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Lapidi romane di Tarvisio: la Val Canale ai tempi di Roma

Le lapidi romane dietro la chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Tarvisio vengono dalla statio di Camporosso: Aquilino, Vitale e il cippo con le baccanti.

Dietro la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in piazza dell'Unità a Tarvisio, c'è un angolo che pochi turisti notano. Addossati alle mura dell'antico cimitero della chiesa fortificata ci sono tre cippi in pietra: sono le lapidi romane di Tarvisio, la traccia più visibile della valle ai tempi di Roma.

Larix e la stazione doganale di Camporosso

Le tre pietre vengono tutte da Camporosso, dalla statio. La romana Larix era una statio del tracciato laterale della via Iulia Augusta che correva lungo l'asse del fiume Fella: partendo da Aquileia, la strada passava per Ospedaletto, vicino a Gemona del Friuli, per Larix, cioè Camporosso, e per Santicum, l'odierna Villach, per arrivare a Virunum, capoluogo del Norico. Superava il torrente Pontebbana e raggiungeva la sella di Camporosso, che divide il bacino del fiume Fella, che scende verso l'Adriatico, da quello del torrente Slizza, che confluisce nella Gail e poi nella Drava verso il Mar Nero.

Lungo la via c'erano le stazioni doganali, le stationes, che segnavano il passaggio dal territorio italico alla grande circoscrizione doganale dell'Illirico, il Publicum Portorium Illyrici, istituita intorno al 10 d.C. A Camporosso con ogni probabilità era situata la Statio Bilachiniensis, la stazione doganale di ingresso nel Norico citata in un'epigrafe rinvenuta nel 1910. Le iscrizioni legate al culto di Mitra, la divinità misterica orientale venerata soprattutto tra doganieri, soldati e funzionari imperiali, testimoniano una comunità strutturata e cosmopolita.

Le tre pietre dietro la chiesa

Sono manufatti funerari, recuperati nel corso dei secoli; le ultime tre emersero durante lavori nella cappella laterale sinistra, nel 1943. La lapide di Aquilinus, quella a sinistra, fu rinvenuta nel 1500 e risale al 220 d.C. L'iscrizione dice: Aquilino, servo del nostro imperatore, di 46 anni; Giulia Stratonice fece il monumento per il marito affettuosissimo.

Quella a destra è la copia di una lastra voluta da Vitalis per sé e per la moglie, databile intorno al 180 d.C.: Vitale, figlio di Ilario, da vivo fece il monumento per sé e per la moglie Sura, figlia di Luppone.

Il cippo di Mutilius Chrestus e le baccanti

Il cippo di Quintus Mutilius Chrestus è il pezzo più elaborato e artisticamente significativo dei tre. Ancora vivente, Mutilius lo fece realizzare per sé, per la giovane moglie Fiorentina Secundina, di 25 anni, per la madre Mutilia Fortunata, di 70, e per la nipote Mutilia Crispina, di 4. La facciata laterale destra presenta una baccante in bassorilievo, nuda e saltellante, con in mano un tirso; quella sinistra un'altra baccante con in mano una nacchera, e le scene di danza sono decorate con una voluta ad arco tipica dell'area norica. Più in alto, sopra la dedica agli dei Mani, una piccola nicchia accoglie un busto scolpito a rilievo.

Lapidi romane di Tarvisio: la Val Canale ai tempi di Roma - Storia in Friuli Venezia Giulia

Il monumento era anticamente murato nella casa Tschurwald, a Tarvisio basso, ma forse proveniva da Camporosso; il cippo è databile al II secolo d.C.

Le altre pietre romane della valle

Testimonianza importante della romanità di Camporosso è anche la stele dedicata ad Avilia Leda, morta a 35 anni, custodita nel cortile della stazione forestale di Camporosso. Nella parte bassa di Tarvisio, vicino all'ex caserma della Guardia di Finanza, si trova l'altare funebre fatto fare da Iulia Aquilina per sua madre, Iulia Calliopena: a sinistra c'è una figura femminile con specchio e brocca, a destra un servo che svolge un volumen.

Al museo di Villach, in Austria, è conservato un sarcofago che racconta la storia di una bambina di nome Capra, morta a 5 anni, 11 mesi e 13 giorni, che si data all'epoca di Settimio Severo. I genitori erano lo schiavo imperiale Ermiano, scrutator, cioè controllore delle merci, della statio Bilachiniensis, e sua moglie Leontia.

La chiesa fortificata dei Santi Pietro e Paolo

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu fondata nel 1399 su una precedente cappella dell'XI secolo, e l'attuale struttura fu completata nel 1445; nel 1960 fu ampliata verso la piazza. È circondata dal muro di difesa dell'antica rocca, con quattro torri e un fossato costruiti al tempo delle invasioni turche, e accanto si erge una torre medievale a pianta ottagonale del XV secolo, sede di esposizioni. Sulla facciata c'è un grande San Cristoforo del XVI secolo, spostato lì nel 1960 dopo l'ampliamento della navata; all'interno, fra gli affreschi, Carlo V a cavallo, del 1532, il Giudizio Universale e le Storie della vita della Madonna, e una vetrata raffigura l'imperatore Enrico II il Santo, che nel 1007 donò le terre della Valcanale al vescovo di Bamberga.

All'esterno, oltre alle tre pietre romane, si visita un lapidario con lapidi dall'epoca romana fino al XVII secolo, tra cui quella del consigliere Joachim Schinigin, del 1574, in marmo rosso.

Domande frequenti

Dove si trovano le lapidi romane di Tarvisio?

Dietro la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, in piazza dell'Unità, addossate alle mura dell'antico cimitero della chiesa fortificata.

Da dove vengono le lapidi romane di Tarvisio?

Vengono tutte da Camporosso, la romana Larix, dove con ogni probabilità sorgeva la Statio Bilachiniensis, la stazione doganale di ingresso nel Norico lungo un tracciato della via Iulia Augusta.

Che cosa raffigura il cippo di Mutilius Chrestus?

Sulle facce laterali due baccanti in bassorilievo, una con il tirso e una con la nacchera, e sopra l'iscrizione un piccolo busto in una nicchia; Mutilius lo fece per sé, per la moglie, la madre e la nipote.