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Cave del Predil, il paese-azienda della miniera di Raibl: dalla concessione del 1320 alla chiusura del 1991

Cave del Predil, frazione di Tarvisio: il paese nato con la miniera di Raibl, le case di Nogara, la galleria di Bretto nel 1917, la chiusura del 1991 e i musei.

Cave del Predil è un piccolo paese del comune di Tarvisio, nella Val Rio del Lago, la valle stretta che da Chiusaforte sale ai confini con l'Austria e la Slovenia. Il paese è nato attorno a una delle più importanti miniere europee di piombo e zinco, chiusa nel 1991.

Raibl, il paese nato dalla miniera

Il Parco Internazionale Geominerario di Raibl, con la vecchia miniera, è proprio in paese, a 900 metri di quota, fra il Monte Re, il Cinque Punte e il Lago di Raibl, in mezzo a boschi fitti di faggi e abeti rossi. Oltre il Passo del Predil, a 1.165 metri, si scende in Slovenia; le acque del paese non vanno all'Adriatico ma al Danubio e al Mar Nero, perché scorrono a nord dello spartiacque alpino, e poco lontano c'è il Lago del Predil, a 959 metri.

In sloveno il paese si chiama Rabelj e in friulano Rabil. Il nome tedesco, Raibl, è quello storico, dei secoli di dominazione asburgica; il nome italiano, Cave del Predil, arrivò con il passaggio alla sovranità italiana dopo la Prima Guerra Mondiale, e dice esattamente che cosa fosse il posto: le cave, cioè la miniera, vicino al Passo del Predil. Non un paese che aveva una miniera, ma un paese che la miniera aveva fatto nascere e che la miniera teneva in vita.

Dalla concessione del 1320 alla galleria di Bretto

Per secoli il paese ha vissuto di miniera, e il giacimento sotto il Monte Re era forse già conosciuto in epoca preromana, intorno all'800 a.C.: in alcune gallerie basse, alte circa un metro, sono stati trovati scheletri attribuiti agli antichi Veneti, uomini piccoli che si infilavano nei cunicoli tirandosi dietro il materiale su una slitta legata al piede.

Dal 1007 la zona di Tarvisio apparteneva ai vescovi di Bamberga. Un documento del 1320 è il più antico sull'attività: il duca Federico il Bello d'Asburgo diede la concessione a minatori del tarvisiano. Nel 1456 fu il vescovo di Bamberga a concedere lo scavo a Osvaldo Raibl; nel 1478 il villaggio fu distrutto dai Turchi durante una delle loro incursioni, e verso il 1500 le concessioni erano in mano ai «padroncini», con molti operai alle loro dipendenze. La famiglia Rechbach tenne poi la miniera per secoli. Dal 1759 Raibl appartenne agli Asburgo, e verso la fine del Settecento una parte del giacimento passò sotto la direzione del governo di Vienna. Nell'Ottocento Leopold Schnablegger, industriale di Fusine in Valromana, era proprietario della miniera privata di piombo e zinco a Raibl, e nel 1871 la parte privata la comprarono i conti Henckel von Donnersmarck, industriali della Slesia.

Quando nel 1835 i salari furono tagliati più volte, i minatori scioperarono, servì l'esercito per fermare la rivolta, e alla fine 120 di loro persero il posto. La prima centrale idroelettrica, del 1890, muoveva l'argano del pozzo, e le case di Raibl ebbero la luce elettrica prima di quasi tutte le altre della regione. Nel 1883 in paese abitavano 479 persone, e molti minatori salivano ogni giorno da Bretto, Plezzo e Caporetto, perché a Raibl non trovavano casa. Per far defluire l'acqua dai livelli più bassi, nel 1898 si cominciò a scavare la galleria di Bretto, che parte 240 metri sotto il paese e arriva a Bretto, in Slovenia: 4.844 metri, aperti nel 1905.

L'8 gennaio 1910 una parete sotto il villaggio si spaccò, l'acqua del lago sovrastante entrò nella miniera e alcune gallerie franarono: verso l'una del pomeriggio l'ospedale del paese sprofondò per più di 150 metri. Persero la vita sette persone, fra cui il medico con la moglie e il figlio, e nel 1914 la comunità eresse un monumento in memoria della tragedia. Nel 1917 nella galleria corsero i treni: dall'agosto gli austro-ungarici, per non farsi vedere dagli alpini che dal Monte Nero tenevano d'occhio il Passo del Predil, passarono sotto la montagna, e nelle settimane prima dell'attacco vi transitarono 270.000 soldati su 22.000 treni, con tonnellate di rifornimenti: quel passaggio si rivelò decisivo per l'offensiva di Caporetto.

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L'ingegner Nogara e il piano degli anni Trenta

Nel 1919, con il trattato di Saint-Germain, il tarvisiano passò all'Italia, e la miniera di Raibl divenne proprietà dello Stato, gestita dalla Società Anonima Miniere Cave del Predil, poi Raibl-Società Mineraria del Predil. Si costruì una teleferica per portare il minerale fino alla stazione di Tarvisio. Fra il 1931 e il 1933 la miniera restò chiusa perché non rendeva, poi lo Stato rinnovò la concessione fino al 1963, e con il direttore Bernardino Nogara, che migliorò l'estrazione con nuovi metodi per concentrare il minerale, cominciarono anni buoni.

