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Tre giorni in Val Pesarina: gli orologi di Pesariis, le frazioni di Prato Carnico, gli stavoli di Orias, la cascata Fuas e il rifugio De Gasperi

Val Pesarina in tre giorni: i 15 orologi monumentali di Pesariis, Casa Bruseschi, le chiese di Prato e Osais, i 12 stavoli di Orias e il rifugio De Gasperi.

Pesariis è una frazione di Prato Carnico, in provincia di Udine, nella Val Pesarina, ed è chiamato il paese degli orologi. In tre giorni si vedono i 15 orologi monumentali e il museo, le frazioni della valle, gli stavoli di Orias, la cascata Fuas e il rifugio De Gasperi.

Val Pesarina, la Valle del Tempo

La Val Pesarina è una delle otto valli della Carnia: si sviluppa per circa 22 km in direzione ovest-est ed è attraversata dal torrente Pesarina, da cui prende il nome. Il territorio comunale di Prato Carnico coincide quasi interamente con la Val Pesarina. A nord la chiudono le aguzze vette delle Dolomiti Pesarine, con la Creta Forata (2.462 m), il Siera (2.443 m), il Clap Grande (2.487 m) e il monte Pleros (2.318 m); a sud stanno le cime rotondeggianti dei monti Forchia (1.901 m), Novarza e Pieltinis (2.027 m), dietro cui sorge il territorio di Sauris. Le carte della Serenissima la chiamavano Canale di San Canciano o Canal Pedarzo; la denominazione più recente, Valle del Tempo, viene dalla produzione storica orologiaia di Pesariis.

Molte case somigliano ai palazzi veneti: Venezia qui comandava e da questi boschi prendeva il legno per le sue navi, e sulle carte lo ricordano ancora i nomi di Bosco Bandito. I tetti hanno tegole di terracotta piatte, sagomate come piccole scandole, che si chiamano planelàs.

La tradizione degli orologi risale alla fine del Seicento. Le famiglie locali avevano piccole fucine, erano abili fabbri e cominciarono a realizzare orologi da parete. In paese c'era anche la dogana, con la pesa pubblica, al confine fra la Serenissima e l'Impero austroungarico, e con il movimento di persone e merci che transitavano in valle viaggiavano conoscenze e idee. Orologi da polso qui non se ne sono mai fatti: solo da muro e da campanile. Le famiglie più conosciute erano i Cappellari, attivi per circa 140 anni, poi i Gonano e i Machin; i Solari, che nel 1725 iniziarono la produzione degli orologi da torre, trasformarono una produzione artigianale in protoindustriale e poi industriale. I loro orologi da campanile si vendevano in Slovenia, Istria e Croazia: si montavano e si collaudavano a Pesariis, poi si smontavano e si rimontavano nel luogo di vendita.

Remigio Solari, classe 1890, negli anni Trenta inventò l'orologio a scatto di cifre, che sostituisce le lancette con palette rotanti che girano come le pagine di un libro. L'orologio Cifra 5, disegnato dall'architetto Gino Valle, vinse il premio Compasso d'Oro, e nel 1962 la Solari ebbe un altro riconoscimento per gli indicatori alfanumerici per aeroporti e stazioni ferroviarie, adottati anche al J.F.K. di New York. Mani carniche hanno lavorato anche all'orologio della torre di piazza Libertà, a Udine: la macchina è di Baldassarre Pustetto di Ravascletto, ultimata e revisionata nel 1852 da Antonio Solari insieme ai figli.

Primo giorno: i 15 orologi monumentali di Pesariis

Pesariis sta a 750 m, e dal 2000 è ufficialmente il paese degli orologi. Il percorso dell'orologeria monumentale è un museo a cielo aperto con 15 orologi, fra cui 2 meridiane, disseminati tra le vie: si trovano esplorando liberamente o seguendo una mappa ad anello del paese, e il funzionamento di ogni meccanismo è illustrato in una tabella adiacente. Il pezzo antico è la Meridiana del 1770, dipinta sul muro di Casa Cappellari-Solari; tutti gli altri sono nati da un progetto del Comune del 2005, pagato con fondi europei, per il quale diverse ditte di orologeria hanno costruito i prototipi.

