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Il Pedocìn di Trieste: il Bagno alla Lanterna del 1903, il muro che divide uomini e donne fin dentro il mare e i tre nomi di un soprannome

Il Pedocìn, il Bagno alla Lanterna di Trieste: nato nel 1903, è l'unico stabilimento d'Europa dove un muro separa uomini e donne, fin dentro il mare.

Il Bagno comunale alla Lanterna, che a Trieste tutti chiamano el Pedocìn, è l'unico bagno pubblico d'Europa tagliato in due da un muro: di qua gli uomini, di là donne e bambini. Quella separazione, voluta sotto gli Asburgo per ragioni di decoro, è diventata uno dei simboli della città.

I bagni di Trieste prima della Lanterna

A Trieste il mare è di casa, tanto che andare al mare si dice andare al bagno. All'inizio dell'Ottocento fare il bagno era considerata un'attività da incoraggiare per la salute dei cittadini, e nei primi decenni del secolo sorsero sullo specchio di mare davanti alla città i bagni galleggianti, ancorati a zattere: il 24 maggio 1823, davanti a piazza Giuseppina, aprì il primo stabilimento cittadino, il «Soglio di Nettuno».

A fine Ottocento chi non aveva soldi andava a stendersi sugli scogli del molo Santa Teresa, l'attuale molo Fratelli Bandiera, dove prima della Lanterna c'era già un altro stabilimento, il Bagno Fortuna. In quegli anni il Comune scelse di costruire bagni veri e propri nel cuore della città, così che le famiglie potessero andarci senza fare troppa strada.

Il Bagno alla Lanterna del 1903

Il bagno fu inaugurato ufficialmente nel 1903, quando Trieste apparteneva ancora all'Impero austro-ungarico. Il nome viene dalla lanterna collocata sul molo nel 1832 come faro marittimo, e il molo poggia sui resti di un'antica struttura romana, che univa la terraferma all'isolotto dello Zucco, dove si trovavano le fondamenta del faro.

Il bagno fu costruito in legno, con una staccionata divisoria fra uomini e donne, e le pene contro gli sconfinamenti erano molto severe: la divisione doveva impedire atti «contrari alla decenza». All'inizio del XX secolo lo stabilimento era molto frequentato dai militari, e anche i soldati delle vicine caserme vi facevano il bagno per affogare le pulci.

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Il muro, dallo steccato agli anni Trenta

La divisione diventò stabile negli anni Trenta del Novecento, quando al posto del legno si alzò il muro che spacca ancora in due lo stabilimento e continua dentro l'acqua. Lo si buttò giù una volta sola, nel 1959, ma per rifarlo pochi metri più in là: fino ad allora le due parti erano identiche, da quel momento le donne ebbero più spazio, perché con loro c'erano i bambini e perché erano loro a frequentare di più la spiaggia.

Il muro è bianco, alto tre metri e lungo 74, e prosegue in mare segnando il confine tra i due settori fino alle boe. Lo stabilimento ha due ingressi, e per accedere alla sezione dell'altro sesso serve un permesso speciale. Nel 2009 il bagno fu ristrutturato e riportato alle sue sembianze originarie, con i caratteristici colori bianco e azzurro.

Pidocchio, cozza o chiodo: il nome

Il nome Lanterna viene dal faro vicino; quello popolare ha un'origine più complessa, perché in dialetto «pedocin» può significare pidocchio o cozza. Nel primo caso alluderebbe ai tempi di Francesco Giuseppe I, quando la spiaggia veniva chiusa dalle 2 alle 4 del pomeriggio per permettere ai soldati di andare a «spidocchiarsi»; nel secondo, al tempo in cui nelle acque intorno alla Lanterna si coltivavano le cozze, o alla folla di bagnanti attaccati come cozze agli scogli.

Secondo altri, infine, «pedocin» sarebbe «ciodin» detto male, cioè piccolo chiodo: quelli a cui i bagnanti appendono i vestiti.

Una divisione difesa dai triestini

Negli anni l'abbattimento del muro è stato proposto più volte. Nel 1943 il quotidiano Il Piccolo ne fece una questione economica, e un referendum popolare mantenne la separazione della spiaggia; a metà degli anni Ottanta Il Piccolo propose di nuovo di abbattere il muro, ma la risposta, soprattutto delle donne, è sempre stata negativa.

Per molte triestine il muro non è una barriera che isola, ma uno spazio di riservatezza e di libertà. D'estate, nei giorni di punta, entrano circa 2.500 persone al giorno, e nel 2016 è stato protagonista del documentario «L'ultima spiaggia», diretto da Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan e selezionato al Festival di Cannes.

Domande frequenti

Perché il Pedocìn di Trieste è diviso da un muro?

Il Pedocìn è diviso da un muro perché, quando il Comune di Trieste aprì il Bagno alla Lanterna nel 1903, in età asburgica, una staccionata separava uomini e donne per impedire atti «contrari alla decenza»; negli anni Trenta al suo posto nacque il muro.

Che cosa vuol dire Pedocìn?

In dialetto triestino «pedocin» può significare pidocchio o cozza: il nome ricorderebbe i soldati che venivano a spidocchiarsi o le cozze coltivate nelle acque vicine, oppure sarebbe una storpiatura di «ciodin», piccolo chiodo.

Chi può entrare nel settore delle donne al Pedocìn?

Nel settore delle donne del Pedocìn entrano le donne e i bambini sotto i 12 anni; per accedere alla sezione dell'altro sesso serve un permesso speciale.