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Berengario I, marchese del Friuli, re d'Italia e imperatore: la lotta per la corona, la sconfitta del Brenta, il rogo di Pavia e la morte a Verona nel 924

Berengario I, nato a Cividale verso l'850: marchese del Friuli, re d'Italia dall'888, imperatore nel 915, fra Guido, Ludovico, gli Ungari e la morte a Verona.

Berengario I, nato a Cividale del Friuli verso l'850 e morto a Verona il 7 aprile 924, fu marchese del Friuli, re d'Italia dall'888 al 924 e Imperatore dei Romani dal 915 al 924. Percorse una delle traiettorie politiche più vertiginose del suo tempo.

Gli Unrochingi e la marca del Friuli

Berengario apparteneva a una delle famiglie più illustri dell'aristocrazia carolingia, gli Unrochingi, che prendevano il nome dall'antenato Unruoch II, testimone del testamento di Carlo Magno. La marca del Friuli di allora era molto più grande della regione attuale: a ovest arrivava a includere il Veneto e si spingeva fino all'Oglio.

Il padre, Eberardo del Friuli, aveva retto la Marca del Friuli per trent'anni, facendone uno degli stati carolingi più solidi e ben governati, ed era anche un uomo di cultura: aveva una grande biblioteca, fece scrivere opere a Lupo Servato e aveva rapporti con Rabano Mauro, Incmaro di Reims e Sedulio Scoto. La madre, Gisella, era figlia di Ludovico il Pio, il che gli conferiva un diritto dinastico sul regno d'Italia per linea femminile. Alla morte di Eberardo il titolo passò al primogenito Unroco, e quando anche lui morì, verso l'874, a Berengario.

La corona d'Italia nell'888

Nell'887 Carlo il Grosso, l'ultimo imperatore carolingio ad aver tenuto unito il grande impero, fu deposto senza lasciare eredi diretti. Berengario poteva rivendicare il regno d'Italia attraverso la madre, e aveva dalla sua la Marca del Friuli, la regione più militarmente organizzata e più vicina alle principali vie di comunicazione con il nord Europa. Nell'888 una dieta dei magnati e vescovi riunitasi a Pavia, allora capitale del Regno, lo elesse successore di Carlo il Grosso sul trono italiano, e fu incoronato nella basilica di San Michele.

Ma un altro pretendente diretto al titolo regale fu Guido II di Spoleto, che nell'889 lo affrontò sulla Trebbia, vicino a Piacenza: Berengario fu travolto, e Guido si fece eleggere re a Pavia. Berengario però non depose il titolo: si ritirò a Verona, conservando a malapena il controllo sulla Marca del Friuli, e da lì continuò a governare il nord per conto suo. Con la morte di Guido nell'894 e poi di Lamberto figlio di Guido nel 898, i feudatari lo elessero di nuovo re d'Italia.

Gli Ungari sul Brenta e Ludovico il Cieco

Nell'899, per la prima volta, gli Ungari attraversarono le Alpi seminando distruzione nella pianura padana. Berengario mosse l'esercito contro di loro, ma il 24 settembre fu sconfitto sul Brenta, al guado tra Nove e Cartigliano, e dovette pagare un forte riscatto: per secoli il luogo conservò il nome di «vadus Ungherorum». Il pesante rovescio dimostrò che non sapeva difendere la penisola dagli attacchi esterni e squalificò Berengario agli occhi dei suoi feudatari.

Ne approfittò Ludovico, re di Provenza, che scese in Italia, batté Berengario, ottenne la corona a Pavia e nel 901 quella imperiale dal papa. Berengario lo vinse nel 902 e di nuovo nel 905 a Verona: accusato di aver tradito il giuramento, Ludovico fu catturato, accecato e rimandato in Provenza, dove rinunciò a ogni titolo. Berengario rimase l'unico re.

Imperatore nel 915

Liberato il campo da Ludovico di Provenza, Berengario si appoggiò soprattutto ai vescovi, distribuì feudi e favori e diede la figlia Gisla in moglie ad Adalberto, marchese d'Ivrea, ma riuscì a governare pienamente solo nella Marca Friulana e nel territorio Veronese. La corona imperiale arrivò grazie a papa Giovanni X, che come arcivescovo di Ravenna era già stato uno dei suoi sostenitori e voleva cacciare i musulmani da una loro base sul Garigliano: vinta la battaglia, Berengario andò a Roma e fu incoronato imperatore nel dicembre del 915.

Racconta l'Anonimo Panegirista, autore delle sue gesta, che durante la cerimonia la folla lo acclamò «nativa voce», nella propria lingua e non in latino: fra le prime tracce del volgare in Italia.

Il rogo di Pavia e la morte a Verona

Nel 923 Rodolfo di Borgogna, il nuovo pretendente chiamato in Italia dai feudatari ribelli, vinse Berengario presso Fiorenzuola d'Arda, vicino a Piacenza: il vecchio re si salvò nascondendosi sotto uno scudo fra i morti. Rientrato a Verona, lanciò contro Pavia un esercito di 5000 mercenari ungari, e il lancio di proiettili infuocati scatenò un incendio che distrusse la parte orientale della città, compreso il palazzo regio: fin dall'inizio la colpa fu attribuita a lui.

Nel 924 alcuni Veronesi capeggiati dallo sculdascio Flamberto ordirono un complotto contro di lui. All'alba del 7 aprile Berengario andava a messa nella chiesa di San Pietro; sentito il rumore dei soldati uscì, e Flamberto gli disse che erano lì per difenderlo, ma lo presero, e uno di loro lo trafisse alle spalle con una lancia. Fu ucciso nell'unica città che gli era rimasta davvero fedele, a pochi passi dalla chiesa dove anni prima aveva fatto accecare Ludovico. Intanto in Friuli, mentre gli Ungari tornavano a colpire e i marchesi restavano fermi, il Patriarca Federico I attaccò direttamente gli Ungari per difendere la popolazione friulana, e il Patriarcato di Aquileia ne uscì più forte.

Domande frequenti

Dove è nato Berengario I?

Berengario I era nato a Cividale del Friuli intorno all'850; fu marchese del Friuli, re d'Italia e Imperatore dei Romani, e morì assassinato a Verona il 7 aprile 924.

Perché Berengario è chiamato a volte «da Forlì»?

Qualche volta lo si trova come Berengario «da Forlì»: è uno sbaglio dei copisti, che confusero due parole latine molto simili, Foroiuliensis, del Friuli, e Foroliviensis, di Forlì.

Come morì Berengario I?

Berengario I morì a Verona il 7 aprile 924: alcuni Veronesi capeggiati dallo sculdascio Flamberto ordirono un complotto contro di lui, lo catturarono vicino alla chiesa di San Pietro e lo colpirono alle spalle con una lancia.