Giuseppe Caprin nacque a Trieste il 16 maggio 1843, figlio di un operaio, e vi morì il 15 ottobre 1904. In mezzo ci sono un'avventura garibaldina, una lunga carriera di giornalista, una tipografia tra le migliori della città e una serie di libri che raccontarono ai triestini la loro storia.
Dal magazzino al giornalismo
Caprin studiò all'Accademia di Commercio e finiti gli studi trovò lavoro in un magazzino. Verso il 1859 cominciò a scrivere per i giornali, e il talento si vide subito. Giovanissimo fondò due giornali: Il Pulcinella nel 1864, che durò un anno, e l'anno dopo un secondo foglio, che arrivò al 1866.
Quell'anno lasciò Trieste per unirsi ai volontari di Garibaldi. Nella battaglia di Bezzecca fu ferito gravemente, e nel 1867 tornò a casa, entrando nella redazione de Il Cittadino.
Il giornale, la tipografia e i libri
Il 12 ottobre 1867 Caprin fondò il periodico Libertà e lavoro, che uscì fino al 1884, e diventò prima socio e poi unico proprietario di una tipografia: nacque così lo Stabilimento Artistico Tipografico Giuseppe Caprin, a cui si lega la stagione migliore della stampa triestina dell'Ottocento. Fu anche direttore del quotidiano liberal-nazionale L'Indipendente e animò la Società di Minerva, il Circolo Artistico Triestino, la Società Alpina delle Giulie e la Società Operaia.
Dalla sua tipografia uscirono i suoi libri, pensati per piacere al pubblico e insieme agli studiosi: I nostri nonni (1888), Marine istriane (1889), Lagune di Grado (1890), Tempi andati (1891), Pianure friulane (1892), Alpi Giulie (1895) e Il Trecento a Trieste (1897). Il premio municipale di storia patria fondato da Domenico Rossetti gli fu assegnato due volte, nel 1892 per Tempi andati e nel 1902 per Il Trecento. Nella sua casa furono ospiti Pietro Cossa e Giuseppe Giacosa, e nel luglio 1878 accompagnò Giosuè Carducci a Miramar e a San Giusto.
Il Trecento a Trieste
Nel libro più noto Caprin ricostruisce una città piccola, stretta dentro le mura e tenuta sotto stretta sorveglianza: di notte le ronde avevano l'ordine di controllare i forestieri, impedire il gioco d'azzardo e tenere a freno la prostituzione. Fuori dalle mura si coltivava anche per la farmacia, e seguendo i capitolari di età carolingia i conventi si riservavano i fiori di melograno e il succo di liquirizia, usati soprattutto per curare i bambini.

La vita sociale girava intorno alle confraternite. La più antica era quella del Santissimo Sacramento, nata verso il 1260 e legata ai Battuti, che nelle processioni si flagellavano a torso nudo e con il volto coperto. Accanto c'erano le corporazioni dei pescatori e le compagnie dei nobili, e alcune avevano un compito militare: i loro iscritti tenevano la balestra e dovevano correre a difendere la città.
La Dedizione del 1382
Secondo Caprin la Trieste del Trecento era divisa fra i mercanti, che volevano un comune sul modello di Venezia, e i patrizi, che sognavano una signoria come quella dei Carraresi a Padova o degli Scaligeri a Verona. Il porto crescente faceva gola al patriarca di Aquileia e soprattutto a Venezia, che nel 1368 attaccò la città e le impose patti pesanti.
Durante la guerra di Chioggia, fra il 1378 e il 1381, quando la flotta genovese mise in difficoltà Venezia, Trieste cercò di liberarsi. Fallita l'intesa con Udine, e interrotte le trattative con Aquileia per la morte del patriarca Marquardo di Randeck nel 1381, i triestini si rivolsero ai duchi d'Austria: nel 1382 firmarono la Dedizione, che legò la città alla dinastia asburgica fino al 1918.
La casa di San Giacomo
Caprin abitava in una palazzina in stile rinascimentale costruita verso il 1878 sull'erta di San Giacomo, con la tipografia accanto. Sei giorni dopo la sua morte, il 21 ottobre 1904, il Comune diede il suo nome a quella strada, e l'anno dopo il suo busto, opera di G. Mayer, fu messo nel giardino pubblico. La moglie, la poetessa Caterina Croatto, fece pubblicare l'opera postuma Istria nobilissima (1905-1907).
La casa ebbe poi una storia agitata. Messa all'asta dagli eredi nel 1935, fu affittata al gruppo rionale fascista, nel 1945 passò ai partigiani, poi ospitò la Polizia Civile della Venezia Giulia e fino al 1965 un commissariato. Restaurata nel 1969, fra il 1984 e il 1987 fu sede staccata della Scuola per interpreti e traduttori dell'Università di Trieste; gli arredi della sala veneta finirono negli anni Trenta nel museo del Castello di San Giusto.
Domande frequenti
Chi era Giuseppe Caprin?
Un giornalista, editore e storico triestino (1843-1904), garibaldino ferito a Bezzecca, fondatore di Libertà e lavoro e di uno stabilimento tipografico.
Che cosa racconta Il Trecento a Trieste?
La Trieste del Trecento dentro le mura: le ronde notturne, le confraternite, le lotte con Venezia e la Dedizione all'Austria del 1382.
Perché a Trieste c'è una via Caprin?
Nel 1904, pochi giorni dopo la sua morte, il Comune intitolò a Caprin l'erta di San Giacomo, dove sorgeva la sua casa.