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San Daniele del Friuli e i suoi ebrei: il terzo mercato del Friuli, il banco dei Nantoa e dei Luzzatto, la sinagoga di piazza Cattaneo e il cimitero sul Ripudio

San Daniele e la sua comunità ebraica: il mercato medievale, il banco dei pegni dei Nantoa e dei Luzzatto, la sinagoga di piazza Cattaneo, il cimitero del 1734.

San Daniele è stata per secoli uno dei grandi mercati del Friuli, e un mercato attira chi presta denaro e commercia. Dal Cinquecento ai primi decenni del Novecento la cittadina collinare ebbe una piccola comunità ebraica, integrata nel paese: ne restano un nome di piazza e un cimitero.

Un mercato conteso

Le origini del paese e del suo castello, ricordato nel sec. XI, sono poco chiare. Nel 1139 San Daniele divenne pubblico mercato, il più importante del Friuli dopo Aquileia e Cividale, e il libero comune aveva voce nel Parlamento della Patria. Fu occupato da Rizzardo da Camino nel 1309, dal conte di Gorizia nel 1349, dagli udinesi e poi dai duchi d'Austria. Nel 1420 passò sotto Venezia e diventò, con Aquileia e San Vito, un feudo del patriarca.

Il banco dei pegni

Nel 1492 il consiglio d'arrengo condannò i «feneratori», gli usurai che prestavano a tassi enormi. Le prime famiglie di prestatori ebrei arrivarono all'inizio del Cinquecento: una condotta del 1523, approvata dal patriarca Giovanni Grimani, permise a Simon Nantua, già attivo a Udine, di prestare su pegno, con il diritto di residenza, la protezione e la libertà di culto. La condotta durava cinque anni e poteva essere rinnovata. Molto più antica era la comunità di Cividale, attestata già dal 1239: la storia degli ebrei di Cividale del Friuli comprende un tribunale rabbinico e un cimitero fuori dalle mura.

Nel Seicento il banco passò dai Nantoa ai Luzzatto, famiglia di origine tedesca, che lo tenne fino al 1714, quando fu eretto il Monte di Pietà e il prestito su pegno fu vietato agli ebrei.

Vivere a San Daniele

Gli ebrei non vivevano in un ghetto: abitavano nei borghi di Castello, di Porta Gemona e della Fratta, e dovevano portare un segno giallo sull'abito. Oltre al prestito commerciavano cereali, bozzoli e tabacco, filavano la seta, lavoravano l'oro, allevavano bestiame. Dalla fine del Seicento quattro Luzzatto si laurearono in medicina a Padova e fecero i medici in paese.

La comunità seguiva il rito ashkenazita. La sinagoga stava in un cortile davanti all'attuale piazza Cattaneo, che in friulano si chiamava la Plazute dai Ebreos.

Esilio, ritorno e dispersione

Le norme del 1777 soppressero il banco e cacciarono gli ebrei, che si rifugiarono a Gorizia e a Trieste. Il ritorno si deve al medico Isacco Luzzatto, richiamato in paese durante una grave epidemia: dopo il 1778 il nucleo si ricompose. Nei primi decenni del Novecento i Luzzatto e i Gentilli emigrarono verso Udine e Mereto di Tomba; i Gentilli furono gli ultimi a partire, negli anni Trenta.

Durante l'occupazione austro-tedesca della Grande Guerra la sinagoga fu usata come stalla per i cavalli. L'arca santa, i libri e gli arredi salvati finirono a Udine e poi a Gerusalemme; l'edificio fu demolito negli anni Sessanta del Novecento.

Il cimitero sul Ripudio

Per secoli gli ebrei di San Daniele seppellirono i loro morti a Udine. Quando quel cimitero non ebbe più spazio, nel 1734 la comunità ottenne un terreno in affitto in aperta campagna, lungo il torrente Ripudio, vicino al laghetto: il posto è conosciuto come «la Merenda». All'inizio vi potevano essere sepolti solo i residenti; dal 1751 anche gli ebrei di Codroipo, Chiavris e Spilimbergo. Vi restano oltre settanta lapidi in pietra.

Domande frequenti

Quando arrivarono gli ebrei a San Daniele del Friuli?

All'inizio del Cinquecento: una condotta del 1523, approvata dal patriarca Giovanni Grimani, permise a Simon Nantua di aprire un banco di prestiti su pegno.

Dov'era la sinagoga di San Daniele?

In un cortile davanti all'attuale piazza Cattaneo, chiamata un tempo la piazza degli ebrei; fu demolita negli anni Sessanta del Novecento.

Dov'è il cimitero ebraico di San Daniele?

In aperta campagna lungo il torrente Ripudio, vicino al laghetto, nel luogo detto «la Merenda»: fu aperto nel 1734 e conserva oltre settanta lapidi.