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Vacanze estive a Trieste per gli amanti di arte e cultura

Trieste per gli amanti di arte e cultura: il liberty di Casa Terni-Smolars, i castelli di San Giusto e Miramare, i luoghi di Joyce e Svevo, il Revoltella.

Per le vacanze estive in Friuli Venezia Giulia all'insegna dell'arte e della cultura, Trieste è la tappa principe del viaggio. Trieste ha un impianto urbano ereditato dal periodo asburgico, gli edifici liberty come Casa Terni-Smolars, i castelli di San Giusto e di Miramare e i luoghi di Joyce e Svevo.

L'impianto asburgico e il liberty di Casa Terni-Smolars

Trieste può essere la base delle vacanze oppure una gita di un giorno dentro un itinerario più ampio. Non ha nulla a che vedere con le altre città del Friuli Venezia Giulia, né con le città italiane più raccolte e a pianta medievale: l'impianto urbano ereditato dal periodo sotto dominazione asburgica le dà un sapore mitteleuropeo, più simile a Vienna o a Praga, con una caratteristica in più, la sua costa.

L'art nouveau si afferma a Trieste tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, trovando in questa città, crocevia tra la cultura italiana e quella asburgica, un terreno fertile e produttivo. Il liberty triestino unisce lo stile floreale italiano, la Secessione di Vienna, che vede protagonisti, tra gli altri, Schiele e Klimt, e la Jugendstil tedesca. In questo periodo a Trieste si costruiscono numerosi edifici: alcuni più classici, volti a ospitare le istituzioni che in città si stavano affermando, e altri più moderni ed eclettici, rivolti allo stile liberty.

Fra l'austerità degli edifici classicheggianti c'è la Casa Terni-Smolars, progettata nel 1906 dall'architetto Romeo Depaoli su commissione del cavaliere Augusto Terni. Il secondo nome glielo diede la cartoleria Smolars, aperta al pianterreno da Costanza Carniel Smolars. Il palazzo guarda la strada su tre lati ed è fatto di tre blocchi: quello di mezzo un po' arretrato, gli altri due ai fianchi.

Il piano terreno e il mezzanino, destinati al commercio, hanno grandi vetrate ispirate a quelle dei progetti di Max Fabiani; sopra l'ingresso principale si apre un grande finestrone circolare, affiancato da due statue di figure femminili di Romeo Rathmann, autore anche dei gruppi scultorei sul tetto. Due balconi d'angolo al primo piano muovono le facciate; al terzo, le finestre ad arco tondo danno su poggioli con ringhiere di ferro battuto a fiori, e in cima corre tutt'attorno una loggia sospesa, chiusa da un cornicione sporgente che ai due lati finisce in una cupola. Gli interni furono rifatti nel 1970 dagli architetti Giampaolo Batoli e Claudio Visintini, mentre la pietra delle facciate fu pulita e restaurata da Enrico Colosimo fra il 1994 e il 1995.

Sempre a opera dell'architetto Depaoli è Casa Polacco, che presenta una disposizione di piani sempre più decorati sopra piani più semplici. In piazza della Borsa c'è Casa Bartoli, costruita su progetto di Max Fabiani nei primi del Novecento, con ampie vetrate dedicate all'esposizione commerciale e altri piani, più coperti, dedicati ai locali residenziali. Su viale XX Settembre c'è il palazzo Viviani Gilberti, che ospita il cinema Ambasciatori, inaugurato nel 1907; in via Commerciale c'è una serie di edifici in stile liberty il cui esempio più significativo è Casa Valdoni.

Castelli di San Giusto, Miramare e Duino

Fra i colli che scendono verso il mare, quello di San Giusto è il più alto. Dalla fine dell'età del Bronzo a tutta l'età del Ferro lo occupava un castelliere, e da lì si sviluppò Tergeste, nome composto da Terg, radice indoeuropea che significa «mercato», e dal suffisso veneto este, cioè «città». Arrivati nella prima metà del II secolo a.C., i Romani presero la città e piantarono sulla sommità del colle il cuore del loro accampamento; i resti della Basilica Civile, databile al 133 d.C., e la platea del Foro sono stati rimessi in luce in seguito a scavi negli anni Trenta e si vedono ai piedi del Castello.

Nel 1382 Trieste firmò la «Spontanea Dedizione all'Austria», e nel 1468 l'imperatore Federico III ordinò la costruzione, a spese dei cittadini, di una casa fortificata, affiancata da una torre, in cima al colle di San Giusto, per il capitano cesareo: è la Casa del Capitano, che ospita il museo storico.

