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Estate nelle Valli del Natisone: i bagni nel fiume, il Kolovrat, il Matajur e le 44 chiesette votive

Le Valli del Natisone d'estate: le piscine naturali di Vernasso e Biarzo, il Museo all'aperto del Kolovrat, il Matajur e le 44 chiesette votive.

Le Valli del Natisone sono quattro valli della provincia di Udine, al confine con la Slovenia, solcate dal Natisone, dall'Alberone, dal Cosizza e dall'Erbezzo. D'estate si fa il bagno nelle piscine naturali del Natisone, si sale al Matajur e si percorrono le trincee del Museo all'aperto del Kolovrat.

Quattro valli e sette comuni

Il fiume è uno e le valli sono al plurale: dell'insieme non fa parte solo la vallata principale del Natisone, ma anche le valli laterali dei suoi affluenti principali, i torrenti Erbezzo, Cosizza e Alberone. Il Natisone rientra in Italia nei pressi di Stupizza e scorre nella Val Natisone; a Ponte San Quirino riceve il torrente Azzida, formato dall'unione dell'Alberone, del Cosizza e dell'Erbezzo. L'Erbezzo confluisce nel Cosizza all'altezza della frazione di Scrutto: qui le due valli si uniscono in una unica più ampia.

La superficie, prevalentemente montuosa, occupa un'area di 170 kmq e comprende sette comuni: Drenchia, Grimacco, Savogna, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Stregna e Pulfero. Nella lingua slovena locale le Valli si chiamano Benečija o Nediške Doline. La cima più alta è il Matajur, con i suoi 1641 metri, che domina la valle dell'Alberone; sopra Grimacco e Drenchia corre la catena del Kolovrat, il cui crinale segna il confine fra l'Italia e la Slovenia.

I boschi delle Valli sono di frassino, castagno, nocciolo, tiglio e carpino, e camminando capita di scorgere caprioli, cinghiali, lepri, volpi, scoiattoli, e perfino le orme di un orso. Il secondo dopoguerra ha ridotto questa zona a una servitù militare a protezione del confine orientale, limitandone spesso lo sviluppo economico e urbanistico: ne è rimasto un paesaggio di valli anguste, torrenti che scorrono ripidi tra forre e cascatelle, grotte in mezzo ai boschi.

Il Natisone e le sue piscine naturali

Le acque del Natisone tendono al verde e sono limpide; il fiume è un corso d'acqua particolarmente temperato, rinfrescante d'estate ma raramente freddo come tanti altri torrenti montani del Friuli. Lungo i 15 chilometri della Strada statale 54 fra Cividale del Friuli e Stupizza il fiume forma una serie di piscine naturali. Vicino a Vernasso e a Ponte San Quirino l'erosione dell'alveo scava vere e proprie forre.

A Vernasso, frazione di San Pietro al Natisone, accanto alla spiaggia di sassi c'è un prato verde: è un luogo ideale per le famiglie con i bambini grazie alla sua ampia piscina naturale con acqua piuttosto bassa e corrente pressoché inesistente. Poco lontano ci sono anche il mulino di Biarzo e i grandi sassi vicino al ponte di Tiglio. A Biarzo il fiume compie una brusca curva attorno a un promontorio roccioso, da cui ci si tuffa nella piscina profonda sottostante; a valle del ponte di Tiglio, dopo una spiaggetta e una cascatella, grosse rocce sorgono dal letto del fiume in un tratto dove l'acqua raggiunge elevate profondità.

Attenzione però: quando piove il Natisone può gonfiarsi all'improvviso, e a volte di molto. Sopra il fiume si apre il Riparo di Biarzo: fra il 1982 e il 1984 le campagne di scavo dell'Università degli Studi di Ferrara e del Museo Friulano di Storia Naturale vi hanno trovato tracce di frequentazione a partire da 13.000 anni fa, dall'Epigravettiano al Mesolitico, fino al Neolitico e all'età del Bronzo.

Chi va in bici può seguire la Ciclovia della pianura e del Natisone, da Cividale del Friuli su fino a Stupizza. Nel territorio di San Leonardo, invece, il Rio Patok forma le Cascate Kot, raggiunte da un sentiero che passa accanto a vecchi mulini in disuso e attraversa boschi di latifoglie dove cresce il pungitopo maggiore.

Kolovrat e Matajur nella Grande Guerra

Sul passo Solarie e lungo tutta la cresta del Kolovrat si combatté la Grande Guerra, e da qui passò la ritirata di Caporetto. La terza linea italiana, a 1115 metri, è diventata il Museo all'aperto del Kolovrat, a cavallo del confine: le vecchie fortificazioni le hanno rimesse a posto il CAI e il comune di Drenchia. Al punto di partenza, nei pressi del rifugio Solarie, c'è il monumento all'alpino Riccardo Giusto, primo caduto italiano del conflitto il 24 maggio 1915.

