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Grotte di Pradis a Clauzetto: l'Orrido del Cosa, il Tempio dello Speleologo, i Neanderthal del Rio Secco e il Museo della Grotta

Le Grotte di Pradis a Clauzetto: l'Orrido del torrente Cosa, la grotta della Madonna, il Rio Secco dei Neanderthal, il Clusantin e il Museo della Grotta.

Le Grotte di Pradis sono un complesso di cavità carsiche nel comune di Clauzetto, in provincia di Pordenone: si trovano a 500 metri di altitudine nelle Prealpi Carniche e sono il risultato della lenta erosione del torrente Cosa. Già i Neanderthal vi trovavano riparo.

L'Orrido del Cosa e del Molat

L'Orrido è un profondo canyon nel calcare, scavato nei secoli dal Cosa e dal rio Molat: il Molat affluisce nel Cosa con una cascata. L'Orrido, dedicato a don Giacomo Bianchini, è visitabile in tutta la sua profondità grazie a una scalinata lunga 207 gradini che corre lungo le pareti di roccia, realizzata negli anni Sessanta per volere della parrocchia. Scendendo in fondo all'Orrido si vedono le cascate, gli archi naturali, le grotte e le cavità, e le marmitte dei giganti scavate dall'acqua.

Fu don Giacomo Bianchini, parroco di Pradis negli anni Venti, il primo a intuire il valore scientifico e ambientale delle grotte, e alla loro bellezza dedicò perfino alcuni versi. Al centro di una delle grotte si notano due tubi lunghissimi: si chiamano pendoli geodetici, e servono a misurare anche il minimo movimento della crosta terrestre.

Il Tempio dello Speleologo e la grotta della Madonna

La più scenografica è la grotta della Madonna, con la statua della Madonna delle Grotte scolpita da Costantini di Assisi. Rischiarata da una luce verde, contiene fino a mille persone: nel 1968 è diventata il Tempio Nazionale dello Speleologo, e ogni vigilia di Natale vi si dice messa. Sulle sponde del torrente c'è anche un crocefisso in bronzo scolpito dal Maestro Gatto di Treviso.

Altrettanto bella è la grotta Verde, chiamata così per le pareti color smeraldo. Le grotte stanno nella borgata di Gerchia, e il torrente Cosa si scende anche in canyoning, con calate in corda e piccoli tuffi.

La Grotta del Rio Secco e i Neanderthal

Un po' più in là si aprono le grotte di Rio Secco e del Clusantin, preziose per l'archeologia: gli scavi dell'Università di Ferrara vi hanno trovato i segni del passaggio sia dei Neanderthal sia dell'Homo sapiens. Le prime ricerche risalgono agli anni Settanta; il terremoto del 1976 le fermò a lungo, e ripartirono nel 2005 al Clusantin e dal 2010 al Rio Secco; le due cavità sono affidate in concessione dal Ministero all'Università degli Studi di Ferrara.

Grotte di Pradis a Clauzetto: l'Orrido del Cosa, il Tempio dello Speleologo, i Neanderthal del Rio Secco e il Museo della Grotta - Storia in Friuli Venezia Giulia

Nella Grotta del Rio Secco le indagini stratigrafiche certificano stazionamenti riferibili al Paleolitico Medio, con datazioni al radiocarbonio comprese tra 49.000 e 42.000 anni fa. Oltre a restituire raschiatoi di matrice musteriana, il sito conferma la predazione sistematica ai danni dell'orso delle caverne. Il reperto più noto è un artiglio di aquila reale con i segni degli strumenti usati per staccarlo e portarlo come ornamento, prova delle capacità simboliche degli ultimi nuclei neanderthaliani del Nord-Est. Lo stesso deposito ha restituito, nei livelli stratigrafici immediatamente superiori, un orizzonte culturale di matrice gravettiana datato a circa 33.000-31.000 anni fa.

Il Clusantin e la caccia alla marmotta

Dalle grotte dell'altopiano escono tracce di vita che arrivano fino a tredicimila anni fa. Al Clusantin i reperti documentano un accampamento stagionale di cacciatori-raccoglitori di cultura epigravettiana, alla fine del Paleolitico superiore, che sistematicamente ritornavano sull'altopiano durante la bella stagione per cacciare la marmotta alpina.

Tra le migliaia di reperti ossei analizzati, circa 12 mila, sono state individuate ossa di marmotta alpina con le tracce degli impatti di antiche frecce: lo studio dei ricercatori del Muse, il Museo delle scienze, ha mostrato che i sapiens che ricolonizzarono l'altopiano di Pradis dopo l'ultima grande glaciazione cacciavano le marmotte con arco e frecce, per la pelliccia, la carne e il grasso.

Il Museo della Grotta

Nei pressi della grotta si visita il Museo della Grotta, che contiene numerosi reperti paleontologici e archeologici provenienti dalle grotte e dal territorio. Il Museo della Grotta, riallestito nel 2001, ha assorbito le collezioni precedentemente depositate presso le ex scuole elementari di Pradis di Sotto. L'allestimento si articola in un'unica sala espositiva, e il percorso inizia con la ricostruzione in pelo dell'orso delle caverne, i cui resti sono stati rinvenuti nelle cavità delle vicine Grotte di Pradis: l'orso delle caverne ebbe la massima diffusione durante l'ultima glaciazione, 100-110 mila anni fa, e si estinse attorno a 17mila anni fa.

Il museo prosegue con l'esposizione dei reperti archeologici, manufatti litici, frammenti di ceramica e un'armilla in bronzo, e con i resti ossei di cervo, marmotta e tasso, riferibili a una frequentazione da parte dell'uomo già a partire dal 10.000-9.000 a.C. fino almeno al IV-V secolo dopo Cristo. Altri reperti delle Grotte di Pradis sono esposti a Pordenone, nel Museo Archeologico del Friuli occidentale, allestito dal 2006 nell'antico castello di Torre.

Domande frequenti

Dove si trovano le Grotte di Pradis?

Sono nel comune di Clauzetto, in provincia di Pordenone, a 500 metri di quota nelle Prealpi Carniche.

Che cosa si vede alle Grotte di Pradis?

Alle Grotte di Pradis si scende nell'Orrido scavato dal Cosa e dal rio Molat, con le cascate e gli archi naturali, e si visitano la grotta della Madonna, la grotta Verde e il Museo della Grotta.

Chi abitava le Grotte di Pradis?

Le grotte dell'altopiano di Pradis erano frequentate dai Neanderthal fra 49.000 e 42.000 anni fa, e più tardi dai cacciatori sapiens che vi tornavano d'estate per cacciare la marmotta.