Seguendo l'anello si incontrano l'Orologio a Palette giganti, con due enormi display rotanti, l'Orologio a vasche d'acqua, con 12 vasche che si riempiono in serie, una ogni ora, la Meridiana del 1770, l'Orologio a scacchiera, dove girano piccole tessere bianche e rosse, e l'Antica Casa dell'orologio. Poi l'Orologio di Leonardo, che riproduce il meccanismo con peso e catenella ideato da Leonardo da Vinci, l'Orologio a vasi basculanti, che sfrutta il peso dell'acqua, e la Meridiana Orizzontale Analemmatica, dove l'ombra di chi guarda indica ora, mese e segno zodiacale. L'Orologio dei pianeti rappresenta il sistema solare, e il planisfero e notturnale usa uno strumento astronomico conosciuto dai naviganti per leggere l'ora. Chiudono il giro l'Orologio ad acqua, l'Orologio ad acqua a turbina, dove la caduta dell'acqua riempie le pale della ruota, l'Orologio a cremagliera, che sfrutta il suo peso per far muovere il meccanismo, e l'Orologio Calendario Perpetuo Gigante.

In mezzo alla piazza della chiesa c'è l'Orologio a Carillon: undici campane su cui i martelletti battono le ore, e due volte al giorno la musica di Us saludi o Marie. Altri tre orologi, quello con eclittica, quello floreale e quello con automa, stanno nelle frazioni di Prato, Croce e Pieria: l'orologio con eclittica dà il benvenuto in Val Pesarina all'ingresso della vallata, a Croce, e quello con automa è all'entrata del Municipio, a Pieria.

Museo dell'orologeria, Casa Bruseschi e la chiesa

Il Museo dell'Orologeria Pesarina fa parte della rete dei musei della Carnia e raccoglie più di 100 orologi: riproduzioni di pezzi del 1400 e pezzi originali delle epoche successive, dagli antichi orologi a parete fino ai timbracartellino e ai marcatempo degli anni Cinquanta creati dalla Solari. C'è anche un Cifra 3, il modello Solari che il MoMa di New York ha messo in mostra.

Di Pesariis si hanno notizie a partire dal 1300. Le sue case, all'inizio interamente in legno, sono in pietra, con lo slancio verticale, i tetti spioventi per far scendere la neve e i muri molto spessi. Tra queste c'è Casa Bruseschi, la tipica «casa carnica», sede di un museo etnografico: dal Seicento è stata la residenza di una famiglia borghese benestante, che annoverava notai e avvocati, e conserva mobilia, porcellane e tessuti di pregio. Al piano terra ci sono la cucina, con una collezione di stoviglie di ceramica e il fogolâr, e il tinello; ai piani superiori le camere da letto e uno studiolo, con mobili di fattura locale e di provenienza veneta.

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Sulla piazza del Carillon si affaccia la parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo, con il suo campanile: fu rifatta nel 1861 sopra le fondamenta della chiesa del 1348, e in facciata una trifora racchiude il mosaico dei due santi con Cristo in mezzo. A settembre a Pesariis ha luogo la festa «Arlois e fasois», orologi e fagioli, che celebra due prodotti tipici pesarini: i fagioli, di cui si coltiva una particolare varietà, e gli orologi, con la mostra mercato di orologi e le mucche coi tradizionali campanacci al collo. E nella notte di San Giovanni, fra il 23 e il 24 giugno, c'è ancora chi esce a cogliere fiori coperti di rugiada e ne fa mazzetti che portano salute e abbondanza.

Secondo giorno: Prato, Osais, Pieria, Truia e gli stavoli di Orias

Il capoluogo è Prato, con il Palazzo Casali-Giorgessi e la casa Canonica, residenze del '600 e '700 destinate ai funzionari della Repubblica Veneta, con i portici loggiati. Il campanile pendente, il Tor, apparteneva probabilmente alla chiesa parrocchiale danneggiata dal terremoto del 28 luglio 1700 e distrutta nel 1859. La Chiesa di San Canciano Martire fu consacrata nel 1868: il suo altare dei Santi Cancio, Canciano e Cancianilla si chiama «Altare della Nascita» per la predella con la Natività di Michele Parth.

A Sostasio la chiesa di San Gottardo fu riedificata nel 1611 sulle rovine di una chiesa quattrocentesca, e il mulino di Italo è l'unico mulino sopravvissuto dei ventuno che vi erano nella Val Pesarina, nel periodo compreso dal 1815 al 1851, con la ruota azionata dall'acqua del Rio Bianco. Ad Avausa la chiesa di Sant'Osvaldo, costruita nel 1605, ha un trittico di Giovanni Antonio Martini, e il campanile, eretto nel 1866, non è attaccato alla chiesa.

