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Tarvisio e la Val Canale: la storia dalla preistoria al dopoguerra

La storia di Tarvisio e della Val Canale: la strada romana, i Vendi, i secoli sotto Bamberga, Maria Teresa, il passaggio all'Italia e le Opzioni del 1939.

La Val Canale corre da Pontebba al valico di Coccau, fra Alpi Carniche, Caravanche e Alpi Giulie. È una valle di passaggio e di confine: gli Stati che vi hanno tracciato la frontiera sono cambiati molte volte, e qui si sono incontrate lingue latine, germaniche e slave.

Dalle prime selci alla strada romana

I primi uomini passarono di qui già nella preistoria: lo dicono alcune selci scheggiate trovate vicino ai laghi di Fusine e a Cave del Predil e un'ascia levigata raccolta a Riofreddo. Probabilmente erano di passaggio. I primi a stabilirsi furono forse gruppi celtici, come i Carni, il cui nome sopravvive in Carnia, Carinzia e Carniola, e i Taurisci, da cui verrebbe il nome stesso di Tarvisio.

Roma arrivò in due tempi, prima con i mercanti e poi con le armi, e la valle finì nella Decima Regio augustea. Di qui passava la strada fra Aquileia e il Norico, con una stazione di posta a Camporosso dove si cambiavano i cavalli e stavano soldati e doganieri. Verso il 166 d.C. l'imperatore Marco Aurelio respinse le incursioni di popoli germanici, e nella prima metà del V secolo passarono Visigoti e Unni.

Vendi, Franchi e il vescovo di Bamberga

Caduto l'Impero d'Occidente, la valle si spopolò e si impoverì, attraversata da Vandali, Goti e Longobardi. La lingua più antica rimasta è il friulano delle genti neolatine, e Tarvisio restò in maggioranza friulana fino al XVI secolo. Nel VII secolo o poco dopo arrivarono pastori slavi, i Vendi, che si fermarono intorno a Camporosso e Ugovizza e furono presto sottomessi ai Bavari e poi ai Franchi. In epoca franca, nel IX secolo, nacque la Signoria di Federaun, di cui facevano parte Tarvisio e la Val Canale.

All'inizio dell'XI secolo Enrico II il Santo affidò il potere temporale sulla signoria al vescovo di Bamberga, mentre la giurisdizione religiosa restò al patriarca di Aquileia. Fu l'inizio di un dominio lunghissimo, finito solo nel 1759. Ne restano tracce discrete, come via Bamberga a Tarvisio e il nome di Malborghetto, nato come «Bamberghetto».

Mercati, ferro e Turchi

Sotto Bamberga arrivarono nuovi abitanti di lingua tedesca, friulana e veneta, e il tedesco bavarese-carinziano si diffuse dal basso medioevo. Dal XII secolo Tarvisio crebbe come centro di commercio, sulla strada fra Vienna e Venezia, e nel 1456 ottenne dal vescovo il privilegio di una fiera annuale. Dal XV secolo vi fiorì l'industria del ferro, e a Cave del Predil si lavorava nella miniera.

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Non mancarono i disastri. Nel 1478 e nel 1492 i Turchi saccheggiarono Tarvisio, e la valle fu coinvolta nella Guerra di Gradisca (1615-18). Per secoli il confine con i territori veneti della Carnia passò a Pontebba, sul torrente Pontebbana, che segna il limite fra la Val Canale e il Canal del Ferro.

Maria Teresa, Napoleone e la città del 1909

Nel 1759 il vescovo Adam Seinsheim, stretto dai tributi imperiali, vendette i beni della signoria, che furono comprati da Maria Teresa d'Austria. In quei decenni si fissò la geografia delle lingue: gli italofoni oltre Pontebba, sotto Venezia; i tedeschi a Tarvisio, Cave del Predil, Fusine, Malborghetto e Pontafel; gli sloveni a Camporosso, Valbruna, Ugovizza e San Leopoldo.

Con Napoleone la valle diventò campo di battaglia: austriaci e francesi si scontrarono qui e a Malborghetto nel marzo 1797, nel maggio 1809 e nell'ottobre 1813, e per breve tempo Tarvisio fece parte delle Province Illiriche. Nel 1815 tornò all'Austria. Poi venne la ripresa: nel 1851 la Strada Nazionale prese il posto di quella di origine romana, negli anni Settanta dell'Ottocento arrivò la ferrovia e con lei i primi villeggianti estivi, e nel 1909 Francesco Giuseppe fece di Tarvisio una città.

Il confine italiano e le Opzioni del 1939

La prima guerra mondiale svuotò la valle dei civili e la trasformò in terra di nessuno. Con i trattati di Saint-Germain del 10 settembre 1919 e di Rapallo del 12 novembre 1920 la Val Canale passò all'Italia. Molti se ne andarono, e dagli anni Venti arrivarono immigrati dal Friuli e dal resto d'Italia; il fascismo vietò l'uso pubblico dello sloveno, che sopravvisse soprattutto grazie ai preti. Fra le due guerre Tarvisio puntò sugli sport invernali.

Nel 1939 l'accordo fra Hitler e Mussolini sulle Opzioni offrì la cittadinanza tedesca a chi parlava tedesco. Scelsero di partire moltissime famiglie, anche di lingua slovena, e quasi tutte si stabilirono pochi chilometri più in là, in Carinzia, in un paesaggio e fra una parlata che conoscevano. Dopo la guerra ne tornò solo una piccola parte, e la componente tedesca della valle si ridusse a un quinto di quella di prima.

La caserma Italia e il dopoguerra

La notte fra l'8 e il 9 settembre 1943, appena annunciato l'armistizio, i circa 300 uomini della Guardia alla Frontiera chiusi nella caserma Italia di Tarvisio rifiutarono di consegnare le armi ai tedeschi. Guidati dal colonnello Giovanni Jon, combatterono fino all'ultima cartuccia: ci furono 25 morti e 180 feriti fra gli italiani e circa 80 caduti fra i tedeschi, e i 95 superstiti partirono per i lager. Fra i feriti c'era la centralinista tarvisiana Luigia Picech, la prima donna decorata con la medaglia d'argento della Resistenza.

Seguì l'occupazione nazista fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra la Jugoslavia rivendicò la valle in nome della minoranza slovena, ma il confine non cambiò. La valle perse molti abitanti, e la ripresa passò per il commercio di frontiera e per il turismo, che aveva le sue radici già nell'Ottocento.

Domande frequenti

Per quanto tempo la Val Canale appartenne al vescovo di Bamberga?

Dall'inizio dell'XI secolo al 1759, quando il vescovo Adam Seinsheim vendette i beni della signoria a Maria Teresa d'Austria.

Quando Tarvisio diventò italiana?

Dopo la prima guerra mondiale, con il trattato di Saint-Germain del 10 settembre 1919 e quello di Rapallo del 12 novembre 1920.

Che cosa successe a Tarvisio l'8 settembre 1943?

I soldati della Guardia alla Frontiera, chiusi nella caserma Italia, rifiutarono di arrendersi ai tedeschi e combatterono fino all'ultima cartuccia: fu il primo episodio della Resistenza italiana contro i tedeschi.