In Carnia, in provincia di Udine, la presenza celtica è documentata da due siti soprattutto: la necropoli di Misincinis, frazione di Paularo, con 145 tombe a incinerazione, e il Monte Sorantri sopra Raveo, sede di un luogo di culto celtico di tipo militare, l'unico sinora noto in Italia.
La valle degli scambi
La Valle del Tagliamento era una zona di scambi di merci tra gli insediamenti celtici, la Carinzia e il Veneto, e qui si trovano molti siti archeologici. Dal VI secolo a.C. è confermata sul territorio la presenza di popolazioni celtiche che i Romani chiamavano Galli e che qui sono chiamate con il termine di «Gallo-Celtici». I paesi carnici che hanno consentito i ritrovamenti archeologici più interessanti sono, oltre a Misincinis, Verzegnis, Amaro, Raveo, Lauco e Tolmezzo, e i ricercatori sostengono la somiglianza tra le tombe della Carnia e quelle dell'Alto Isonzo, di Caporetto e di Tolmino.
Poco si sa, però, della presenza dei Celti in Carnia, e un reperto simile ad altri celtici non basta a dare la certezza di un insediamento celtico in un luogo. A Lauco non si sa ancora bene se gli abitanti fossero Celti veri e propri o Carni; ad Amaro sono stati studiati materiali della cultura di La Tène, gli stessi che si trovano sul Monte Sorantri di Raveo.
La necropoli di Misincinis
Con la necropoli preromana di Misincinis, trovata e scavata a fondo, si è potuto vedere per la prima volta come vivevano e come seppellivano i morti i popoli della Carnia prima dei Romani, con ogni probabilità i Carni di cui parlano gli autori latini. Il cimitero, risalente a circa 2.600 anni fa, era collocato su un pendio ben esposto a sud, lungo la via che porta al passo di Lanza e di qui alla valle del Fella e a quella del Gail.
Le tombe, 145 a incinerazione, sono sovrapposte le une alle altre e presentano differenze sensibili sia nel rituale sia nel corredo. Le ceneri dei defunti venivano deposte in urne di cotto, interrate e coperte con una lastra di pietra, e il corredo rivelava lo status del defunto e il clan di appartenenza. Al loro interno erano custoditi oltre 800 oggetti: spilloni, ganci di cintura, pendagli, coltelli in ferro a dorso ricurvo, e poi fibule, pendagli raffiguranti uomini a cavallo e perline di vetro colorato; c'era anche una punta di giavellotto. Il pezzo più noto è una fibula ornata di cerchietti, senza uguali altrove, che gli studiosi hanno chiamato «Paularo».
Nello strato più alto sono venuti fuori oggetti, forse da tombe più tarde andate distrutte, che vanno dal III al I sec. a.C., fino a quando i Romani presero le montagne: appartengono alla cultura di La Tène e fanno pensare a rapporti con i Celti del medio Danubio e della Carinzia.
Il Monte Sorantri di Raveo e il culto delle armi
Raveo sorge in una conca alle pendici del Monte Sorantri, in Val Degano, e il suo territorio fu abitato già in epoca preromana: gli scavi hanno documentato l'esistenza di un villaggio celtico, poi diventato romano. L'altura di 895 metri sovrastante il paese, chiamata Monte Castellano, Monte Sorantri o Ciastellát di Plan, fu nella seconda età del ferro sede di un luogo di culto celtico di tipo militare, l'unico sinora noto in Italia.
Negli anni Settanta ricercatori dilettanti vi raccolsero numerosi frammenti di armi della tarda età del ferro e dell'inizio dell'età romana, per lo più spezzate in epoca antica, con fibule, attrezzi e una lamina bronzea iscritta con caratteri venetici. Le indagini tra il 1998 e il 2004 e nel 2011 hanno dimostrato che la sommità fu sede di un ampio insediamento di età romana delimitato da una cinta muraria; fuori dalla porta occidentale c'era una fossa con probabili offerte di banchetti rituali, colmata intorno alla metà del I secolo d.C., con vasi di ceramica grezza del tipo Auerberg, un frammento di orlo di scudo in bronzo del III secolo a.C. e frammenti di umboni di scudo del tipo Mokronog-Arquà.
In epoca preromana sull'altura si praticava l'esposizione e il sacrificio delle armi, un rituale che trova confronto in tutto il mondo celtico e nei santuari veneto-celtici di Lagole, presso Calalzo di Cadore, e della Gurina, nella Gailtal. Il processo di romanizzazione del territorio controllato da Iulium Carnicum, l'attuale Zuglio, fu lento e graduale.
Dai Celti ai Romani
Intorno al V secolo a.C. le popolazioni celtiche dominavano l'Europa dai Pirenei all'Elba, e genti di diverse tribù gallo-celtiche arrivarono in Carnia e si distribuirono lungo la fascia alpina; nel 387 a.C. i Celti giunsero fino alle porte di Roma. Alla radice celtica «car» si fanno risalire i nomi di Carnia, Carso, Carniola e Carinzia, anche se un toponimo di origine celtica non è di per sé una prova sicura della presenza dei Celti nel luogo.
Secondo la testimonianza di Livio, nel 186 a.C. un gruppo di Galli transalpini scese in prossimità della zona aquileiese, e subito dopo il Senato decise di colonizzare il territorio a scopo di difesa: nacque così l'Aquileia romana, che fu prima colonia e poi municipio.
Domande frequenti
Dove si trova la necropoli di Misincinis?
La necropoli di Misincinis si trova nella frazione di Misincinis, nel comune di Paularo, in Carnia, su un pendio esposto a sud lungo la via per il passo di Lanza.
Che cosa si è trovato sul Monte Sorantri di Raveo?
Sul Monte Sorantri, sopra Raveo, si sono trovate armi spezzate in epoca antica, fibule e una lamina con caratteri venetici: l'altura fu sede di un luogo di culto celtico di tipo militare.
Quando arrivarono i Celti in Carnia?
La presenza di popolazioni celtiche in Carnia è confermata dal VI secolo a.C., e la necropoli di Misincinis risale a circa 2.600 anni fa.