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Riserva naturale della Foce dell'Isonzo: l'Isola della Cona riallagata, i cavalli Camargue nei pascoli e gli uccelli del chiurlo maggiore

La Riserva naturale della Foce dell'Isonzo, fra Staranzano e Grado: l'Isola della Cona riallagata, i cavalli Camargue e oltre trecento specie di uccelli.

La Riserva naturale regionale della Foce dell'Isonzo, istituita nel 1996, protegge gli ultimi 15 km del fiume Isonzo nei comuni di Staranzano, San Canzian d'Isonzo, Fiumicello e Grado. La riserva copre 2.338 ettari, 1.154 dei quali in ambiti marini, e il suo cuore è l'Isola della Cona.

L'Isola della Cona, dalla bonifica al riallagamento

Nei documenti di fine Ottocento l'Isola della Cona appare come un luogo selvatico, fatto soprattutto di palude e di bosco, pieno di risorgive che scendono nel canale Quarantia, il braccio d'acqua che la divide dalla terraferma. Nel 1937-38 cominciò la costruzione di un argine dentro il delta dell'Isonzo, che unì l'isola alla terraferma, mentre nuovi canali di scolo prosciugarono la zona per farne campi.

Così la palude della foce sparì del tutto, come tutte le zone umide della Bassa friulana, e solo nel 1976 si iniziò a ragionare su come farla rinascere. Nel 1983 una legge regionale avviò un graduale ripristino delle aree palustri, cominciato con il riallagamento dell'Isola della Cona, e nel 1996 la Regione istituì la riserva. Dal 2016 la Convenzione di Ramsar la conta fra le zone umide di rilievo internazionale.

Nessuna zona umida sulla costa del Mediterraneo sta più a nord di questa: qui si sono ricreate paludi d'acqua dolce accanto alle grandi distese salmastre conservate e ad altri ambienti, e ne approfittano animali di ogni genere. L'uccello scelto come emblema della riserva è il chiurlo maggiore.

Aironi, anatre e oltre trecento specie di uccelli

All'Isola della Cona i censimenti degli uccelli hanno contato più di trecento specie, fra quelle che ci vivono, quelle che ci passano l'inverno e quelle di passo, arrivate in migrazione dal centro e dal nord dell'Europa e fin dalla Siberia. Aironi, gabbiani, rallidi e, specialmente, oche e anatre sono di norma presenti con centinaia di individui; ci sono anche folaghe, germani reali, alzavole, marzaiole e fischioni, e fra le altre specie i gruccioni, i cavalieri d'Italia e gli edredoni.

Sopra i cieli della palude è frequente individuare il falco di palude, riconoscibile durante la perlustrazione a bassa quota per le ali tenute a diedro, «a V». Fra gli anfibi e i rettili vivono la rana di Lataste e la testuggine palustre europea (Emys orbicularis), e l'alveo terminale dell'Isonzo è al centro di studi per la conservazione dello storione cobice (Acipenser naccarii).

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L'Isonzo sfocia a Punta Sdobba, dove si è formata una secca molto estesa, la cosiddetta Isola dei Gabbiani, sulla quale vive indisturbata, insieme a tanti altri uccelli, una numerosa colonia di cigni reali.

I cavalli Camargue e i pascoli ripristinati

I cavalli, introdotti sull'isola nel 1991, vengono da un allevamento e da una zona umida simile presso Ferrara, e derivano dal Camargue, un cavallo che ha dovuto adattarsi al delta del Rodano: ha zampe corte e molto robuste, zoccoli durissimi resistenti all'umidità, si ciba di erbe salmastre e bruca anche sotto la superficie dell'acqua. Nella versione italiana si chiamano Cavalli Delta.

Il pascolamento semi-brado equino e bovino è uno strumento di gestione che permette di recuperare e incrementare la diversità e l'abbondanza delle specie. Sull'Isola della Cona sono stati ripristinati oltre 100 ettari di pascoli, dove nidificano regolarmente il cavaliere d'Italia e la pavoncella, mentre anatre, limicoli, aironi e rapaci vi si alimentano. Vi fioriscono piante rare come l'aglio odoroso (Allium suaveolens), l'orchidea di palude (Orchis palustris), la piantaggine di Cornut (Plantago cornutii) e l'altea (Althea officinalis); in tutto, circa 200 ettari di restauro ambientale sono stati realizzati, metà in aree di proprietà privata.

Il centro visite e i percorsi

La Stazione biologica Isola della Cona è la struttura di riferimento tecnico e scientifico della riserva: si occupa dei monitoraggi di flora, fauna e vegetazione, della pianificazione dei lavori e della gestione dei cavalli. I due percorsi principali partono e si concludono al centro visite, dove fra diorami, plastici e cartelli esplicativi ci si prepara alla visita: il primo è un anello relativamente breve, il secondo, più impegnativo, arriva fino alla foce.

Ci si ferma prima al «Museo della papera», che guarda sulla palude d'acqua dolce ricreata, dove spesso brucano i cavalli Camargue, e verso l'Osservatorio della Sarsegna. L'Isola della Cona è visitabile soltanto a piedi muniti del biglietto di ingresso, mentre percorsi ciclabili nei dintorni raggiungono punti come il Bosco Alberoni; il centro visite organizza visite guidate, laboratori didattici e incontri con gli ornitologi.

Domande frequenti

Dove si trova la Riserva naturale della Foce dell'Isonzo?

La Riserva naturale della Foce dell'Isonzo si trova lungo gli ultimi 15 km dell'Isonzo, nei comuni di Staranzano, San Canzian d'Isonzo, Fiumicello e Grado.

Che cos'è l'Isola della Cona?

L'Isola della Cona è il cuore della Riserva della Foce dell'Isonzo: bonificata negli anni Trenta, è stata riallagata con il ripristino delle aree palustri avviato nel 1983.

Perché ci sono i cavalli Camargue all'Isola della Cona?

I cavalli Camargue, introdotti nel 1991, pascolano semi-bradi: il pascolamento aiuta a mantenere la diversità delle specie vegetali e animali della riserva.

Quanti uccelli si vedono nella Riserva della Foce dell'Isonzo?

Nell'Isola della Cona le stazioni di inanellamento registrano costantemente oltre trecento specie di uccelli tra migratori, stanziali e svernanti.