La Messa dello Spadone si celebra ogni anno il giorno dell'Epifania a Cividale del Friuli nel Duomo cittadino, in provincia di Udine; in friulano si chiama Messe dal Spadon. Il diacono, con un elmo piumato, impugna la spada del patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck.
Le origini: un rito del patriarca
Il nome viene dall'arma che entra in chiesa durante la funzione: una spada appartenuta al patriarca Marquardo di Randeck, che il diacono alza più volte tagliando l'aria. Nessun documento dice con certezza quando e perché il rito sia nato. L'ipotesi che raccoglie più consensi gli dà un senso doppio, religioso e politico: il patriarca lo celebrava quando prendeva possesso della sede, e la spada ricordava che quel vescovo era anche un signore armato, padrone di un vasto stato, il Patriarcato d'Aquileia.
La tradizione suggerisce che Marquardo, capo spirituale e temporale del patriarcato aquileiese, abbia preso possesso di Cividale e del suo territorio nel 1366 e abbia introdotto la Messa dello Spadone, una cerimonia mutuata dal mondo germanico. Un'altra tesi lega l'origine del rito a Bertrando di Saint Geniès, patriarca dal 1334 al 1350: durante le guerre contro il conte di Gorizia, verso il 1340, il patriarca avrebbe celebrato la messa con l'armatura sotto i paramenti, e l'uso si sarebbe mantenuto per Natale anche a Udine, a Gorizia e ad Aquileia, fino alla caduta dello Stato patriarcale nel 1420. Cividale invece lo ha conservato, legandolo all'Epifania. Nell'occasione della messa, secondo la tradizione, si riuniva anche il Parlamento della Patria del Friuli.
Marquardo, vescovo-conte bavarese, fu anche colui che nel 1366 promulgò le Constitutiones Patriae Forijulii, rimaste in vigore fino al XVIII secolo.
La processione e i tre colpi di spada
Tutto comincia con il clero che lascia la sacrestia in un ordine fissato: apre un chierichetto con la croce astile d'argento, affiancato da due ceroferari con i candelieri; vengono poi i canonici, un tempo una quarantina, con la cappa magna e le insegne di conti di Tolmino; poi il suddiacono e il diacono, con in testa l'elmo piumato, la spada impugnata con la destra e l'Evangeliario appoggiato al petto e sorretto con la sinistra, e infine il celebrante con il maestro delle cerimonie.
In cima ai gradini del presbiterio il corteo si ferma davanti all'altare, sotto la Pala d'argento dorato del patriarca Pellegrino I; il diacono avanza fino al bordo della scalinata e saluta con tre fendenti nell'aria. Fino all'Epistola si segue il rito romano, poi il suddiacono canta l'Epistola su un'antica melodia di Aquileia. Prima della lettura del Vangelo il diacono si rimette l'elmo, riprende la spada e l'Evangeliario e ripete i tre fendenti in aria; poi canta il Vangelo epifanico secondo le modulazioni del rito patriarchino aquileiense, e al termine torna sulla scalinata per ripetere il saluto e cantare l'annuncio delle festività che culmineranno nella Pasqua. Alla fine, al canto dell'Ite missa est, il diacono saluta i fedeli con tre poderosi colpi di spada.

I canti della messa sono della Cappella Musicale del Duomo, la corale «Antonio Foraboschi», con melodie del tono patriarchino riportate da fonti manoscritte custodite nell'Archivio capitolare. Dal Trecento il rito è andato avanti senza fermarsi, nemmeno durante invasioni e guerre: solo nel 1849, per ragioni politiche, si smise di usare elmo e spada, che tornarono nel 1858.
La spada, l'elmo e l'Evangeliario
La spada, di forma tedesca e lunga 109 centimetri, è quella che i cividalesi chiamano «spadone». Sull'elsa, in ottone argentato lavorato con cura, sono incisi il nome di Marquardo e il giorno in cui divenne patriarca di Aquileia, il 6 luglio 1366: «AN° MCCCLXVI DIE VI IVL - TEMP.RE MARQVARDI PATR.». Finita la messa, la spada torna nel suo fodero di cuoio foderato di seta bianca.
L'elmo, di foggia cinquecentesca, è fatto di cartone coperto di cuoio ornato. In cima porta un drago; sul davanti, fra due riquadri rossi e dentro una foglia d'acanto, è dipinta Santa Maria Assunta, a cui è dedicata la basilica, e le piume sono rosse, bianche, gialle e azzurre.
L'Evangeliario si usa soltanto in questa messa ed è un manoscritto del Quattrocento: lo trascrisse nel 1433, da un modello più vecchio, il sacerdote Valerio d'Alba, allora vicario curato di Santa Maria di Corte. La sua copertura, in lamina d'argento sbalzata con tracce di doratura, mostra la Crocifissione con Maria e Giovanni, ed è più antica del manoscritto: gli storici dell'arte l'assegnano al XIII secolo. Nella sala 2 del Museo cristiano, accanto alla cattedra patriarcale, sono esposti l'Evangelistario dell'Epifania e la spada da stocco, e il museo conserva anche i seicenteschi paramenti per la tradizionale Messa dello Spadone.
La rievocazione dell'ingresso di Marquardo
Dal 1984, finita la funzione, centinaia di persone in costume ripetono l'arrivo solenne di Marquardo a Cividale. Un primo corteo attraversa la città e va incontro a quello del patriarca, che entra a cavallo da Porta San Pietro con i Ministeriali Maggiori.
Giunti in piazza Duomo si procede con il cerimoniale dell'investitura: Marquardo riceve la spada di stocco e diventa patriarca, capo spirituale e temporale del territorio, e riceve gli omaggi dei rappresentanti della società dell'epoca, principi, nobili, agricoltori, castellani e maestri d'armi. Il pomeriggio è di arcieri, duelli di scherma antica, musica medievale e giullari.
Domande frequenti
Quando si celebra la Messa dello Spadone?
La Messa dello Spadone si celebra ogni anno il 6 gennaio, giorno dell'Epifania, nel Duomo di Santa Maria Assunta di Cividale del Friuli.
Perché si chiama Messa dello Spadone?
La Messa dello Spadone deve il nome alla spada appartenuta al patriarca Marquardo di Randeck, lunga 109 centimetri, che il diacono solleva più volte durante il rito.
Dove si vede la spada della Messa dello Spadone?
La spada da stocco del patriarca Marquardo di Randeck e l'Evangelistario dell'Epifania sono esposti nella sala 2 del Museo cristiano di Cividale del Friuli, accanto alla cattedra patriarcale.