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Pesariis, il culto degli alberi e del fuoco

A Pesariis, in Val Pesarina, i riti del fuoco e degli alberi: la Vecja che brucia, las cídulas lanciate nel buio, i Màis del Maggio e i fiori di San Giovanni.

Pesariis, frazione di Prato Carnico adagiata a 750 metri nella Val Pesarina, deve la sua fama agli orologi. Il suo patrimonio etnografico conserva però anche tracce evidenti di una religiosità arcaica legata ai cicli stagionali e agli elementi naturali: il fuoco e gli alberi.

Una religiosità legata alle stagioni

Queste tradizioni affondano le radici nel substrato culturale celtico e pre-romano. Sono sopravvissute ai divieti ecclesiastici, come quello emanato nel 452 che bandiva i culti arborei, trasmutandosi in ritualità agrarie protette dalla memoria collettiva della valle.

Nella cultura del paese la natura e la terra che dà frutto hanno sempre contato molto. Chi vuole capire com'era la vita quotidiana regolata dalle stagioni può entrare in Casa Bruseschi, la dimora carnica trasformata in piccolo museo etnografico, dove si vedono il fogolâr, la cucina e le stanze arredate con oggetti d'epoca.

Il falò della Vecja

Il fuoco, nel contesto alpino della Carnia, non assolve solo a una funzione pratica: riveste un ruolo apotropaico e fecondatore. Nel rito del Brusâ la Vecja va al rogo la vecchia, l'immagine dell'inverno e dell'anno che se ne va, perché bruciandola si fa posto alla stagione nuova: è la stessa idea dei falò dell'Epifania accesi in molti paesi del Friuli.

A Pesariis il materiale combustibile veniva accumulato attorno a un palo centrale, simbolo del tempo trascorso e della stagione morente. Il falò veniva circondato da gruppi di giovani impegnati in formule propiziatorie, e le ceneri venivano raccolte dalla donna più anziana del paese, depositaria della sacralità domestica.

Pesariis, il culto degli alberi e del fuoco - Storia in Friuli Venezia Giulia

Las cídulas, le rotelle infuocate

Ancora più tecnico è il rito di Molâ las cídulas: piccoli dischi di legno intagliati con un foro centrale. I dischi vengono arroventati sulle braci fino alla carbonizzazione superficiale, poi infilati su un bastone e, dopo una rotazione che ne aumenta la gittata, scagliati nel buio verso il fondovalle.

A Pesariis, come a Comeglians, i ragazzi li fanno volare dalle alture la notte dell'Epifania, e le scie di fuoco segnano il cielo. Ogni disco parte con un augurio, quasi sempre d'amore: le dediche legano due nomi, spesso una coppia nuova del paese, e alla fortuna dei due si unisce quella dei campi.

I Màis, gli alberi del Maggio

La venerazione delle piante ha lasciato traccia nei Màis, i riti del Maggio, che celebrano la rinascita della natura. A differenza della Maja di pianura, il mài pesarino prevedeva il taglio di giovani conifere o frasche, successivamente decorate dalle donne con nastri policromi e simboli solari.

Questi alberi adornati venivano portati in processione lungo l'asse viario di Pesariis per trasferire, mediante contatto simbolico, il potere germinativo della foresta alle abitazioni e ai campi coltivati. Il rituale mostra l'albero inteso come asse del mondo, l'axis mundi, a cui si affidava la stabilità della valle.

La notte di San Giovanni

C'è poi una notte d'estate, quella fra il 23 e il 24 giugno, dedicata a San Giovanni. Nessuna festa in piazza: qualcuno, ancora adesso, esce a cogliere i fiori coperti di rugiada e ne fa piccoli mazzi, che portano salute e abbondanza.

Domande frequenti

Che cosa sono las cídulas di Pesariis?

Sono piccoli dischi di legno intagliati con un foro centrale: si arroventano sulle braci e, infilati su un bastone, si lanciano nel buio dalle alture, ognuno con una dedica.

Quando si lanciano las cídulas a Pesariis?

A Pesariis le rotelle infuocate volano la notte dell'Epifania, come a Comeglians.

Che cosa si fa a Pesariis nella notte di San Giovanni?

Fra il 23 e il 24 giugno qualcuno esce a raccogliere i fiori coperti di rugiada e ne fa piccoli mazzi, portafortuna di salute e abbondanza.