La forma a triangolo, con un bastione per ogni vertice, nacque nel breve periodo in cui Venezia tenne la città, fra il 1508 e il 1509: fu la Serenissima a costruire il primo bastione, quello rotondo, detto «Rotondo» o «Veneto». Poi il cantiere andò avanti adagio fino alla metà del XVI secolo, guidato dall'architetto triestino Gerolamo Decio. Con il capitano imperiale Giovanni de Hoyos, arrivato nel 1545, sorse il bastione «Lalio», che prende il nome dal soprintendente militare Domenico de Lalio; nel 1553 vi si murò lo stemma di de Hoyos, con due teste di squalo affrontate. I lavori si chiusero nel 1557 con l'avancorpo del vestibolo, dove si vedono stemmi di pietra e le statue di Michez e Jachez. Nel 1636 la fortezza venne completata con il terzo bastione, di forma triangolare, chiamato «Fiorito» o «Pomis», dal nome dell'architetto imperiale Giovanni Pietro de Pomis.

Il castello non ha mai subito assedi o battaglie importanti, ed è per questo che è arrivato fino a noi quasi intatto. Restò sede del Capitano Imperiale austriaco fino al 1750, poi diventò fortezza e caserma e, talvolta, anche prigione. Nel 1918, con l'annessione di Trieste all'Italia, vi si stabilì il distretto militare, e nel 1930 l'intero comprensorio divenne proprietà del Comune. Negli anni Trenta i lavori diretti dall'architetto Ferdinando Forlati mirarono a liberare l'intero complesso dalle sovrastrutture sette-ottocentesche; al centro del Cortile delle Milizie tornarono in luce i resti della polveriera esplosa nella notte del 9 luglio 1690, quando un fulmine colpì cinquanta barili di polvere da sparo. Nel museo si conserva una ricca raccolta d'armi, e nei sotterranei del Bastione Lalio il Lapidario Tergestino raccoglie iscrizioni, sculture, bassorilievi e frammenti architettonici di epoca romana.

Il Castello di Miramare è la residenza voluta dall'arciduca Ferdinando Massimiliano d'Asburgo per abitarci con la moglie, la principessa Carlotta del Belgio, sul promontorio di Grignano. Progettato dall'ingegnere austriaco Carl Junker in stile eclettico, fu costruito tra il 1856 e il 1860, e conserva gli arredi interni originali e le decorazioni degli artigiani Franz e Julius Hofmann. Fra le sale c'è il baldacchino che Napoleone III regalò a Massimiliano per il matrimonio con Carlotta; la coppia non ebbe vita felice e non poté godersi il castello. Il parco, opera del giardiniere Josef Laube, ha statue della ditta berlinese Moritz Geiss, serre, laghetti e fontane, e la cappella di San Canciano custodisce il crocefisso in legno della fregata «Novara», dedicato nel 1900 a Massimiliano dal fratello Ludovico Vittore.

Poco distante da Trieste c'è Duino, con il castello dei principi Thurn und Taxis, sede dell'antico feudo del Patriarcato di Aquileia. Lungo la scogliera, dalla baia di Sistiana al paese di Duino, corre il sentiero Rilke, che porta il nome del poeta di Praga vissuto qui e qui ispirato. Chi ama l'arte e la cultura, una volta in Friuli Venezia Giulia, può fare una gita anche ad Aquileia, la cosiddetta Seconda Roma, con i suoi siti archeologici.

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James Joyce, Italo Svevo e il museo LETS

Trieste, città di frontiera, ha ispirato nel corso dei secoli poeti e grandi scrittori. Passeggiando lungo il Canal Grande si incontra la statua di James Joyce, scrittore irlandese autore dell'Ulisse, che a Trieste ha vissuto e ne ha tratto ispirazione. Joyce arrivò in città nel 1904 per insegnare inglese alla Berlitz School di via San Nicolò. Si allontanò durante la Prima guerra mondiale e vi fece rientro nel 1919, ma rimase deluso dall'ambiente che trovò: la Trieste asburgica di Joyce differiva da quella nuova, divenuta territorio italiano. Lasciò Trieste per l'ultima volta nel 1920.

In città Joyce scrisse o vide pubblicati Chamber Music, Dubliners, Portrait of the Artist as a Young Man, Exiles e Giacomo Joyce, e cominciò l'Ulisse, pubblicato nel 1922. Sulla casa dove visse c'è una lapide con una sua frase, scritta quando iniziò l'avventura dell'Ulisse.

