La Riserva naturale regionale della Val Rosandra, istituita nel 1996 all'interno del comune di San Dorligo della Valle, in provincia di Trieste, protegge circa 746 ettari. La Val Rosandra è la valle del torrente Rosandra sul confine con la Slovenia: rupi scoscese e ghiaioni, falesie e pareti verticali.
Una valle fra il flysch e il calcare
La valle, in sloveno Dolina Glinščice, sta a cavallo fra San Dorligo della Valle e il comune sloveno di Erpelle-Cosina, e la sua forma deriva da una marcata faglia tettonica che separa le marne e arenarie del flysch dai massicci calcarei del Carso triestino. Anche la roccia divide il torrente in due: nel tratto alto la Rosandra scorre inizialmente su un letto di flysch impermeabile, garantendo un deflusso idrico costante, fra due rive fitte di verde; poi salta giù dalla cascata Supet e sbatte su un terreno carsico puro, fatto di sassi e gole strette.
A valle del salto il terreno diviene permeabile e il torrente cede progressivamente portata alle reti fessurate del sottosuolo, modellando la forra con 21 vasche di erosione, le marmitte dei giganti, fino a prosciugarsi quasi del tutto nei periodi più caldi dell'estate. Il flysch è compatto e tiene l'acqua, per questo ha profili dolci e un verde continuo; sul calcare le piante crescono a macchie, e fioriscono tutte insieme con colori vivi per poco tempo. Nel 1897 il Pospichal chiamava «flemmatiche» le colline di arenaria e «drammatiche» le zone di calcare: in Val Rosandra la flemma sta in alto e il dramma in basso.
Nella parte calcarea il fianco sinistro, il Monte Carso, ha gli strati inclinati come il pendio, a franappoggio, e il destro, il Monte Stena, inclinati al contrario, a reggipoggio: così a sinistra prevalgono le pietraie con cespugli e ciuffi d'erba, a destra boschi e pareti a picco rivestite di cianobatteri. Le grotte sono tante, e la Val Rosandra è da sempre meta di escursionisti, speleologi ed alpinisti; la grotta più famosa è la Fessura del Vento.
Il clima che cambia alla cascata
La cosa che colpisce di più è quanto in fretta, e quanto visibilmente, si passa dal clima continentale subalpino a quello mediterraneo. Sopra la cascata Supet il clima è del tutto continentale, appena sotto diventa mediterraneo; e siccome ogni angolo prende il sole e la bora in modo diverso, alla stessa quota le temperature possono differire di oltre 10 °C. La gola incanala con violenza i venti di nord-est, e la bora favorisce i boschi illirici di roverella e carpino nero.
Il censimento della flora conta oltre 1.000 funghi, 988 piante vascolari, circa 300 licheni e circa 150 muschi ed epatiche: circa 2.700 in tutto. La valle ha fatto da rifugio a parecchie piante alpine e mediterranee che le glaciazioni hanno cancellato dai dintorni, come la Daphne alpina, l'Amelanchier ovalis e la Genista holopetala; sui ghiaioni esposti si radicano invece essenze di estrazione montana, come la silene rupina e l'olivella. Il paesaggio della Val Rosandra ricorda le grandi valli dinariche della Dalmazia, e certi tratti del Monte Carso l'entroterra di Fiume.

Rettili, anfibi e uccelli delle rupi
Anche gli animali sono speciali, soprattutto rettili e anfibi che fuori dalla valle si incontrano pochissimo. La biscia dal collare (Natrix natrix) vive soprattutto in acqua e, se è in pericolo, fa la morta e rilascia un liquido puzzolente; l'ululone dal ventre giallo (Bombina variegata), se si sente attaccato, secerne una sostanza sgradevole e mette in mostra il giallo acceso della pancia. Sulle pietraie assolate vive l'algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus), un piccolo rettile che in Italia si trova soltanto in questo settore di confine.
Le pareti verticali dei monti Stena e Carso offrono siti di nidificazione a specie rupestri come il gufo reale, la coturnice e il picchio muraiolo. Per la varietà dei suoi ambienti, e perché ospita alcuni habitat che l'Europa considera prioritari, la valle è anche Sito d'Interesse Comunitario, Zona di Protezione Speciale e area importante per gli uccelli.
L'acquedotto romano e la via del sale
La valle ha una lunga storia: con l'acqua dolce a disposizione e le grotte per ripararsi, l'uomo ci viveva già nel neolitico. Nelle grotte in piano del fianco destro, come la Grotta delle Finestre, nessuno visse mai in modo stabile: servivano da deposito, da stalla, da riparo per pastori e viandanti, perché la valle è l'unica via naturale che dal mare scavalca l'altopiano verso l'attuale Slovenia. La sorgente della Rosandra, detta Clìnciza, fu battezzata dal conte Domenico Rossetti Fons Oppia, richiamando l'uso che ne fecero i Romani, che nel I secolo costruirono un acquedotto: misurava 14 chilometri e giungeva fino al centro dell'antica Tergeste, che rifornì forse fino al sesto o settimo secolo, e ne restano soltanto un centinaio di metri.
Alla foce della Rosandra c'erano un tempo vaste saline, che fino al tardo Medioevo resero molto; la strada dei commerci che partiva dalle saline risaliva la valle, e l'asse vallivo costituiva la principale «via del sale» verso l'entroterra carniolano. Per controllarla, sugli speroni a picco sulla gola fu edificato il Castello di Moccò, smantellato nel 1511 dalle milizie triestine; nel XVII secolo nelle vicinanze fu costruito il castello di Fünfenberg, sede di una muda daziale, e sopra Bottazzo gli abitanti costruirono nel XV secolo il Tabor di Draga contro le scorrerie turche. Sfruttando l'impeto del torrente sorsero anche i mulini, destinati alla macinazione dei cereali e al commercio delle spezie: tre compaiono in un contratto del 1276, e nel 1757 se ne contavano 16. In fondo alla valle, ai piedi del Monte Carso, i sentieri CAI 25 e CAI 13 portano alla chiesetta di Santa Maria in Siaris, che esisteva già prima del 1367.
La ferrovia Trieste-Erpelle
La ferrovia Trieste-Erpelle (Hrpelje), operativa dal 1887 al 1958, tagliava la valle per 19,6 km, dalla stazione di Erpelle fino in città; mentre la si costruiva, nella galleria sopra Bottazzo il terreno sprofondò e tre operai caddero nella voragine. Doveva portare merci e invece portò soprattutto persone, come le contadine che scendevano in città a vendere latte, polli, verdura e frutta. I binari furono tolti nel 1966, e al loro posto la ciclopedonale «Giordano Cottur» è un asse di viabilità dolce ricavato convertendo il sedime della ex ferrovia.
Domande frequenti
Dove si trova la Riserva della Val Rosandra?
La Riserva della Val Rosandra si trova nel comune di San Dorligo della Valle, a soli 10 km dalla città di Trieste, e segna il confine con la vicina Slovenia.
Perché la Val Rosandra ha due climi?
Nella Val Rosandra la parte a monte della cascata Supet ha un clima continentale, quella a valle un clima mediterraneo, con differenze termiche anche oltre i 10 °C alla stessa altitudine.
Che cosa resta dell'acquedotto romano della Val Rosandra?
Dell'acquedotto romano della Val Rosandra, che misurava 14 chilometri e giungeva fino al centro dell'antica Tergeste, restano soltanto un centinaio di metri.