Il 27 febbraio 1511, giovedì grasso, migliaia di contadini e popolani assalirono a Udine i palazzi della nobiltà feudale, poi la rivolta passò ai castelli del Friuli. Lo storico Furio Bianco l'ha chiamata la più vasta rivolta contadina dell'Italia rinascimentale. Ma perché i contadini arrivarono a tanto?
Un Friuli rimasto indietro
Nel 1420 Venezia aveva conquistato la Patria del Friuli, ma ne aveva lasciato quasi intatta la vecchia struttura: il Parlamento restava, i feudatari mantenevano castelli e giurisdizioni. La Repubblica non considerò mai il Friuli alla pari degli altri suoi domini di terraferma. Le interessava come cuscinetto contro gli eserciti turchi e imperiali, e investì poco per migliorare la vita di una popolazione quasi tutta contadina.
Mentre altrove in Italia crescevano città, commerci e ceti mercantili, in Friuli l'economia restava agricola e legata a rapporti feudali. Edward Muir, che ha studiato quelle vicende, lo ha descritto come un «labirinto istituzionale», dove la vita reale era regolata più dalle clientele che dalle leggi.
Il maso e il contratto che cambiava
Al centro delle campagne c'era il maso, l'unità di terre, case e diritti affidata a una famiglia di contadini, i massari, che la coltivava pagando al signore un censo annuo. Per secoli i contratti erano stati quasi perpetui: il massaro restava sul fondo per generazioni, decideva da sé come lavorarlo, e lo sfratto per un censo non pagato era raro. Dopo la peste del Trecento quel sistema aveva tenuto in vita la coltivazione anche con pochi uomini.
Nel Quattrocento l'equilibrio si ruppe. I signori, che dovevano mantenere castelli, palazzi e uomini armati, volevano rendite più alte, ma i contratti fissi non permettevano di alzare i canoni né di guadagnare dai miglioramenti fatti dai contadini. Cercarono allora, attraverso il Parlamento friulano che controllavano, di trasformare i contratti in accordi a tempo e revocabili. Per chi viveva su quella terra da generazioni era un attacco a diritti che considerava antichi.
Guerre, Turchi e debiti
Nello stesso tempo le campagne furono colpite da una serie di disastri. Le scorrerie turche della fine del Quattrocento, la più devastante nel 1499, bruciarono villaggi e raccolti e portarono via uomini e bestiame. Poi vennero le guerre fra Venezia e l'Impero, con eserciti di passaggio, requisizioni e saccheggi. Molti contadini dovettero chiedere prestiti ai signori o agli usurai, e i debiti si accumularono.
A peggiorare le cose c'erano le liti fra le famiglie nobili, sempre in guerra fra loro: più tasse, terre devastate e l'obbligo di servire armati il proprio signore. Il risentimento contro la nobiltà, alimentato dai privilegi di nobili e clero, diventò odio.
I Savorgnan e le cernide
In questo malcontento si inserì la rivalità fra le due fazioni della nobiltà friulana: gli Zamberlani, legati ai Savorgnan e fedeli a Venezia, e gli Strumieri, guidati dai Della Torre e vicini all'Impero. I Savorgnan si erano costruiti un seguito fra i contadini: nelle loro giurisdizioni riconoscevano diritti e antichi usi delle terre, nei cattivi raccolti aprivano i magazzini, prestavano denaro e ascoltavano i rappresentanti delle vicinie.
Antonio Savorgnan era tanto vicino a Venezia da essere nominato comandante delle cernide, le milizie dei contadini. Nel 1509 un gruppo di contadini armati guidati da capi delle cernide prese e bruciò il castello di Sterpo dei Colloredo: era il segnale che il potere dei castelli poteva cadere. Due anni dopo, il giovedì grasso, le cernide entrarono a Udine.
Che cosa ottennero
Dopo la rivolta, la gran parte dei contadini tornò nei campi alle condizioni di prima. Venezia però, per evitare nuove sollevazioni, venne incontro in parte alle richieste degli Zamberlani e istituì la Contadinanza, un organo formato da rappresentanti dei contadini, che poteva mettere il veto alle proposte del Parlamento friulano. La sua sede, la casa della Contadinanza, sorge sul piazzale del Castello di Udine.
Le vendette fra le famiglie nobili andarono avanti per decenni: solo nel 1568 il Consiglio dei Dieci riuscì a imporre la pace fra i due clan.
Domande frequenti
Perché i contadini friulani si ribellarono nel 1511?
Per i contratti di maso che i signori volevano rendere revocabili, per i raccolti distrutti da guerre e scorrerie turche, per i debiti e per le continue guerre fra le famiglie nobili.
Che cos'era il maso?
L'unità di terre, casa e diritti che una famiglia di massari coltivava per generazioni pagando un censo annuo al proprietario.
Che cos'era la Contadinanza?
L'organo creato da Venezia dopo la rivolta, con rappresentanti dei contadini che potevano mettere il veto alle proposte del Parlamento friulano.