L'anello segue il sentiero CAI 746 fino al Passo Zagradan, a quota 1042, fra il Monte Piatto e il Monte Klabuk, dove la Fondazione «Poti miru v Posočju» di Caporetto ha recuperato parte delle postazioni di difesa italiane. Si attraversano trincee, caverne e postazioni per le mitragliatrici e i cannoni, lungo il Sentiero della Pace, Pot miru, e oltre il passo, verso nord, c'è un punto panoramico sopra la Valle dell'Isonzo: lì, alla sera del 24 ottobre 1917, agirono le compagnie tedesche comandate dal tenente Erwin Rommel.

Il Matajur, che si chiama anche Monte Re e, nel dialetto sloveno della zona, Baba, è una cima delle Prealpi Giulie: dalla pianura lo si riconosce subito per il profilo a cono. Nella battaglia di Caporetto, Rommel prese prima le vette del Kolovrat e poi si lanciò sul Matajur, tenuto dalla Brigata Salerno: dopo 52 ore di marce estenuanti e di scontri, arrivò in cima con quasi 9000 prigionieri. Sulla cima c'è la chiesetta del Cristo Redentore, costruita sulle macerie della cappella inaugurata nel 1901, colpita prima da un fulmine e poi distrutta nella stessa battaglia; il panorama spazia dal Carso alla laguna di Grado, fino al Canin, al Mangart e al Tricorno. La salita più breve parte dal rifugio Pelizzo. Nella valle di Savogna si aprono numerose grotte, fra cui la voragine di Cerconizza e la Velika Jama.

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Slavia friulana, fra banche e arenghi

La Slavia friulana, detta anche Benecia, è una regione storico-geografica che si estende tra Cividale del Friuli e i monti che sovrastano Caporetto, e dagli anni venti del Novecento il suo nome fu generalmente adottato per indicare le sole Valli del Natisone. Le Valli del Natisone sono abitate fin dalla fine del paleolitico. I romani vi fecero passare la strada che collegava Aquileia all'Europa centrale lungo il Natisone, e nel 568 arrivarono i longobardi. Gli slavi scesero lungo il Natisone già nel VII secolo: Paolo Diacono lo racconta con la battaglia di Broxas, l'attuale Ponte San Quirino, verso il 666. I primi insediamenti slavi stabili risalgono però all'epoca carolingia, e l'afflusso durò fino al XIV secolo; con la Repubblica di Venezia la regione prese anche il nome di Slavia Veneta.

Nell'XI secolo la gastaldia di Antro, che comprendeva le valli del Natisone, dell'Alberone, del Cosizza e dell'Erbezzo, fu concessa ai Patriarchi di Aquileia. Nel 1420 cominciò la dominazione veneziana, e la Repubblica di Venezia concesse a queste valli ampia autonomia in cambio della difesa della pianura. Nel 1474 la comunità di Cividale ottenne definitivamente la gastaldia di Antro e intervenne presso la Serenissima perché agli schiavoni venissero riconosciuti privilegi fiscali e una particolare autonomia amministrativa e giudiziaria.

All'inizio del XVI secolo furono istituiti due tribunali, detti banche, ciascuno di 12 giudici popolari che si riunivano attorno a lastre o tavoli di pietra; decani e giurati si ritrovavano nell'arengo presso la chiesa di San Quirino. Come servizio militare bastava sorvegliare il confine: le valli davano 200 uomini per tenere d'occhio i cinque passaggi verso l'Isonzo e lo Judrio, cioè Pulfero, Luico, Clabuzzaro, Clinaz e San Nicolò. Nella guerra di Gradisca (1615-1617) toccò anche agli schiavoni difendere la zona.

I privilegi cessarono con la Serenissima nel 1797; nel periodo napoleonico (1805-1813) furono abolite le vicinie, gli arenghi e le banche, e nel 1866 la Slavia passò al Regno d'Italia. Nel 1933 il regime fascista vietò ogni lingua diversa dall'italiano; dopo l'8 settembre 1943 le Valli entrarono nella Repubblica partigiana di Kobarid-Caporetto, che durò fino ai primi di novembre. Per gli studiosi di lingue slave, le parlate delle valli della Slavia friulana appartengono allo sloveno. Le Valli mantengono ancora viva la propria cultura e le proprie tradizioni slovene, con le usanze legate al Natale, al Carnevale, il Pust, e al Kries, il falò di San Giovanni.

Chiesette votive, Antro, Polava e le Krivapete

Le 44 chiesette votive, risalenti ai secoli XV e XVI, sono sparse ovunque all'interno delle Valli, con gli affreschi di Jernei da Skofia Loka e gli altari lignei dorati. Vi hanno operato artisti sloveni, che hanno portato influssi artistici della Mitteleuropa, e le chiesette sono situate spesso nei luoghi panoramici e naturalistici più pregiati della Slavia friulana. Le unisce il Cammino delle 44 Chiesette Votive, 163,4 km in 10 tappe attraverso 9 comuni, da percorrere a piedi, in bici o a cavallo.

