I Colloredo Mels sono una delle più antiche famiglie friulane, e pesarono nella storia dello Stato patriarcale di Aquileia. Dal castello di Mels passò nel 1302 a quello di Colloredo di Monte Albano, in provincia di Udine, dove vissero Ermes di Colloredo e Ippolito Nievo.
Dai Waldsee al castello di Mels
La casata ha radici nella vecchia nobiltà germanica: arrivata in Friuli al servizio del patriarca come ministeriale, sedette fin dall'inizio nel Parlamento della Patria. La tradizione di famiglia racconta che il fondatore della stirpe fu un leggendario Emerico di Marpaco, vissuto negli anni 300, e che da lui discesero i conti di Heiligenberg e Albano di Waldsee, capostipite dei Waldsee-Mels. Sempre secondo la tradizione, Liabordo di Waldsee fu investito del feudo di Mels verso il 1026 dal patriarca Poppone, e il castello di Mels fu costruito tra il 1027 e il 1045.
Il primo atto che parli della famiglia è del 1126, e nomina Duringo di Mels. Sulla base dell'Obituario di Mels e di vecchie genealogie si conoscono le prime generazioni dopo di lui: suo figlio Liabordo, morto nel 1192, suo nipote Ettore, morto nel 1225, e suo pronipote Duringo, importante ministeriale del patriarca d'Aquileia, che nei primi anni del Duecento fu investito della grossa terra di Venzone e dei castelli che la guardavano.
Dei tre figli di Duringo, Enrico ebbe Mels, Anzuto Prodolone e Glizoio Venzone: da loro vennero i rami di Mels Albana, di Prodolone e di Colloredo Mels. Il castello di Mels fu incendiato il 27 marzo 1262, e nel 1352 il patriarca Nicolò di Lussemburgo ne fece distruggere una parte, perché Duringo e Bosso di Mels avevano preso parte alla congiura per l'uccisione del patriarca Bertrando di San Genesio.
Il castello di Colloredo, 1302
Venzone la lasciò Guglielmo, figlio di Glizoio, il 19 febbraio 1288, dopo essersi scontrato con il patriarca. Il 4 dicembre 1302 il patriarca di Aquileia Ottobono de' Razzi permise allo stesso Guglielmo, barone di Waldsee e visconte di Mels, di alzare un castello nuovo su un colle della famiglia, poco lontano dalla vecchia rocca di Mels. Il castello doveva essere «alto da terra sei passi e grosso due braccia»; Guglielmo morì prima della fine dei lavori, e a chiuderli furono i figli Asquino, Bernardo e Vicardo: furono i primi a chiamarsi Colloredo Mels Waldsee, e ognuno fondò un proprio ramo.
Colloredo viene con ogni probabilità da Corylus, il nome latino del nocciolo, di cui erano coperte le colline scelte per il castello; Monte Albano, invece, richiama Albano di Waldsee. I Colloredo passarono molto tempo a combattere: contro i patriarchi, i conti di Gorizia, i Camineri, i Savorgnan, i Torriani. Il 25 giugno 1315 il conte Enrico di Gorizia prese il castello di Colloredo e lo fece distruggere; nel 1420 il complesso cadde nelle mani dei Veneziani, e nel 1511 subì sia il saccheggio del giovedì grasso sia le distruzioni di un terremoto che sconvolse tutto il Friuli.

Quando le guerre fra feudatari finirono, la famiglia rese più bella la sua casa con il gusto del Rinascimento: risalgono a quest'epoca le decorazioni di Giovanni da Udine, allievo di Raffaello, per il famoso studiolo del castello. Dopo il 1511 il castello di Colloredo divenne la residenza dei Colloredo Mels, che lasciarono quello di Mels.
Baroni di Waldsee, marchesi e principi
Oltre al posto nel Parlamento friulano, i Colloredo entrarono nel 1387 nella vicinia di Udine e nel 1518 nel suo patriziato. Dal Cinquecento diversi membri della famiglia intrapresero carriere nelle Corti italiane e nella Corte imperiale. Nel 1588 l'imperatore Rodolfo II rilasciò ai fratelli Ludovico e Lelio di Colloredo i titoli di baroni di Waldsee, riconoscendoli discendenti dell'antica famiglia della Svevia estintasi nel Quattrocento; il titolo venne assegnato a Ludovico, che prestava servizio come cameriere alla corte di Rodolfo II.
La famiglia fu insignita del titolo di barone del Sacro Romano Impero nel 1591, di marchese di Santa Sofia nel 1615, di conte del Sacro Romano Impero nel 1624 e nel 1724, di principe del Sacro Romano Impero nel 1763. Fra i suoi membri ci furono Rodolfo Colloredo (1585-1657), feldmaresciallo austriaco citato nei Promessi Sposi fra gli ufficiali di Wallenstein, il cardinale Leandro Colloredo e Fabrizio di Colloredo Mels, marchese di Santa Sofia, che nella seconda metà del Seicento costruì il castello di Susans.
Poeti e scrittori a Colloredo
Il castello di Colloredo è definito «il castello degli scrittori e dei cantastorie»: qui vissero ed espressero la propria creatività il poeta secentesco Ermes di Colloredo, il grande scrittore ottocentesco Ippolito Nievo e l'autore e viaggiatore Stanislao Nievo. Ermes, nato qui nel 1622 e vissuto a lungo fra queste mura, fu fra i primi a scrivere poesia in friulano con continuità, facendone una lingua letteraria. Ippolito Nievo, nato a Padova nel 1831 da madre discendente della famiglia Colloredo, vi abitò, vi accolse ospiti tra cui il poeta Arnaldo Fusinato, e tra il 1857 e il 1858 vi scrisse Le confessioni di un italiano.
Il castello aveva un corpo centrale, tre torri e due ali, e il terremoto del 6 maggio 1976 lo rase quasi al suolo. La ricostruzione è andata avanti per mezzo secolo: il 19 settembre 2026, cinquant'anni dopo la scossa, è stata aperta l'Ala Nievo, fra gli ultimi pezzi a tornare in piedi. Del castello di Mels resta una torre, soprannominata «la torate», risalente al XII secolo e ricostruita in parte con le pietre originali a metà degli anni Novanta.
Domande frequenti
Chi erano i Colloredo Mels?
I Colloredo Mels erano una casata nobile friulana, visconti di Mels e signori di Colloredo di Monte Albano, con un seggio nel Parlamento della Patria del Friuli.
Quando fu costruito il castello di Colloredo di Monte Albano?
Il castello di Colloredo di Monte Albano fu iniziato nel 1302 da Guglielmo di Mels, con il permesso del patriarca Ottobono de' Razzi, e terminato dai suoi tre figli.
Chi abitò nel castello di Colloredo?
Nel castello di Colloredo vissero il poeta Ermes di Colloredo, lo scrittore Ippolito Nievo, che vi scrisse Le confessioni di un italiano, e Stanislao Nievo.