Sulla piana del Lisert, a Monfalcone, vicino alla foce del Timavo, sgorga l'unica acqua termale calda del Friuli Venezia Giulia, a circa 39-40 gradi. I Romani ci costruirono le terme, e un'antica iscrizione su metallo trovata nel sito le riassume in quattro parole: Aqua Dei et Vitae.
Le isole calde del Lacus Timavi
Nell'antichità il paesaggio era tutt'altro: il golfo fra le foci del Timavo e dell'Isonzo, il Lacus Timavi, era noto per le sue acque sulfuree. La sorgente principale, a una quarantina di gradi, usciva sul lato ovest della più grande delle insulae clarae, gli isolotti di calcare, la collina di Sant'Antonio e l'isola della Punta, che affioravano da una laguna costiera davanti alle Bocche del Timavo.
Con il tempo la costa si è impaludata e l'uomo l'ha bonificata, e quelle isole sono sepolte sotto la zona del porto e delle industrie. L'acqua invece scorre ancora: arriva da circa 200 metri sotto terra dopo un lungo viaggio attraverso antiche faglie e rocce calcaree, dove si mescola in parte con l'acqua del Timavo. È un'acqua solfureo-salso-solfato-alcalino-terrosa, che si usa senza cloro per non perderne le proprietà.
Le terme dei Romani
Intorno a Monfalcone, a due passi da Aquileia, i Romani avevano molte ville signorili affacciate sul Lacus Timavi, e per chi ci abitava si costruirono le terme. L'edificio compare anche sulla Tavola Peutingeriana, segno che era conosciuto. Gli scavi del 1911 hanno trovato stanze con i pavimenti in cotto, in parte affrescate, e un cortile chiuso su due lati da un portico, e le ricerche più recenti dicono che le terme funzionarono dalla fine del I secolo a.C. al III secolo d.C.; fra i reperti c'è una statuetta di marmo di un Erote dormiente.
Era un luogo di riposo e di cura, ma anche sacro. Le dediche alla Spes Augusta per una grazia ricevuta, riusate più tardi nell'abside della vicina chiesa di San Giovanni in Tuba, fanno pensare a un santuario lungo la via Gemina, dove chi guariva portava i suoi ex voto, legato al culto delle acque del Fons Timavi. Si racconta che alle terme siano venuti Plinio il Vecchio e l'imperatrice Livia.

Mille anni di silenzio e la cisterna di Nani
Le terme seguirono la sorte di Aquileia: nel 452 Attila le distrusse, e per quasi mille anni restarono abbandonate. Solo nel 1433, mentre si restaurava il porto di Monfalcone, il Magnificus Pretor veneziano Francesco Nani fece raccogliere l'acqua in una grande cisterna.
Da allora la storia fu movimentata: l'edificio fu distrutto dai Turchi verso la fine del XV secolo, rimesso in uso da privati nel 1590 e di nuovo danneggiato dagli Uscocchi nel 1615, mentre la cisterna continuò a servire fino al 1799. Quell'anno, in mezzo alle guerre, due fratelli monfalconesi presero il sito in affitto dal Comune e ci misero delle vasche di legno; dopo di loro Francesco Ostrogovich costruì un edificio in muratura, inaugurato nel 1840.
Burton e l'Aqua Dei et Vitae
L'Ottocento fu il periodo più felice. Il 5 ottobre 1881 l'esploratore Sir Richard Francis Burton, allora console britannico a Trieste, dedicò alle terme un saggio intitolato proprio Aqua dei et vitae, come l'antica iscrizione: vi descriveva l'edificio e lodava le virtù dell'acqua. Dal 1899 al 1915 le terme appartennero al principe Alessandro della Torre e Tasso; il complesso aveva più edifici, e il maggiore ospitava una vasca di raccolta e una piscina alla romana con gradini di marmo.
La Prima guerra mondiale le rase al suolo. Ricostruite fra le due guerre, non ripartirono mai davvero; nella Seconda servirono ogni tanto da rifugio contro le bombe e da base militare, e negli anni Settanta vennero abbandonate del tutto. I monfalconesi però non le dimenticarono, e continuarono a bagnarsi in vasche improvvisate nelle cavità sotto le rovine.
La rinascita
Dopo circa cinquant'anni di abbandono, nel 2010 cominciarono i lavori per restaurare l'edificio nello stile dell'ultimo splendore, prima delle guerre: le terme sono state inaugurate nel dicembre 2013 e hanno funzionato dal 2014 al 2023. Serviva però un altro intervento sugli impianti, e dopo la manutenzione straordinaria hanno riaperto il 3 novembre 2025.
Sono un centro di cura e di riabilitazione, con vasche e piscine, bagni termali, inalazioni e aerosol per le vie respiratorie, fisioterapia e un reparto di estetica. Nell'area dello stabilimento si vedono ancora le mura delle antiche terme romane.
Domande frequenti
A che temperatura è l'acqua delle Terme Romane di Monfalcone?
Sgorga a circa 39-40 gradi da una profondità di circa 200 metri: è l'unica acqua termale calda del Friuli Venezia Giulia.
Perché le terme si chiamano Aqua Dei et Vitae?
Dal titolo del saggio che Richard Francis Burton dedicò loro nel 1881, preso da un'antica iscrizione su metallo trovata nel sito: «l'acqua di Dio e della vita».
Quando hanno riaperto le Terme Romane di Monfalcone?
Dopo la chiusura del 2023 per i lavori sugli impianti, le terme hanno riaperto il 3 novembre 2025.