, ma gli studi successivi lo smentirono. Il catalogo dei terremoti italiani indica un epicentro macrosismico fra Gemona e Artegna, vicino a Lessi, e uno strumentale più a est, fra Taipana e Lusevera; altri studi lo collocano nel gruppo del monte Chiampon.

Secondo il modello più accreditato la rottura corse lungo una piega di 19 chilometri nascosta sotto le colline di Bernadia, Buja e Susans, fino a Ragogna. La scossa si sentì fino all'Austria, alla Slovenia e alla Svizzera. Oltre ai 990 morti si contarono circa 20.000 case distrutte e 75.000 danneggiate; tra i comuni più colpiti c'erano Osoppo, Gemona, Venzone, Buja, Artegna, Meduno, Pinzano e Tarcento.

L'Orcolat e le scosse di settembre

Per spiegarsi la furia della terra i friulani tornarono alle loro leggende: il terremoto diventò l'Orcolat, un orco o un drago che dorme sotto il Monte San Simeone, fra Cavazzo, Bordano e Trasaghis, e che ogni tanto si sveglia. Il poeta Leonardo Zanier gli diede voce in friulano, come una forza che sbriciola castelli e case umili senza distinzione.

Il terremoto del Friuli del 1976: l'Orcolat, i soccorsi e il Modello Friuli - Storia in Friuli Venezia Giulia

Quando il peggio sembrava passato, l'Orcolat si svegliò di nuovo: l'11 settembre arrivarono nuove forti scosse, e il 15 settembre altre due, la più forte di magnitudo 6. Molti abitanti dei paesi colpiti furono allora portati sulla costa, a Lignano e a Jesolo, negli alberghi e nelle strutture di accoglienza.

I soccorsi

La televisione mostrò in diretta, per la prima volta, le immagini della distruzione: il salvataggio di una bambina tirata fuori viva dalle macerie di Osoppo, i vigili del fuoco al lavoro, la ragazza che diceva che non serviva piangere, bisognava ricostruire. I primi a scavare furono gli stessi friulani, poi arrivarono volontari da tutta Italia, aziende con ruspe e camion, raccolte di denaro in tutto il Paese.

Il governo nominò commissario straordinario per l'emergenza Giuseppe Zamberletti, molte delle cui scelte sarebbero diventate la base della protezione civile moderna. Gli Stati Uniti aiutarono subito con gli uomini della vicina base di Aviano, poi con circa 100 milioni di dollari, tende e mezzi consegnati agli Alpini.

Prima le fabbriche, poi le case

Finito il mandato di Zamberletti, la ricostruzione passò alla Regione e ai comuni, che in circa dieci anni rimisero in piedi interi paesi con controlli rigorosi sull'uso dei fondi. L'ordine dei lavori era scritto in un motto rimasto famoso: «prima le fabbriche, poi le case, e solo alla fine le chiese». Ridare lavoro doveva impedire che la gente se ne andasse, e in meno di un anno oltre il 90% delle 450 imprese colpite era tornato a produrre.

Nei centri storici più preziosi si scelse di ricostruire come prima, pietra per pietra, raccogliendo, numerando e rimettendo al loro posto i blocchi crollati: è l'anastilosi, che ha restituito duomi e portici. La ricostruzione coinvolse tutti i comuni del cratere, e il Modello Friuli è ricordato come l'esempio più riuscito di ricostruzione dopo un terremoto in Italia.

Domande frequenti

Quando ci fu il terremoto del Friuli?

La scossa principale fu il 6 maggio 1976 alle nove di sera, di magnitudo 6,5; seguirono altre forti scosse l'11 e il 15 settembre.

Quante vittime fece il terremoto del Friuli?

990 morti e circa centomila persone rimaste senza casa.

Che cos'è il Modello Friuli?

Il modo in cui fu gestita la ricostruzione: la Regione e i comuni guidarono i lavori, con il principio «prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese».