La fortezza di Gradisca d'Isonzo, sulla riva destra del fiume Isonzo, era stata fortificata dalla Serenissima per contrastare le scorrerie dei Turchi, e l'intera città venne racchiusa in una possente cinta muraria. Il castello sorge su una piccola altura chiamata Collisello, a sud del centro storico, a ridosso del fiume.
Una linea di forti contro i Turchi
Venezia si prese tutto il Friuli nel 1420; mezzo secolo dopo, nel 1472, gli Ottomani passarono il Carso e travolsero senza fatica le poche difese della Serenissima: gli scorridori turchi giunsero sino a Udine e Cividale, saccheggiando villaggi e campagne. Nel 1473 i Veneziani iniziarono una trincea lungo l'Isonzo, con forti alla Mainizza e a Gradisca, e il terzo a Fogliano.
Nell'ottobre 1477 i Turchi comparvero nuovamente, aggirando l'ostacolo delle fortificazioni. Nel 1478 Venezia ordinò a Giovanni Emo la trasformazione di Gradisca in una vera fortezza, e i lavori per le mura, iniziati nel 1479, andarono avanti sotto la sua guida; si sarebbe voluto chiamarla Emopoli, in onore di Emo. Nel 1481 era terminata la rocca, e fu costruita anche una casa per il capitano della fortezza.
Le mura, i torrioni e la Porta Nuova
Negli ultimi anni del Quattrocento il cantiere ripartì con energia, e a dirigerlo arrivò Giacomo Contrin, uno degli architetti più noti dell'epoca. Fra il 1496 e il 1498 la città fu chiusa per intero da mura in blocchi di pietra alte quasi venti metri, rinforzate da sette torri tonde, basse e massicce: della Campana, di San Giorgio, del Portello, la Spiritata, la Marcella, della Calcina e del Palazzo. Tutt'intorno correva un largo fossato, riempito in parte con l'acqua dell'Isonzo e del canale della Roggia.
La cinquecentesca Porta Nuova, l'antica Porta d'Allemagna, era una delle due vie d'entrata alla fortezza, ed è protetta a sinistra dal Torrione di San Giorgio e a destra dal Torrione della Campana, del 1498. Sull'arco c'è lo stemma asburgico. Nel 1500 arrivò a Gradisca, mandato dal Senato, Leonardo da Vinci, che lavorava allora per Venezia come ingegnere e doveva controllare le difese del confine orientale: suggerì merloni profondi sulle torri e una diga mobile capace, all'arrivo del nemico, di sommergere i passaggi da cui doveva per forza transitare.

La conquista del 1511 e il castello asburgico
Nel 1508 si formò la Lega di Cambrai, e in seguito agli eventi della guerra la fortezza fu perduta. Nel settembre 1510 gli alleati della Lega diedero l'assalto alle mura con le scale e con 50 piccoli cannoni, e vennero ricacciati. Un anno dopo Gradisca, bombardata, isolata dal resto dell'esercito veneto e decimata nella popolazione per una pestilenza, dovette capitolare: si arrese a Massimiliano I il 19 settembre 1511. Gli Austriaci, dove esisteva il castelletto veneziano, costruirono con grossi blocchi di pietra squadrata un castello munitissimo.
Sotto gli Asburgo il castello cominciò dal palazzo del Capitano: all'inizio due soli piani, con quattro torrette quadrate a difendere gli spigoli. La cinta muraria fu terminata nel 1572. Fra il 1615 e il 1617 Venezia e l'Austria si affrontarono di nuovo per il possesso della fortezza nella guerra di Gradisca: la città subì 25 giorni di bombardamenti, dal 5 al 29 marzo 1616, e la pace di Madrid del 6 settembre 1617 mise fine alle ostilità. Fra il 1647 e il 1717 la città fu la capitale di una contea principesca, affidata ai principi Eggenberg, famiglia della Stiria.
Dal patibolo alla Casa di Pena
Il fatto di sangue più rilevante avvenne il 3 luglio 1723, quando a Gradisca la giustizia asburgica decapitò il conte friulano Lucio della Torre, condannato per aver commissionato l'assassinio della moglie, la nobile Eleonora di Madrisio. Nel 1797 la fortezza dovette frenare i Francesi in marcia, e la guarnigione cedette soltanto il 19 marzo, quando non c'era più modo di resistere. Con un decreto del 1809 il viceré d'Italia Eugenio tolse a Gradisca il ruolo di piazzaforte.
Per un secolo, dal 1815 al 1915, il castello fu un grande carcere, la «Casa di Pena Generale». Vi fu tenuto prigioniero, fra gli altri, Federico Confalonieri; il patriota Silvio Pellico non fu mai imprigionato a Gradisca, e scontò la sua condanna allo Spielberg. Tra il 1863 e il 1866 furono spianate parte delle mura, il torrione del Palazzo e i rivellini, e sull'area dei bastioni nacque il parco della Rotonda. Dopo il carcere il castello fu usato come caserma, e i nuovi fabbricati aggiunti furono demoliti nel restauro del 1979.
Domande frequenti
Chi costruì la fortezza di Gradisca d'Isonzo?
La fortezza di Gradisca fu fondata dalla Repubblica di Venezia a difesa dalle incursioni dei Turchi, con le mura venete costruite a partire dal 1479. Il castello invece lo costruirono nel Cinquecento gli Austriaci, dopo aver preso la fortezza veneziana nel 1511.
Quanti torrioni ha la fortezza di Gradisca?
Le mura di Gradisca erano intervallate da sette torrioni: della Campana, di San Giorgio, del Portello, della Spiritata, della Marcella, della Calcina e del Palazzo. Tra il 1863 e il 1866 fu spianato il torrione del Palazzo, e dei sette torrioni originari ne sono rimasti sei.
Leonardo da Vinci è stato a Gradisca?
Sì: nel marzo 1500 il Senato decise di inviare a Gradisca Leonardo da Vinci, con il compito di ispezionare il confine orientale; propose profondi merloni sulle torri e una diga mobile che allagasse i passaggi obbligati del nemico.