Nel territorio di Duino-Aurisina, sul Carso triestino, due grotte raccontano epoche lontanissime fra loro. In una, ai piedi dell'Ermada, i romani adoravano il dio Mitra; nell'altra, presso Aurisina, vissero per millenni gli orsi delle caverne, e ne restano le ossa di decine di animali.
Un tempietto sotto terra, vicino al Timavo
La grotta del dio Mitra si apre in una piccola dolina dalle pareti ripide, poco a monte della superstrada, all'altezza del cimitero di Duino e di San Giovanni al Timavo. È una cavità piccola, circa 21 metri di sviluppo, abitata già dal Neolitico e trasformata in età romana, fra il II e il V secolo d.C., in luogo di culto di Mitra, un dio di origine iranica molto amato dai soldati romani.
Non è un caso che sia vicina alle risorgive del Timavo: lì i romani veneravano il fiume stesso come divinità, insieme a Diomede e Saturno, e nel culto di Mitra l'acqua aveva un valore di purificazione. I mitrei erano diffusi in tutto l'impero, ma quasi sempre costruiti in muratura: quello di Duino è uno dei pochi ricavati in una grotta naturale.
L'ara, le panche e il toro
Al centro della grotta ci sono due panche di pietra parallele, dove sedevano i fedeli, e fra loro un blocco di calcare squadrato di circa mezzo metro per lato, probabilmente l'altare. In origine una piccola costruzione con il tetto di coppi copriva altare e panche.
Sulla parete di fondo, sostenuto da colonnine, c'è il calco di una stele con Mitra che uccide il toro, affiancato da Cautes e Cautopates, dal Sole e dalla Luna. La dedica dice che Aulo Tullio Paumniano la offrì al dio invitto per la salute sua e dei suoi fratelli. Una seconda stele mostra la cattura del toro, e c'erano anche cinque piccole are, una con un'iscrizione. Gli originali sono conservati altrove, e sul posto restano le copie.

Scoperta e scavi
Gli speleologi della Commissione Grotte trovarono la cavità nel 1963, quasi piena di pietre e detriti. Appena comparvero i primi pezzi romani il lavoro fu fermato e passò agli archeologi: vennero fuori lucerne, vasetti, frammenti di rilievi e centinaia di monete, la più antica dell'epoca di Antonino Pio. Il materiale fu portato al museo di Aquileia.
Con il cristianesimo e il divieto dei culti pagani il tempietto fu abbandonato e forse distrutto, e i detriti lo coprirono per quindici secoli. Sotto il pavimento romano gli scavi successivi hanno trovato livelli molto più antichi, dall'età del ferro dei castellieri fino al Neolitico. Durante i lavori la volta sopra l'ingresso, pericolante, fu fatta crollare, e la grotta diventò più luminosa; l'ingresso è chiuso da un recinto.
La caverna Pocala e gli orsi delle caverne
La caverna Pocala, in sloveno Pečina Pod kalom, chiamata anche Caverna degli Orsi, si trova in fondo a una dolina nel bosco vicino ad Aurisina, a pochi metri dal cavalcavia della ferrovia. L'ingresso è basso e chiuso da un muro: un tempo la grotta servì perfino per coltivare funghi. È ritenuta una delle stazioni preistoriche più importanti d'Italia.
I primi scavi sistematici li fece nel 1893 Karl Moser, insegnante a Trieste, con il suo allievo Perko; più tardi le ricerche passarono a Carlo Marchesetti, direttore del Museo civico di storia naturale. Dalla grotta sono uscite ossa di orso delle caverne in quantità tale da ricomporre decine di scheletri interi, esposti in vari musei. Le datazioni dicono che gli orsi la abitavano già oltre 45.000 anni fa, e il femore di un orso giovane è stato datato fra 38.400 e 36.500 anni fa. Nel Civico museo di storia ed arte di Trieste i materiali della Pocala illustrano il Paleolitico medio.
Il cranio con la selce
Durante le ricerche con Marchesetti, Perko trovò un cranio di orso con una punta di selce piantata nell'osso. Per Marchesetti era la prova che i cacciatori del Paleolitico avevano convissuto con gli orsi. Qualche anno dopo il paleontologo Raffaello Battaglia notò che la selce restava attaccata alla ferita per un puro caso di equilibrio: non era una punta di lancia, ma una scheggia ritoccata a raschiatoio, e le sue campagne del 1926-1929 smentirono la tesi.
Domande frequenti
Che cosa si vede nella grotta del dio Mitra di Duino?
Le due panche dei fedeli, il blocco di pietra dell'altare e le copie della stele di Mitra che uccide il toro, con la dedica di Aulo Tullio Paumniano.
Perché il mitreo di Duino è particolare?
Perché è ricavato in una grotta naturale, mentre quasi tutti i mitrei dell'impero erano costruiti in muratura.
Che cosa è stato trovato nella caverna Pocala?
Moltissime ossa di orso delle caverne, con cui sono stati ricomposti decine di scheletri, e materiali del Paleolitico medio.