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La Trieste del 1900: i manifesti di Dudovich, i treni della Parenzana e della Transalpina e i pittori amici di Saba

La Trieste del 1900: il porto che cresce, i manifesti di Marcello Dudovich, la Parenzana e la Transalpina, i pittori Parin, Bolaffio e Nathan e l'amico Saba.

All'inizio del Novecento Trieste vive un'epoca di slancio. È il grande porto dell'Impero austro-ungarico, la gente arriva dai paesi intorno, i caffè si riempiono anche di sera, si va al cinema, e intanto una generazione di artisti triestini guarda a Vienna, a Milano e a Parigi.

Una città di porto che si allarga

Per Vienna la città è il ponte fra l'Europa centrale e i Balcani, e sul porto si investe. Crescono aziende nuove, legate a famiglie di imprenditori come i Veneziani, i Parisi e i Cosulich. La popolazione aumenta con chi scende dai villaggi vicini, e più abitanti vogliono dire più soldi che girano: nei caffè, nei teatri, nelle prime sale del cinematografo.

È anche il tempo in cui nasce il tempo libero. Arrivano le prime automobili e la radio, si fa sport, si va in villeggiatura: Grado diventa un luogo di cure e di bagni, Abbazia la spiaggia elegante del bel mondo. Da Vienna arrivano le mode dell'Art Nouveau, che cambiano i vestiti, gli arredi e il gusto per le cose belle anche in questa provincia vivace dell'Impero.

I treni per l'Istria e per l'Europa

A portare persone e merci sono i binari. Il 1º aprile 1902 si aprì il primo tratto della Parenzana, la Trieste-Buie-Parenzo, e prima della fine dell'anno la linea arrivò fino a Parenzo. Era una ferrovia a binario stretto, 760 millimetri, lunga 123 km: la più lunga di quel tipo in tutto l'Impero, costruita per far uscire l'Istria nord-occidentale dall'isolamento. Le curve e i saliscendi erano così tanti che i treni non superavano i 25-30 km/h, e la linea chiuse il 31 agosto 1935.

Nel 1906 entrò in servizio la Jesenice-Trieste, l'ultimo pezzo della Transalpina, il sistema di ferrovie che l'Austria-Ungheria costruì dopo la legge del 1º giugno 1901 per unire il porto all'interno dell'Impero, fino a České Budějovice. Il tratto più impegnativo era la galleria di Piedicolle, sotto le Alpi Giulie, lunga 6.339 metri. Con la nuova linea la stazione di Trieste Sant'Andrea fu rifatta e spostata più a nord: è quella che si chiamerà Trieste Campo Marzio.

Dudovich e i manifesti

Fra i talenti usciti dalla città c'è Marcello Dudovich, nato a Trieste il 21 marzo 1878 e morto a Milano nel 1962, uno dei padri del cartellone pubblicitario italiano insieme a Cappiello, Hohenstein, Mataloni e Metlicovitz. Nel 1906, per le Officine Grafiche Ricordi di Milano, disegnò il manifesto del Liquore Strega; nel 1918 quello del Vermouth Martini. Per la Borsalino vinse, presentato persino fuori concorso, la gara per la pubblicità del cappello Zenit.

Le sue donne eleganti e i suoi colori raccontano la Belle Époque italiana meglio di un romanzo, e a Trieste lo hanno paragonato a Toulouse-Lautrec. Più tardi lavorò per Pirelli, Fiat, Campari, Shell e le Assicurazioni Generali.

I pittori e il sonetto di Saba

In pittura il Liberty arriva a Trieste soprattutto grazie a Gino Parin, nome d'arte di Federico Guglielmo Jehuda Pollack, nato in città nel 1876 e formato a Venezia e a Monaco di Baviera: prima caricaturista, poi ritrattista attento ai volti, medaglia d'oro alla Quadriennale di Torino del 1923. Poi arrivano il Futurismo e la pittura metafisica, e alcuni triestini li seguono: Carlo Sbisà e Arturo Nathan, nato a Trieste nel 1891, che dipinse manichini e spiagge sospese come in un sogno.

Un po' in disparte, timido e inquieto, lavora Vittorio Bolaffio, goriziano del 1883, allievo di Fattori a Firenze, amico di Modigliani, che nel 1912 si imbarca come fuochista sulle navi del Lloyd Triestino per vedere l'Asia. Tornato a Trieste dopo la guerra, ritrae Umberto Saba, e il poeta gli risponde con un sonetto che comincia così: «Questo che è dipinto è il volto mio». Per Parin e per Nathan la storia finì in modo atroce: perseguitati perché ebrei, morirono entrambi nei campi tedeschi nel 1944.

Domande frequenti

Chi era Marcello Dudovich?

Un pittore e illustratore nato a Trieste nel 1878, fra i padri del manifesto pubblicitario italiano: sono suoi i cartelloni del Liquore Strega (1906) e del Vermouth Martini (1918).

Che cos'era la Parenzana?

Una ferrovia a binario stretto da Trieste a Parenzo, lunga 123 km, aperta nel 1902 fino a Buie e poi fino a Parenzo, chiusa il 31 agosto 1935.

Quale sonetto dedicò Umberto Saba a Vittorio Bolaffio?

Il sonetto che comincia «Questo che è dipinto è il volto mio», scritto per ringraziare il pittore del ritratto che gli aveva fatto.