Il Friuli Venezia Giulia, spesso abbreviato in FVG, è la regione a statuto speciale dell'Italia di nord-est, con capoluogo Trieste. Unisce due terre dalla storia diversa, il Friuli e la Venezia Giulia, e porta un nome doppio che rimanda in entrambi i casi a Roma.
Due regioni storiche in una
Da una parte c'è il Friuli, con parte della pianura veneto-friulana a est del Livenza e parte delle Alpi Carniche e Giulie; dall'altra la Venezia Giulia, all'estremo nord-est, entrata nei confini italiani dopo la Prima guerra mondiale. Trieste, città dove si incontrano Mediterraneo, Mitteleuropa e mondo slavo, fu il porto principale dell'Impero asburgico e resta uno scalo importante per i commerci.
La regione confina a nord con l'Austria e a est con la Slovenia, e in poco spazio mette insieme montagne e spiagge, colline e città d'arte. La cima più alta è il Monte Coglians, 2.780 metri, in Carnia. Il nome ufficiale si scrive in quattro lingue: in friulano Friûl-Vignesie Julie, in sloveno Furlanija-Julijska krajina, in tedesco Friaul-Julisch Venetien.
Perché Friuli e perché Venezia Giulia
Friuli deriva dal latino Forum Iulii, il nome antico di Cividale del Friuli. Era un accampamento romano che Giulio Cesare fece diventare un forum, un luogo di mercato; con il tempo la città crebbe d'importanza, e il suo nome finì per indicare tutta la regione.
Venezia Giulia, invece, è un nome recente. Lo propose il glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907), al posto di «Litorale Austriaco» che si usava allora, per sottolineare il carattere italiano di quelle terre. Ascoli si rifaceva alla Regio X di Augusto e la divideva in tre Venezie: la Giulia, con il Friuli orientale, Trieste, l'Istria e parte della Carniola; la Tridentina, con Trentino e Alto Adige; la Propria o Euganea, con il Veneto e il Friuli centro-occidentale. Solo una parte della sua Venezia Giulia è in Italia, e il nome è diventato ufficiale soltanto dopo la Seconda guerra mondiale.
Dai castellieri al patriarcato di Aquileia
La prima cultura stabile della zona fu quella dei castellieri, i villaggi fortificati sulle alture, che scomparve con l'arrivo di Roma. Il territorio entrò nello stato romano nei decenni dopo la fondazione di Aquileia, nel 181 a.C.: all'inizio dell'età imperiale era già la quarta città d'Italia per abitanti, e con Augusto divenne il capoluogo della regio X Venetia et Histria.
Nel 452 gli Unni di Attila distrussero Aquileia, e la regione perse il suo centro. La città rimase però il riferimento ideale per il patriarcato, nato nel VI secolo e diventato una delle sedi cristiane più prestigiose del tempo. Seguirono Odoacre e Teodorico, il breve ritorno dei Bizantini e poi i Longobardi, che fecero di Cividale del Friuli la capitale di un loro ducato e presero tutto il territorio tranne la parte a sud dell'Isonzo. Con Carlo Magno arrivarono i Franchi, e la zona entrò nel Regnum Italiae.

Nel 1077 l'imperatore Enrico IV diede al patriarca Sigeardo la contea del Friuli: nasceva lo stato dei patriarchi di Aquileia, che durò fino al Quattrocento e in certi periodi arrivò a comprendere anche Trieste, l'Istria, la Carinzia, la Stiria e il Cadore.
Fra Venezia e gli Asburgo
Fra la fine del Medioevo e l'età moderna il territorio si divise in due blocchi, uno asburgico e uno, più piccolo, veneziano. La spaccatura durò fino al 1797, quando con il trattato di Campoformido anche le terre venete passarono all'Austria; dopo la parentesi napoleonica, la Restaurazione del 1814-1815 riportò sotto Vienna tutto quello che sarebbe diventato il Friuli Venezia Giulia.
Nella Venezia Giulia la popolazione era mista: gli italiani prevalevano nelle città più grandi, gli slavi nei villaggi e nelle campagne. I tedeschi, impiegati nell'amministrazione e nell'esercito, aumentarono al tempo di Maria Teresa e di Giuseppe II, ma non diventarono mai un gruppo numeroso.
I confini del Novecento
L'Italia arrivò in due tempi. Il Friuli centrale e occidentale, le attuali province di Udine e Pordenone, fu annesso con il Veneto nel 1866, dopo la terza guerra d'indipendenza; per la Venezia Giulia bisognò aspettare la Prima guerra mondiale. Durante il fascismo sloveni e tedeschi subirono un'italianizzazione forzata: le loro lingue vietate, i cognomi e i nomi cambiati, militari e impiegati pubblici non italiani licenziati o trasferiti.
Nella Seconda guerra mondiale, dopo l'invasione della Jugoslavia nell'aprile 1941, la provincia di Fiume fu allargata, e nel 1943 la regione fu occupata dai tedeschi. Finito il conflitto, la Jugoslavia rivendicò come terre slave le province di Zara, Pola, Fiume, Gorizia e Trieste e parte di quella di Udine. Il trattato di Parigi del 1947 fissò i confini; con il Memorandum di Londra del 1954 la Zona A, con Trieste, tornò all'amministrazione italiana e la Zona B andò alla Jugoslavia, e il confine divenne definitivo con il trattato di Osimo del 1975, ratificato dall'Italia nel 1977.
La regione a statuto speciale
La regione autonoma nacque con lo Statuto speciale, la legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1. Fino al 2001 il nome si scriveva con il trattino, Friuli-Venezia Giulia; poi, con la modifica dell'articolo 116 della Costituzione, è stato adottato quello senza trattino.
Lo statuto è anche la base della tutela delle lingue della regione: nel 2007 una legge regionale ha preso sotto la sua protezione il friulano, lingua propria del Friuli. E nel 2017 i confini si sono mossi ancora: con la legge pubblicata il 16 dicembre di quell'anno Sappada è passata dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, il primo comune italiano a lasciare una regione a statuto ordinario per una a statuto speciale.
Domande frequenti
Da dove viene il nome Friuli?
Viene da Forum Iulii, il nome latino di Cividale del Friuli: un accampamento romano che Giulio Cesare trasformò in luogo di mercato, e il cui nome passò poi a tutta la regione.
Chi ha proposto il nome Venezia Giulia?
Il glottologo goriziano Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907), che lo suggerì al posto di «Litorale Austriaco» richiamandosi alla Regio X di Augusto.
Quando è nata la regione Friuli Venezia Giulia?
La regione autonoma è nata con lo Statuto speciale, approvato con la legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1.