La trasformazione più radicale del paese avvenne negli anni Trenta del Novecento, quando la miniera era gestita dalla Società Mineraria del Predil sotto la direzione dell'ingegner Nogara: il direttore avviò un piano edilizio che fece di Cave del Predil una comunità autosufficiente. Nacquero così gli alloggi per gli operai e le loro famiglie, la mensa aziendale, la foresteria per i lavoratori temporanei, gli uffici della direzione; le fotografie d'epoca conservate negli uffici mostrano sale conviviali, la «stanza delle donne», gli spazi del dopolavoro aziendale.

Le chiese del paese raccontano questa storia per stratificazioni successive. La vecchia chiesa parrocchiale risale al XVIII secolo, con il campanile in stile carinziano-sloveno; la piccola cappella in stile carinziano fu costruita nel 1939, caduta in abbandono per decenni e poi restaurata; la nuova chiesa fu terminata nel 1971 su progetto degli architetti udinesi Giovanni Morasutti e Alberto Ferrini. I tre ponti sul torrente seguono l'evoluzione della miniera: il primo in legno, costruito in corrispondenza dell'ingresso principale, il secondo in ferro, fatto per i camion, il terzo in calcestruzzo, più a monte, per sottrarre il traffico pesante alle strade del paese.

La miniera attirò lavoratori da tutto il bacino alpino orientale, dalla Carinzia, dalla Slovenia, dalle valli friulane, e ne uscì una comunità che conviveva in italiano, friulano, tedesco e sloveno. La rivista aziendale La lampada del minatore nel numero di dicembre del 1960 pubblicò Stille Nacht in tre lingue, tedesco, italiano e sloveno; cinque anni dopo l'editoriale natalizio del parroco era seguito da una poesia in friulano di Domenico Zanier, da una poesia in italiano di Davide Maria Turoldo e da una leggenda natalizia in sloveno di Tumaz Cuder. Il paese festeggia Sant'Anna, patrona della località, con il tradizionale giro del lago, e ogni anno si ritrova per il tradizionale appuntamento di Santa Barbara, patrona dei minatori.

Durante la Seconda guerra mondiale Nogara assunse come operai molti soldati sbandati per proteggerli, e la miniera subì le rappresaglie dei tedeschi contro i dirigenti sospetti e i sabotaggi dei partigiani slavi; la calma tornò con gli Alleati, nel 1945. Dopo la guerra la galleria di Bretto si trovò sul confine fra Italia e Jugoslavia, e la si chiuse con un cancello messo proprio sulla linea di confine, sotto terra.

La chiusura del 1991 e i musei

Dopo la guerra arrivarono le macchine, e al posto delle lampade a carburo i minatori ebbero la lampada elettrica sull'elmetto. Dal 1953 la miniera entrò in una crisi da cui non uscì più, passando di mano: alla Pertusola nel 1956, all'Azienda Mineraria Metallurgica Italiana nel 1963 e alla Regione nel 1965; nel 1970 ci lavoravano ancora 600 operai. Dal 1977 il settore minerario passò all'ENI, che nel 1979 ne affidò la gestione alla Samim. Dopo 17 giorni di protesta dei minatori, la miniera chiuse il 30 giugno 1991, per decisione congiunta di ENI e Regione FVG che ne dichiararono l'improduttività, e il paese perse la sua ragione economica principale. Gli abitanti, che nel 1968 erano 2.100, sono scesi a circa 400.

Sotto terra si allungavano 120 km di gallerie, su 19 piani, fino a 520 m di profondità. È diventata il Parco internazionale geominerario di Raibl: di lì parte un sentiero minerario di 2 chilometri, in parte a piedi e in parte in trenino elettrico, a una temperatura sempre intorno ai 6 gradi. I Musei Tarvisio comprendono la Miniera di Raibl, il Museo della Tradizione Mineraria e il Museo Storico Militare «Alpi Giulie», tutti a Cave del Predil; gli uffici amministrativi dell'ex direzione sono rimasti quasi intatti, con la camera blindata e le casseforti. Nella vecchia scuola elementare c'è il Museo storico militare delle Alpi Giulie, che racconta le guerre della zona dalle invasioni barbariche alla Seconda guerra mondiale, con le sale «Vittorio Veneto» e «Duca d'Aosta». Risale al 1948 il monumento Ai Minatori di Raibl, con la scultura in bronzo Il minatore di Piero Brolis, all'inizio del percorso verso la miniera.

Domande frequenti

Dove si trova Cave del Predil?

Cave del Predil è una piccola frazione di Tarvisio in mezzo alla Val Rio del Lago, a 900 metri, vicino al Passo del Predil e al Lago del Predil.

Quando ha chiuso la miniera di Cave del Predil?

La miniera di Raibl, a Cave del Predil, chiuse il 30 giugno 1991, per decisione congiunta di ENI e Regione FVG.

Che cosa si visita a Cave del Predil?

A Cave del Predil si visitano la Miniera di Raibl, con il Parco internazionale geominerario, il Museo della Tradizione Mineraria e il Museo Storico Militare «Alpi Giulie».

Che cos'è la galleria di Bretto?

È una galleria di 4.844 metri scavata dal 1898 al 1905 per drenare l'acqua della miniera; nel 1917 gli austro-ungarici la usarono per portare di nascosto verso il fronte di Caporetto 270.000 soldati su 22.000 treni.