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La Giostra dei Castelli di Pordenone: la scorreria ottomana del 1499 rivissuta in due giorni nel borgo medievale

La Giostra dei Castelli a Torre di Pordenone ricorda la scorreria turca del 1499: l'assalto di Franco del Borgo, i cortei, gli arcieri e la festa medievale.

A settembre il quartiere di Torre, a Pordenone, torna alla fine del Quattrocento. La Giostra dei Castelli, che si svolge nel parco sotto il castello, ricorda la scorreria ottomana del 1499, una delle più terribili subite dal Friuli, e il gesto di pochi uomini che osarono sfidarla.

La scorreria ottomana del 1499

Nel 1499 Venezia era in guerra con l'Impero ottomano, e il Friuli faceva parte dei suoi domini. A guidare l'esercito fu Skender Pascià, sanjak-bey di Bosnia, che aveva già colpito il Friuli nel 1477. Alla fine di settembre migliaia di cavalieri e fanti turchi attraversarono l'Isonzo vicino a Gorizia, dove l'acqua era bassa, e si sparsero nei villaggi della Bassa; il primo ottobre una parte di loro passò il Tagliamento e arrivò fino al Livenza, e poi al Piave.

Le difese veneziane erano deboli: poche truppe, cernide mal armate e stradiotti che pensavano più a tornare in patria. Anche Pordenone fu toccata: la sua guarnigione tedesca provò a uscire con 800 fanti, fu sconfitta e dovette pagare 1.000 ducati per riavere i prigionieri. Alla fine i villaggi saccheggiati e incendiati fra l'Isonzo e il Piave furono 132, e sulle rive del Tagliamento, durante la ritirata, i turchi uccisero centinaia di anziani catturati.

Il racconto di Franco del Borgo

La Giostra mette in scena un episodio di quei giorni. Mentre nobili, mercenari e cernide restavano chiusi nei castelli, i turchi accampati nella Comina si sentivano così al sicuro da non mettere neppure le sentinelle. Solo un gruppo guidato da Franco del Borgo, capo dei balestrieri di Spilimbergo, decise di reagire: nella notte del 30 settembre piombò a cavallo sul campo addormentato, colpì e fuggì nella brughiera senza perdite. I turchi, convinti di avere addosso l'avanguardia di un grande esercito veneziano, smontarono il campo e si ritirarono.

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È questo gesto di pochi uomini che la rievocazione celebra ogni anno.

Due giorni nel borgo medievale

Per la Giostra il parco sotto il castello di Torre si riempie di accampamenti, botteghe e mercato medievale, con artigiani che mostrano come si lavorava un tempo. Ci sono falconieri con i rapaci, arcieri e armigeri, giullari, mangiafuoco, trampolieri, danzatrici, sbandieratori e compagnie storiche arrivate da molte regioni italiane, oltre a giochi e spettacoli pensati per i bambini.

Il momento più solenne è il corteo del Conte di Ragogna, che scende dal castello con la sua corte seguito da nobili, cavalieri, artigiani e popolani. Un tempo la festa era soprattutto una giostra a cavallo: i cavalieri dovevano superare una serie di ostacoli per arrivare al centro del campo e colpire la sagoma del turco. Da qualche anno si tiene anche un palio di tiro con l'arco fra i quattro quartieri storici della città: Torre, Vallenoncello, Villanova e Rorai Grande.

La chalda e il castello

Nella locanda della Giostra si mangiano piatti semplici ispirati al medioevo, e su tutti la chalda: una specie di piadina cotta nel forno a legna e farcita con formaggio, porchetta o marmellata, preparata secondo una ricetta del Cinquecento. Gli organizzatori dicono che in Friuli la si fa con questo impasto soltanto qui.

La festa è organizzata dall'associazione Il Castello - Torre insieme al Comune di Pordenone. Durante la manifestazione il castello di Torre, sede del Museo archeologico, è aperto ai visitatori, con visite guidate dedicate al medioevo.

Domande frequenti

Che cosa ricorda la Giostra dei Castelli?

La scorreria ottomana del 1499 in Friuli e l'assalto notturno dei balestrieri di Franco del Borgo al campo turco nella Comina.

Dove si svolge la Giostra dei Castelli?

Nel quartiere di Torre, a Pordenone, nel parco ai piedi del castello che ospita il Museo archeologico.

Che cos'è la chalda?

Una sorta di piadina cotta nel forno a legna e farcita con formaggio, porchetta o marmellata, preparata nella locanda della Giostra secondo una ricetta del Cinquecento.