Italo Svevo era triestino: Aron Hector Schmitz, chiamato «Ettore» in famiglia, nacque a Trieste nel 1861. A lungo le biografie hanno indicato la sua casa natale in via dell'Acquedotto, dove per decenni è stata esposta una targa; nel 2020 nuove ricerche hanno trovato il nome di Ettore Schmitz nel registro delle nascite della comunità ebraica, e la targa è stata spostata. In piazza della Borsa c'è il Palazzo Tergesteo, edificio neoclassico inaugurato a metà Ottocento, attraversato al piano terra da una galleria commerciale. Qui Svevo lavorò per quasi due decenni come impiegato alla Banca Union di Vienna, negli anni in cui cominciava a scrivere i suoi romanzi: Alfonso Nitti, il protagonista del primo romanzo, Una Vita, è un impiegato di banca, e il protagonista de La Coscienza di Zeno conosce il futuro suocero alla Galleria Tergesteo.

Dopo il matrimonio con Livia Veneziani, Svevo lasciò l'impiego in banca per lavorare nell'azienda della famiglia della moglie, e per migliorare l'inglese si iscrisse alla Berlitz School, dove in quegli anni insegnava Joyce. Fra i due nacque un'amicizia fatta di stima, in cui l'uno spronava l'altro, e per Svevo fu decisiva. I suoi primi due romanzi li aveva pagati di tasca propria, e nessuno se n'era accorto: fu Joyce, che li apprezzava, a farli conoscere, prima fuori d'Italia e poi anche in patria. Diverse volte Svevo venne indicato come uno dei modelli su cui Joyce si basò per il protagonista dell'Ulisse, Leopold Bloom.

In piazza Hortis Trieste ha messo una statua di Svevo, opera di Nino Spagnoli, lo stesso dei bronzi di Joyce e di Saba: lo scrittore è ritratto mentre va verso la Biblioteca Civica Attilio Hortis. Per anni ci entrò tutte le sere, uscito dalla banca, a leggere e a scrivere.

Nell'antico Palazzo Biserini, già sede della Biblioteca Civica, ha trovato spazio il LETS – Letteratura Trieste, il museo nato dall'unione del Museo Sveviano e del Museo Joyce. Il primo lo si deve a Letizia Svevo Fonda Savio, la figlia, che dopo la morte del padre regalò al Comune le carte di famiglia, i libri, i mobili e le cose sopravvissute alle bombe che colpirono Villa Veneziani. Il Museo Joyce aprì nel 2004. La parte dedicata a Svevo ricrea il salotto di casa, con il violino di Ettore Schmitz e, prestati dal Museo Revoltella, quadri e disegni di Umberto Veruda, il pittore triestino che fu per Svevo quasi un fratello; nel Museo Joyce lettere, foto e scritti raccontano il legame profondo tra Joyce e la città che lo accolse. Il Museo Saba è il primo luogo pensato per raccontare, insegnare ed esporre il poeta più amato della città. Nella sala grande, la Libreria degli Scrittori, trovano posto le donne e gli uomini di penna nati o vissuti a Trieste, fra cui Scipio Slataper, Claudio Magris, Susanna Tamaro, Boris Pahor e Fulvio Tomizza.

Revoltella, Morpurgo e le case dell'Ottocento

Il Museo Revoltella è la galleria d'arte moderna fondata nel 1872 per volere del barone Pasquale Revoltella, uno dei promotori della costruzione del Canale di Suez, che lasciò alla città la sua collezione di opere d'arte, la sua dimora con gli arredi e i libri. Il palazzo neorinascimentale fu firmato dal berlinese Friedrich Hitzig, tra il 1854 e il 1858, e si affaccia su quella che un tempo era Piazza Giuseppina, l'attuale Piazza Venezia. Oltre ai beni, il barone lasciò in testamento anche una cospicua somma per il mantenimento e lo sviluppo del polo museale: una parte venne investita per l'ampliamento dell'edificio, un'altra venne utilizzata per acquistare opere di rilievo, spesso provenienti dalle prime Esposizioni d'Arte Internazionale, come la Biennale di Venezia.

Ai nomi di Hayez, Morelli, Nono, Palizzi e Previati si affianca la Signora col cane di De Nittis, dipinta nel 1878; con Casorati, Sironi, Carrà, Mascherini, Morandi, de Chirico, Manzù, Fontana e Burri si entra nel Novecento, e fra gli artisti della collezione ci sono anche Giovanni Fattori, Arnaldo Pomodoro e Renato Guttuso. Negli anni Sessanta al museo si aggiunse il confinante Palazzo Brunner, rimesso a nuovo fra il 1968 e il 1991 su disegno di Carlo Scarpa. Nel Revoltella sono esposte anche molte opere di Veruda, ritrattista formatosi a Monaco.

Il Museo Morpurgo occupa il secondo piano di un palazzo del Borgo Teresiano, disegnato dall'architetto Berlam e finito nel 1875. Era l'appartamento di una ricca famiglia ebraica dell'Ottocento, che nel 1943 lo lasciò in eredità al Comune di Trieste: nei 600 mq gli interni sono tutti originali, negli stili del secondo Ottocento, con le collezioni d'arte e di mobili raccolte dai Morpurgo nel corso dei loro viaggi. Al primo piano dello stesso palazzo, il Museo di Storia Patria conserva medaglie, ritratti, mobili, tessuti e costumi, e la collezione d'arte che Socrate Stavropulos, capitano d'industria di origine greca, donò alla città nel 1960.

Un'altra casa borghese è il Museo Sartorio, la villa settecentesca di Pietro Sartorio, mercante di granaglie giunto a Trieste da Sanremo. Il Comune di Trieste la ricevette in donazione nel 1946; nelle sale gli stili Impero e Biedermeier convivono con il neo rococò e il neogotico, e al secondo piano si conserva la collezione dei disegni di Giambattista Tiepolo. Dopo anni di restauri, il museo ha aperto nel 2006.

Museo del Mare e Museo d'Antichità Winckelmann

A Trieste il mare è sempre a pochi passi, e per capire la città bisogna capire anche quello. Il Museo del Mare ha una sede nuova dal 4 ottobre 2023: il Magazzino 26 del Porto Vecchio. La collezione conta oltre 6mila beni e racconta il Lloyd, dove le origini austriache e triestine si intrecciano con la marineria: sulla Victoria fu installato il primo sistema di aria condizionata, e sui transatlantici Vulcania e Saturnia le cabine ebbero per la prima volta terrazzi privati. Il Magazzino 26 espone più di mille beni della raccolta, fra modelli, dipinti, porcellane, argenti, fotografie, strumenti nautici, orologi, armi, carte geografiche e documenti.

Chi ama l'antichità trova il Museo d'Antichità Winckelmann, con l'accesso appena sotto la facciata della Cattedrale di San Giusto. Il museo è nato nell'Ottocento per raccogliere il materiale antico della storia della città e cresciuto con donazioni private. La collezione di egittologia conta quasi un migliaio di pezzi, arrivati dall'Egitto nell'Ottocento e nel primo Novecento grazie ai traffici del porto triestino. Il percorso va dalla preistoria e dalla protostoria del Carso triestino ai manufatti greci, per lo più della collezione Fontana Sartorio, ai reperti romani del territorio tergestino e aquileiese; una sala è dedicata al rhyton d'argento a testa di cerbiatto, datato 400 a. C., e la sala intitolata a Cesare Fabietti espone le ceramiche Maya di El Salvador donate nel 2002. Nel giardino dell'Orto Lapidario, fra epigrafi e sculture romane, c'è il tempietto neoclassico con il Cenotafio di Winckelmann, archeologo tedesco morto assassinato a Trieste nel 1768, e un'altra area, il Giardino del Capitano, conserva sculture, lapidi e iscrizioni di epoca medievale e moderna.

Domande frequenti

Che cosa vedere a Trieste per chi ama l'arte?

Trieste ha gli edifici liberty come Casa Terni-Smolars, i castelli di San Giusto e di Miramare, il Museo Revoltella, il Museo Morpurgo, il Museo del Mare e il Museo d'Antichità Winckelmann.

Chi ha costruito il Castello di San Giusto?

La Casa del Capitano fu voluta nel 1468 dall'imperatore Federico III; il primo bastione lo costruirono i Veneziani tra il 1508 e il 1509, il bastione Lalio fu realizzato sotto Giovanni de Hoyos, e nel 1636 il bastione Fiorito completò la fortezza.

Dove si trova il Museo Joyce a Trieste?

Il Museo Joyce fa parte del LETS – Letteratura Trieste, nell'antico Palazzo Biserini, insieme al Museo Svevo e al Museo Saba.

Che cosa c'è al Museo Revoltella?

Il Museo Revoltella è la galleria d'arte moderna fondata nel 1872 dal barone Pasquale Revoltella: fra le opere ci sono la Signora col cane di De Nittis e opere di Hayez, Morandi, de Chirico, Fontana e Burri.