Le quattro valli che da Cividale salgono verso la Slovenia, percorse dal Natisone, dall'Alberone, dal Cosizza e dall'Erbezzo, hanno una storia che comincia ben prima dei Longobardi: nelle rocce di un mare antico, nei ripari lungo il fiume, nei villaggi fortificati sulle alture e nelle strade romane.
Un fondale marino diventato montagna
Le Valli del Natisone vengono dal mare. Fra 40 e 50 milioni di anni fa, nell'Eocene, i fondali che coprivano la zona cominciarono lentamente a emergere, e il calcare dei monti attuali è il sedimento di quel mare: è la pietra attraverso cui passa l'acqua che dà al Natisone il suo colore turchese.
Nella cava di Vernasso, nel comune di San Pietro al Natisone, si trovano molti fossili, preziosi per capire come si sono formate le valli. Poi vennero le piene: le argille vicino a Cemur e le ghiaie del fondovalle sono il deposito di un'epoca di alluvioni frequenti, prima che i corsi d'acqua trovassero il letto attuale. Fra Vernasso e Ponte San Quirino il fiume ha consumato il conglomerato del suo alveo fino ad aprire una forra profonda.
I primi abitanti e il riparo di Biarzo
L'uomo arrivò nelle valli circa diecimila anni fa e vi trovò quello che gli serviva: acqua dal Natisone e dai suoi affluenti, selvaggina nei boschi, ripari naturali nelle pareti di calcare. Il luogo più studiato è il riparo di Biarzo, sulla riva del fiume vicino a San Pietro: gli scavi del 1982-1984 vi hanno recuperato frammenti di ceramica, strumenti e armi di pietra e arpioni d'osso, che vanno dal paleolitico superiore al mesolitico e al neolitico. Su alcuni reperti di uno degli strati il carbonio-14 ha dato una data intorno al 3650 a.C., con un margine di 300 anni.
Biarzo è noto soprattutto come spiaggetta sul Natisone, ma resta uno dei siti preistorici più importanti del Friuli orientale. Anche altre caverne della vallata avevano restituito selci lavorate e ossa di animali.
Castellieri e necropoli dell'età dei metalli
Gli storici latini chiamano i più antichi abitanti della zona Veneti, un ramo degli Illirici. Erano genti che lavoravano il bronzo, la ceramica e il ferro, vivevano di campi e di greggi e usavano le valli come via di scambio verso le regioni danubiane. Sulle alture costruirono i castellieri, villaggi chiusi da difese: sulla cima del monte Barda se ne vedono ancora i resti, con attrezzi di pietra dell'eneolitico, falci e uno spillone dell'età del bronzo, e un altro, del Bronzo medio-recente, stava a Ponte San Quirino, dove due corsi d'acqua si incontrano.
Proprio a San Quirino, dove le quattro valli confluiscono, è venuta alla luce una necropoli con tombe a incenerazione e corredi funebri ricchi di ornamenti, usata ancora in epoca romana e longobarda. Asce di tipo arcaico sono state trovate anche ad Azzida, Clodig, Gabrovizza e Podvarcis.

I Celti Carni e l'arrivo di Roma
Intorno al 380 a.C. dalla Gallia scesero i Celti. Un loro gruppo, i Carni, si stabilì nelle valli, quella che si chiama Benečija, e in tutto il territorio fra l'Adriatico e Aquileia; oggetti di quel tempo sono emersi a San Quirino, Azzida, Savogna e Vernassino. A Cividale resta l'Ipogeo celtico, una serie di stanze sotterranee su più livelli scavate nella roccia con l'ascia, con tre mascheroni e piccole nicchie forse destinate agli ossuari. Il lavoro più antico si colloca fra il 200 e il 100 a.C., ma la sua funzione è ancora incerta: c'è chi pensa a un uso funerario e chi a un carcere di età romana o longobarda.
Per tenere a bada i Celti, Roma fondò nel 181 a.C. la colonia di Aquileia, avamposto sul confine orientale. Poco dopo Claudio Marcello distrusse la città dei Carni, e più tardi il console Marco Emilio Scauro li sconfisse di nuovo: da allora rimasero sottomessi a Roma.
Le strade romane e Forum Iulii
Giulio Cesare ricostruì la città distrutta: prima ne fece un mercato, che Paolo Diacono chiama Forum Negotiationis, poi un centro fortificato, Forum Iulii, l'odierna Cividale, messo allo sbocco delle valli per fermare chi ne scendeva. Da quel nome, attraverso Forojuli, è nato quello di tutta la regione: il Friuli.
Due strade legavano Cividale alle valli. La prima partiva da Aquileia, risaliva il Natisone, passava il valico di Stupizza e per Caporetto e il passo del Predil arrivava a Tarvisio; la seconda se ne staccava vicino ad Azzida e costeggiava l'Alberone fino a Bled. Le strade principali attuali seguono ancora quei tracciati. Sulle alture c'erano posti di guardia, lungo le vie punti di rifornimento, e l'allarme correva da un colle all'altro con il fumo di giorno e con il fuoco di notte. Il castelliere del monte Barda tornò utile ai Romani per sorvegliare l'uscita verso la pianura: da lì e dal monte Roba vengono un denario di M. Metello del 174 a.C., monete d'argento di Fabio Labeo del 109 a.C. e molte altre della Repubblica.
Nelle valli arrivarono anche coloni, ma si coltivava soltanto il fondovalle: Barnàs e Petiàh prendono nome dai poderi di Verinius e di Pontilius, e un tempio di Diana, dove c'è la chiesa di San Quirino, era circondato da fitti boschi. Dai dintorni di San Pietro vengono monete, fibule, ceramiche, un sarcofago e alcune tombe, e ad Azzida, all'inizio del Novecento, sono emerse le fondamenta di un piccolo edificio romano.
Dove vedere le tracce
Il riparo di Biarzo, a San Pietro al Natisone, si raggiunge facilmente dalla riva del fiume, e un pannello ne racconta la storia; nella stessa zona c'è la cava di Vernasso con i suoi fossili. A Cividale del Friuli, patrimonio Unesco, oltre all'Ipogeo celtico c'è il Museo Nazionale Archeologico, con reperti che vanno dalla preistoria al Medioevo.
Chi vuole allargare il giro al Friuli romano trova in Carnia Zuglio, l'antica Julium Carnicum, la città romana più settentrionale d'Italia: accanto ai resti del foro, un museo aperto nel 1995 racconta la vita della città e la storia della Carnia.
Domande frequenti
Da quando sono abitate le Valli del Natisone?
Da circa diecimila anni: nel riparo di Biarzo, vicino a San Pietro al Natisone, sono stati trovati strumenti di pietra e d'osso che vanno dal paleolitico superiore al neolitico.
Da dove viene il nome Friuli?
Da Forum Iulii, la città fortificata voluta da Giulio Cesare allo sbocco delle valli, l'odierna Cividale: attraverso Forojuli il nome è passato a tutta la regione.
Che strade romane passavano per le Valli del Natisone?
Una risaliva il Natisone dal valico di Stupizza verso Caporetto, il Predil e Tarvisio; un'altra si staccava vicino ad Azzida e seguiva l'Alberone fino a Bled.