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Foiba di Basovizza: il pozzo minerario della Škoda, il maggio 1945, le vittime e il Sacrario

La Foiba di Basovizza a Trieste: il pozzo scavato dalla Škoda, le uccisioni del maggio 1945, il monumento nazionale del 1992 e il Sacrario del 2007.

La Foiba di Basovizza è un pozzo minerario in disuso a Basovizza, frazione di Trieste, situato in una zona del Carso prossima al confine con la Slovenia. Nel maggio 1945 le truppe jugoslave vi uccisero civili e militari italiani che avevano arrestato; dal 1992 è monumento nazionale.

Il pozzo della Škoda

La città di Trieste è circondata da alture e su di esse si aprono inghiottitoi verticali, pozzi di origine carsica chiamati foibe; la parola viene dal latino fovea, fossa. Quello di Basovizza però è stato scavato dall'uomo. Sulle colline di Trieste, alla fine del secolo XIX, si pensò che potessero nascondersi giacimenti minerari, e la società boema Škoda, dal 1901, finanziò numerosi scavi in un pozzo vicino a Basovizza, senza giungere a risultati rilevanti: intorno al 1908 il sito venne abbandonato.

La profondità verticale della foiba era di 256 metri, e da lì partiva una galleria lunga 735 metri che arrivava fino al villaggio di Basovizza. Fra il 1936 e il 1943 ci furono quattro discese: alcuni speleologi, negli anni a seguire, furono incaricati di calarsi nel pozzo per recuperare due corpi caduti qui a seguito di incidenti, quello di un abitante di Basovizza nel 1939 e quello di una ragazza nel 1941, e raggiunsero una profondità massima di 226 metri, oltre la quale era impossibile calarsi per la presenza di detriti.

Il maggio 1945

Nell'autunno del 1943 e nella primavera del 1945 i partigiani jugoslavi colpirono soldati e civili, in gran parte italiani, e chiunque si mettesse di traverso allo stato socialista del maresciallo Tito: i corpi finirono negli abissi carsici sparsi sull'altipiano e in Istria. Il culmine, a Trieste, arrivò quando l'esercito jugoslavo entrò in città e la tenne per circa un mese e mezzo.

Nel maggio 1945, durante l'occupazione jugoslava di Trieste, i partigiani del generale Tito usarono la foiba di Basovizza per occultare un numero imprecisato di cadaveri: prigionieri, militari e civili di nazionalità italiana e tedesca, prima trucidati dall'esercito e dalle forze partigiane jugoslave e poi infoibati laddove era praticamente impossibile ritrovarli. Si ritiene che molti siano stati gettati nella foiba ancora vivi.

Foiba di Basovizza: il pozzo minerario della Škoda, il maggio 1945, le vittime e il Sacrario - Storia in Friuli Venezia Giulia

Due sacerdoti della zona, don Francesco Malalan di Sant'Antonio in Bosco e don Virgil Šček di Corgnale, raccontarono agli Alleati che l'armata jugoslava aveva giudicato in fretta alcune centinaia fra agenti di polizia e soldati, fra cui una quarantina di tedeschi, li aveva fucilati e ne aveva buttato i corpi nel pozzo. Una relazione dell'OZNA, la polizia segreta jugoslava, datata 3 settembre 1945, scriveva che nella voragine c'erano «in gran numero cadaveri putrefatti di militari delle SS, della Gestapo, dei "Gebirgsjaeger", di questurini e anche di quaranta cavalli», e che i partigiani vi avevano poi gettato munizioni ed esplosivo.

Quante furono le vittime

Numerosi storici, fra cui Raoul Pupo, Roberto Spazzali e Guido Rumici, ritengono impossibile definire il numero dei cadaveri gettati nella foiba di Basovizza. Il pozzo, profondo 228 metri prima del 1945, è sceso a 198 metri, e si considera che il volume dato dalla differenza rispetto all'altezza misurata nel periodo prebellico sia stato riempito dai corpi. Per Basovizza da sola la stima è di circa 400 morti.

A lungo si è dibattuto sui fatti accaduti qui, anche dopo il parziale recupero di alcuni corpi da parte delle forze angloamericane. Basovizza non fu la sola: attorno a Trieste le foibe principali furono tre, Basovizza, Monrupino e Sesana, oltre ad altre minori, e nell'aprile 1947 il Governo Militare Alleato contava 1.492 scomparsi a Trieste, dai nomi denunciati dalle famiglie.

Dal pozzo chiuso al Sacrario

Nel 1959 il pozzo è stato chiuso. Un decreto del Ministero dei Beni Culturali, il 22 febbraio 1980, riconobbe il luogo di interesse particolarmente importante; il presidente della Repubblica Francesco Cossiga vi salì il 3 novembre 1991, e l'11 settembre 1992 un decreto del presidente Oscar Luigi Scalfaro fece della foiba un monumento nazionale.

Il 10 febbraio 2007 il Sacrario è stato riaperto con un nuovo assetto, pensato perché chi lo visita cammini in silenzio e capisca che cosa è successo. L'ha progettata l'architetto Ennio Cervi con l'artista Livio Schiozzi, autore dell'opera in bronzo: sopra la vecchia lastra c'è un rivestimento di metallo, e sopra ancora un'impalcatura che regge una croce di bronzo a forma di biga, l'attrezzo con cui si esploravano le foibe. Dal 2008 accanto al Sacrario c'è anche un Centro di Documentazione, curato dalla Lega Nazionale insieme al Comune di Trieste, e la foiba è il principale memoriale per i familiari degli infoibati e per le associazioni degli italiani esuli dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.

Domande frequenti

Dove si trova la Foiba di Basovizza?

La Foiba di Basovizza si trova a Basovizza, frazione del comune di Trieste, a 377 metri di altitudine, in una zona del Carso prossima al confine con la Slovenia.

Che cos'è la Foiba di Basovizza?

È un vecchio pozzo di miniera del Carso triestino, scavato fra il 1901 e il 1908 e abbandonato, dove nel maggio 1945 furono uccisi civili e militari italiani.

Quando è diventata monumento nazionale la Foiba di Basovizza?

La Foiba di Basovizza è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992, con decreto dell'11 settembre del presidente Oscar Luigi Scalfaro.