Le chiese votive gotico-slovene discendono dal modello della cattedrale di San Vito a Praga, arrivato in Slovenia e da Škofja Loka, per la valle dell'Isonzo, fino alle valli del Natisone: l'orientamento, le dimensioni, il presbiterio, il campanile a vela, i costoloni del soffitto e le mensole si ritrovano in tutte. Fra gli architetti che firmarono le loro opere nella Slavia ci sono Andrea di Škofja Loka, il magister Petr(ich), che costruì la chiesa di San Quirino, il magister Ambrosius, a San Silvestro di Merso di Sotto, e Gaspare di Tolmino. Fra la fine del '600 e l'inizio del '700 la famiglia Vrtav di Caporetto, con Jernej, cioè Bartolomeo, scolpì molti altari lignei, fra cui quelli di Clenia, Ossiach e San Giovanni d'Antro.

Nella frazione di Antro, a Pulfero, la grotta di San Giovanni d'Antro custodisce una chiesa scavata nella roccia, raggiunta salendo una scalinata. La leggenda vuole che la regina longobarda Teodolinda vi si sia rifugiata durante l'assedio degli Unni, e che l'abbia fatto togliere gettando l'ultimo sacco di grano sui soldati: così avrebbe convinto Attila dell'abbondanza di provviste. Dal IX secolo si hanno testimonianze dell'uso delle grotte di Antro come luogo di preghiera.

A Polava, frazione di Savogna in una delle valli laterali, c'è il monastero buddista «Cian Ciub Ciö Ling», fondato negli anni Novanta dal maestro Yeshe Tobden. Le case in pietra, a 2 chilometri dal confine con la Slovenia, sono state strappate al degrado da Plinio Benedetti, che vi ha realizzato mille statue del Buddha come gli aveva chiesto il suo maestro; il monastero ha ospitato anche il Dalai Lama. Il monastero ha due edifici sacri, e fra i due, sistemato su un enorme masso, c'è lo stupa, con una statua realizzata in Tibet e arrivata fino in Friuli.

Una delle tradizioni orali più particolari delle Valli riguarda le Krivapete, streghe il cui nome significa «dai piedi ritorti». Secondo la leggenda tramandata nei borghi di Pulfero, Topolò e delle valli più interne, sono creature femminili notturne con i piedi girati all'incontrario, così che le impronte lasciate nella neve o nel fango indicano la direzione opposta a quella in cui vanno. Abitano i margini dei boschi, le sorgenti, i crocicchi, i posti dove un mondo finisce e un altro comincia; in parecchie zone del Friuli le anguane finiscono per mescolarsi con le Krivapete, creature delle grotte e dei monti.

A Topolò, arroccata sopra la Val Cosizza, dal 1995 si tiene ogni estate Stazione Topolò / Postaja Topolove, che trasforma il borgo in uno spazio espositivo diffuso di arte contemporanea.

Gubana, strucchi e lo sfalcio di Tribil

I boschi di castagno che coprono i versanti delle quattro valli erano un tempo la principale risorsa alimentare delle comunità di montagna, con la farina e la polenta di castagne; il castagno di Pegliano, uno dei più antichi della zona, è meta di escursione.

Le Valli del Natisone sono la patria di origine della gubana, un dolce ripieno di noci, nocciole, pinoli, uvetta e altri 15 ingredienti, che di solito si serve bagnato con la grappa per ammorbidirlo. Gli strucchi sono dolcetti piccoli, con dentro un ripieno che ricorda quello della gubana, spesso profumato di cannella, miele e burro fuso; si cuociono in acqua o si friggono. La vicinanza del confine ha portato sulle tavole piatti sloveni come cevapcici e palacinke.

Durante i mesi estivi, a Tribil Superiore, frazione di Stregna, la memoria agricola torna con le giornate dedicate allo sfalcio manuale dei prati stabili con la falce fienaia.

Domande frequenti

Quali sono i comuni delle Valli del Natisone?

Le Valli del Natisone comprendono sette comuni: Drenchia, Grimacco, Savogna, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Stregna e Pulfero, in provincia di Udine, al confine con la Slovenia.

Dove fare il bagno nel Natisone?

Le piscine naturali del Natisone più note sono a Vernasso, con acqua bassa adatta alle famiglie con i bambini, a Biarzo, dove ci si tuffa da un promontorio roccioso, e a valle del ponte di Tiglio.

Che cos'è il Museo all'aperto del Kolovrat?

Il Museo all'aperto del Kolovrat è il luogo dove è possibile visitare gli appostamenti della terza linea di difesa italiana durante il primo conflitto mondiale, sul crinale fra Italia e Slovenia, sopra il passo Solarie.

Che cos'è la gubana?

La gubana è il dolce delle Valli del Natisone, ripieno di noci, nocciole, pinoli, uvetta e altri 15 ingredienti, di solito servito bagnato con la grappa.