Gemona sta su un conoide alluvionale ai piedi delle Prealpi Giulie, sotto il monte Chiampon e il monte Glemine. Per secoli la pianura davanti era occupata dalle paludi del Tagliamento, e chi saliva dall'Adriatico verso i valichi alpini doveva passare proprio dove sorge il centro storico.
Un nome che viene dall'altura
Per molto tempo si è creduto che Gemona venisse da un latino Claudia Emona, un'ipotesi ripresa anche da Graziadio Ascoli e ricordata dal Pirona nel suo Vocabolario Friulano. Gli studi di Giovanni Battista Pellegrini hanno invece mostrato che la forma antica è Glemona, già usata da Paolo Diacono nell'VIII secolo. Verrebbe dal celtico glem, altura, e indicava prima il monte Glemine alle spalle della rocca, poi il paese; il suffisso -ōna sarebbe illirico.
Dal basso medioevo si alterna la forma Glemone, che è il nome friulano. L'italiano Gemona viene invece dal veneto, compare per la prima volta nel 1401 e dopo la conquista veneziana del 1420 diventa la forma dei documenti ufficiali. L'aggiunta «del Friuli» arrivò con un regio decreto nel 1935. Anche gli sloveni della Val Resia e della Val Torre hanno un loro nome, Gumin, mentre i documenti austriaci scrivevano Clemun, già nel 1190, e poi Klemaun.
Celti e Romani sulla strada delle Alpi
La strada che attraversava Gemona esisteva già nella preistoria, e portava verso la Germania passando accanto alle terre di lingua slava. Intorno al 500 a.C. un gruppo di Celti si stabilì dove sorge il borgo di Godo, seguito nel III secolo a.C. da gruppi di Gallo-Carnici. Nel I secolo a.C. arrivarono i Romani: a Godo, l'antica Ad Silanos, la fontana Silans ricorda ancora il passaggio della via Iulia Augusta, confermato da molti reperti trovati nella zona.
Nel 166 d.C., per ripararsi dalle incursioni dei Quadi e dei Marcomanni, gli abitanti di Godo salirono fra il monte Glemine e il colle del castello, dove i Romani avevano già un castrum.
Il castello dei Longobardi
Dopo i Visigoti di Alarico nel 401, gli Unni di Attila nel 452, gli Ostrogoti di Teodorico e il dominio bizantino, nel 568 arrivarono i Longobardi. Paolo Diacono, nella Historia Langobardorum, nomina Glemona fra i castelli del Friuli insieme a Cormons, Nimis, Osoppo, Artegna, Ragogna e Invillino, e racconta che nel 611 era considerata imprendibile.
Sotto i Longobardi il castello fu rafforzato e diventò un'arimannia, un presidio stabile di uomini armati a guardia di un passaggio strategico. La crescita continuò con i Carolingi e con gli Ottoni, che unirono il Friuli al Ducato di Carinzia, finché nel 1077 la Contea del Friuli fu donata al patriarca Sigeardo e cominciò lo Stato patriarcale.
Il comune dei mercanti
Nella seconda metà del XII secolo Gemona era un libero comune, con i suoi statuti, un consiglio eletto e un capitano che rappresentava il patriarca di Aquileia. Nel XIII e XIV secolo diventò uno dei grandi centri di traffico della regione grazie al Niederlech, lo «scarico»: i mercanti in transito verso Venezia o da Venezia dovevano fermarsi, scaricare le merci, pagare il dazio, cambiare i carri e passare la notte in città.
Il Trecento fu il secolo d'oro. Venne completato il duomo sotto il monte Glemine, e fra il 1341 e il 1369 Nicolò e Domenico, figli di Giovanni Griglio, alzarono il campanile. Nel 1354 la comunità ospitò nel castello l'imperatore Carlo IV, in viaggio verso Roma per l'incoronazione, e nel 1364 Rodolfo IV duca d'Austria. Nel Parlamento della Patria del Friuli la Magnifica Comunità di Gemona sedeva al terzo posto.
Venezia e il lungo declino
Con la conquista veneziana del 1420 cominciò la decadenza: i grandi traffici presero altre strade e Tolmezzo diventò una concorrente. Il Quattrocento portò alluvioni, pestilenze, un incendio della città e le incursioni dei Turchi fra il 1472 e il 1499; nel Cinquecento arrivarono il terremoto del 1511 e la peste. Le famiglie ricche ricostruirono, e al posto delle case medievali sorsero palazzi rinascimentali e poi barocchi, come palazzo Elti.
Dopo il 1797 venne l'età napoleonica, poi l'annessione al Lombardo-Veneto e nel 1866 al Regno d'Italia. Il declino durò fino alla seconda metà del XX secolo.
Il terremoto del 1976
Alle 21 del 6 maggio 1976 una scossa di magnitudo 6,5, con epicentro nei pressi di Gemona, devastò la media valle del Tagliamento; a settembre altre due serie di scosse colpirono di nuovo. Il campanile trecentesco crollò quasi del tutto e fu ricostruito sul posto; il duomo di Santa Maria Assunta, rimasto con i pilastri fuori asse, fu chiuso in una struttura antisismica. La ricostruzione di Gemona è diventata un modello studiato in tutto il mondo.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Gemona?
Dalla forma antica Glemona, già in Paolo Diacono, forse dal celtico glem, altura; l'aggiunta «del Friuli» risale al 1935.
Che cos'era il Niederlech di Gemona?
L'obbligo per i mercanti in transito di scaricare le merci a Gemona, pagare il dazio e passarvi la notte: nel XIII e XIV secolo fece la ricchezza della città.
Quando fu costruito il campanile del duomo di Gemona?
Fra il 1341 e il 1369; crollato quasi del tutto nel terremoto del 1976, fu ricostruito sul posto.