Per quattro secoli Gorizia e la sua contea restarono nell'orbita degli Asburgo, con una sola breve parentesi: quella napoleonica. Finita l'occupazione francese, la città visse un Ottocento di banche, statuti e opifici, e diventò per i sudditi dell'Impero la «Nizza austriaca».
Le occupazioni francesi
In età napoleonica Gorizia fu occupata più volte dall'esercito francese, tornando però sempre all'Austria: nel 1797 dietro il pagamento di un forte riscatto, 150.000 fiorini, e nel 1805 dopo una pace di compromesso fra Napoleone e gli Asburgo. Le occupazioni e l'aumento delle tasse scontentarono un po' tutti.
Le Province Illiriche, 1809-1813
Nel luglio 1809 Napoleone sconfisse di nuovo gli austriaci, e in ottobre la pace di Schönbrunn gli diede un nuovo Stato satellite, nato soprattutto per scopi militari: le Province Illiriche. Vi entrarono la contea goriziana a oriente dell'Isonzo, i territori di Trieste e la Carniola. Durante l'occupazione francese tornò l'istruzione in italiano, e gli Stati provinciali furono sciolti.
La parentesi finì nel 1813: dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia le Province passarono all'Austria, e il Congresso di Vienna lo confermò nel 1815. La popolazione accolse con sollievo il ritorno degli Asburgo; la contea fu ricomposta con alcune aggiunte, fra cui Aquileia, Duino, Sesana e Monfalcone, e nel 1816 lo stesso imperatore Francesco I arrivò a Gorizia.
Una corte in esilio
Per un caso la storia di Gorizia incrociò di nuovo quella di Francia. Carlo X di Borbone, fuggito da Parigi dopo la rivoluzione del 1830, arrivò in città mentre infuriava il colera e vi morì pochi giorni dopo, ospite dei Coronini. La sua corte, con il duca di Angoulême e la duchessa Maria Teresa, figlia di Luigi XVI e di Maria Antonietta, restò a Gorizia; i Borbone furono sepolti nella cripta del convento di Castagnevizza.
Banche, statuto e cotonifici
Per combattere l'usura nacquero il Monte di Pietà e la Cassa di Risparmio, avviati con i 46.000 fiorini del conte Giuseppe Thurn Valsassina. Nel 1850 la città ebbe il suo statuto, con un podestà eletto ma confermato dall'imperatore e un consiglio di 24 membri scelti per censo, e fu inaugurata la Camera di Commercio. Nello stesso anno Carlo Favetti, futuro sindaco, fondò Il giornale di Gorizia, chiuso nel 1851 dalla censura.
Dalla metà del secolo la famiglia Ritter, di origine tedesca, con il padre Cristoforo e i figli Ettore e Guglielmo, aprì sulla riva sinistra dell'Isonzo filature e tessiture di cotone, e costruì il villaggio operaio, chiese evangeliche e la villa di famiglia. Nel 1857 arrivarono in visita Francesco Giuseppe e Sissi.
La «Nizza austriaca»
Per i giardini, il clima mite e i ritmi tranquilli, Gorizia divenne una meta di vacanza per la nobiltà mitteleuropea e un luogo di riposo per gli alti funzionari imperiali. Il soprannome lo rese celebre il conte Carl von Czoernig, statistico dell'Impero, che nel 1866 si ritirò in città e fra il 1867 e il 1873 le dedicò il libro «Gorizia, la Nizza austriaca». Arrivarono ville, alberghi e nuovi abitanti.
Domande frequenti
Quando Gorizia fu francese?
Dal 1809 al 1813, quando fece parte delle Province Illiriche di Napoleone; prima di allora era stata occupata più volte dai francesi, ma era sempre tornata all'Austria.
Perché Gorizia era chiamata la Nizza austriaca?
Per il clima mite, i giardini e la vita tranquilla, che ne fecero una meta di vacanza e di riposo per la nobiltà e i funzionari dell'Impero; il nome lo rese celebre il libro del conte Carl von Czoernig.
Chi erano i Ritter di Gorizia?
Una famiglia di industriali di origine tedesca che dalla metà dell'Ottocento aprì filature e tessiture di cotone sulla riva sinistra dell'Isonzo, con un villaggio operaio e una villa.