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Bertrando di San Genesio, il patriarca ucciso alla Richinvelda

Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia dal 1334 al 1350: le guerre con Gorizia, la messa in armatura, l'agguato alla Richinvelda e l'aquila.

Bertrando di San Genesio, in friulano Beltràm di Sant Genesius, guidò il patriarcato di Aquileia dal 1334 al 1350. Giurista francese, rimise ordine in uno Stato indebolito, combatté i conti di Gorizia e i feudatari ribelli e morì in un agguato. La Chiesa lo venera come beato e martire.

Un giurista di Tolosa sulla cattedra di Aquileia

Veniva dalla Guascogna. Era un famoso professore di diritto all'università di Tolosa e cappellano del papa quando, il 4 luglio 1334, fu nominato patriarca di Aquileia. Già avanti negli anni, arrivò in Friuli con un programma preciso: riformare le istituzioni, la Chiesa, l'amministrazione e l'esercito. Lo storico Leicht scrisse che la sua elezione si può considerare una delle date più importanti della storia friulana.

Da diplomatico, cercò l'alleanza sia di Venezia sia del duca d'Austria. Da comandante, nel 1335 sconfisse in campo aperto Rizzardo III da Camino, che durante la sede vacante si era preso un castello sul Livenza e che morì per le ferite; proprio per far fronte a quella minaccia, il Parlamento del 4 luglio 1335, presieduto da lui, divise la Patria in quintieri.

La guerra con i conti di Gorizia

Nel 1336 guidò di persona l'esercito, con Bregonia signore di Spilimbergo, a riprendere Venzone, a cui concesse un mercato settimanale, e poi Braulins e Cormons. Quando i goriziani reagirono, nel 1340 saccheggiò Cormons e cinse d'assedio Gorizia: la notte di Natale il patriarca e l'abate di Moggio celebrarono la messa con l'armatura addosso. Da quel gesto, secondo una delle spiegazioni, deriva la Messa dello Spadone. Un plastico nel castello di Gorizia mostra ancora quell'assedio.

L'assedio fu tolto per alcuni tumulti in Friuli, ma il patriarca non si fermò: assediò Belgrado di Varmo e il 7 gennaio 1341 costrinse i conti a una tregua. Nel 1347 riportò il Cadore sotto il patriarcato, riconoscendone gli statuti; per controllare i passi alpini fece costruire la Rocca Bertranda fra Moggio Udinese e Pontebba e diede a Sacile una nuova cinta di mura.

Il vescovo, il duomo e le monete

Accanto alle armi c'era il pastore. Convocò un concilio a Udine nel 1335 e uno ad Aquileia nel 1339, seguiti da quattro sinodi per riformare la vita religiosa, e fondò a Udine, nel 1341, un monastero di Agostiniane. Ottenne dal papa, nel 1339, il permesso di aprire un'università a Cividale, e spostò molti uffici da Cividale a Udine, dove completò il duomo: vi fece iniziare la cappella dell'Annunziata e lo consacrò come Santa Maria Maggiore. Chiamò in città il pittore Vitale da Bologna, e nel 1338 consacrò anche il duomo di Venzone.

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Cambiò pure le monete: al posto dei vecchi denari aquileiesi «scodellati», con i bordi rialzati, fece battere denari piatti, più leggeri e meno costosi da coniare, ma belli e difficili da falsificare, che restarono in uso fino alla fine del patriarcato.

La congiura e l'agguato del 1350

Il 1348 fu un anno terribile: un grande terremoto distrusse Gemona, Venzone, il palazzo patriarcale di Udine e la parte alta della basilica di Aquileia, mentre la Peste Nera si diffondeva in Europa. Proprio allora i nobili contrari al suo potere si allearono a Cividale: il conte di Gorizia Enrico III, che Bertrando fece scomunicare, i signori di Spilimbergo, i Villalta e Federico da Portis. Presero Fagagna, San Daniele e Buia e tolsero l'acqua a Udine.

Nel febbraio 1350 il patriarca era a Padova per la traslazione delle reliquie di sant'Antonio, dove il cardinale Guy de Boulogne tentò invano di mettere pace. Il 6 giugno 1350, mentre tornava da Sacile, ormai novantenne, fu assalito e ucciso al guado di San Giorgio della Richinvelda da Enrico di Spilimbergo. Un cippo vicino alla chiesa di San Nicolò ricorda il punto. Il successore, Nicolò di Lussemburgo, punì duramente i congiurati.

L'arca, l'aquila e il beato

Bertrando aveva fatto scolpire un'arca di marmo per le reliquie di Ermacora e Fortunato; nel 1353 Nicolò di Lussemburgo vi trasferì invece il suo corpo, che prima era sepolto ai piedi dell'altare maggiore. L'arca è nel Museo del Duomo di Udine, dedicato a lui, insieme al suo corredo funebre: la pianeta, la mitra, il pastorale d'avorio e il camice di lino su cui è cucita un'aquila d'oro su fondo blu, l'esemplare più antico e celebre del vessillo patriarcale, diventato la bandiera del Friuli. I suoi resti stanno in una teca, sotto l'altare dedicato a San Giuseppe.

Papa Clemente XIII lo proclamò beato nel 1760. A Udine una piazzetta accanto al duomo porta il suo nome dal 1937, e la sua figura compare nella pala di Giovanni Martini del 1501 e nelle tavolette con la sua vita conservate nel museo.

Domande frequenti

Chi era il patriarca Bertrando?

Un giurista francese, professore a Tolosa, patriarca di Aquileia dal 1334 al 1350, ucciso in un agguato alla Richinvelda e proclamato beato nel 1760.

Dove fu ucciso Bertrando?

Al guado di San Giorgio della Richinvelda, il 6 giugno 1350, mentre tornava da Sacile; un cippo presso la chiesa di San Nicolò ricorda il luogo.

Che cosa lega Bertrando alla bandiera del Friuli?

Sul camice del suo corredo funebre, conservato nel Museo del Duomo di Udine, è cucita l'aquila d'oro su fondo blu, il più antico esemplare del vessillo patriarcale.