Osais, in dialetto il paese delle api, ha la Chiesa di San Leonardo: il permesso di erigerla risale al 1391, e fu consacrata nel 1497. Gli affreschi cinquecenteschi sono di Pietro Fuluto: sul soffitto ci sono 15 scompartimenti, con l'Annunciazione, il Padre Eterno, gli Evangelisti e 10 profeti, e sulle pareti gli episodi della vita di San Leonardo. A Osais c'è anche la Fornace di Fuina, dove si produceva la calce, e a metà Quaresima si svolge il «Brusin la Vecja», quando il fantoccio preparato durante il giorno viene bruciato al calar del sole.

A Pieria, sede del municipio dal 1897, sorge nella località Muliton la prima casa del popolo costruita in Carnia, che ospita la Biblioteca Comunale dedicata al senatore Fermo Solari; il piccolo museo della fotografia e della cinematografia espone macchine da presa e apparecchi fotografici. A Pradumbli, secondo Niccolò Grassi nelle «Notizie storiche della Provincia della Carnia» del 1782, c'era un castello, inserito in un sistema di cinque fortilizi a presidio della Val di Gorto, e durante Caporetto gli abitanti salvarono la campana della chiesa seppellendola nel bosco.

Truia, a 881 m, è la frazione più elevata del comune e fu quasi certamente il primo nucleo abitativo della vallata: il primo documento la menziona nel XIV secolo come Villa de Troy, e nel 1511 fu colpita dalla peste. La chiesa di San Lugano, edificata nel 1685, ha l'altare di San Lugano in legno, realizzato dalla bottega di Gerolamo Comuzzo.

Sopra Truia, a 1006 m, stanno gli stavoli di Orias: 12 costruzioni in pietra edificate a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, che servivano ai pastori diretti verso l'alpeggio per far riposare il bestiame. Sotto stavano le bestie, sopra le persone; qualcuno è crollato, altri sono stati restaurati senza cambiarne l'aspetto, e l'insieme è protetto per il suo valore di architettura e di memoria. Sui prati a terrazze fra gli stavoli sono appese le poesie di Pierluigi Cappello. Gli stavoli sono orientati verso la vallata, nella cornice dei monti Arvenis e Tamai, del massiccio dello Zoncolan e della creta di Mimoias. Si arriva anche in auto, ma si può parcheggiare a Truia e proseguire a piedi; poco distante c'è il borgo di Sopravalle, di sole quattro case, abbandonato.

Terzo giorno: la cascata Fuas, il rifugio De Gasperi e i valichi

Dal parcheggio dello stabilimento Solari parte il sentiero di 600 m per la cascata Fuas, nella località Possâl: è ben segnalato, costeggia il torrente in leggera salita e a metà incontra una passerella in legno e un ponte romano in pietra. Il terreno è umido, perciò scivola e in qualche punto è fangoso. Il sentiero termina in una piccola radura fra gli alberi e le alte pareti rocciose, dove la cascata si getta a formare una limpida pozza.

Nelle Dolomiti Pesarine, sullo spallone del Clap Grande, a 1767 m, sorge il Rifugio Fratelli De Gasperi, con le finestre rosse e una struttura di 5 piani. Al rifugio sale chiunque con il sentiero 201, il sentiero degli Sbilf, che parte dal centro fondo di Pian di Casa; in alternativa si passa da Casera Mimoias con il 203, che più su si innesta nel 201. Dal rifugio partono il sentiero attrezzato Regolo Corbellini, che giunge a Sappada attraverso il Passo Siera, la Ferrata dei 50 e la via normale al Clap Grande. Presso il rifugio il giardino botanico raccoglie circa 200 specie di piante di montagna, fra cui piante officinali e velenose, orchidee e gigli, e c'è il sentiero naturalistico del Gallo Forcello. Le Dolomiti Pesarine sono una catena al confine tra Veneto e Friuli, e solo il massiccio dei Clap appartiene al Friuli Venezia Giulia.

Per sciare nell'alta valle c'è Pradibosco; a un chilometro, a Pian di Casa, l'anello di fondo gira fra abeti e larici fra 1250 e 1400 metri. La Forcella Lavardet, a 1.542 m in comune di Vigo di Cadore, mette in comunicazione l'Oltrepiave con la Val Pesarina: il tratto da Campolongo fino alla forcella, sterrato e dissestato a causa di smottamenti, fu chiuso al traffico motorizzato nel 1993, ma è consentito il passaggio a piedi o in bicicletta. Nelle vicinanze, a 1.752 m, c'è la Sella di Razzo, in Veneto, e nei pressi del valico si estende l'altopiano di Casera Razzo, circondato da fitti boschi di abeti, dove c'è un'altra pista di discesa.

Domande frequenti

Quanti orologi ci sono a Pesariis?

Il percorso dell'orologeria monumentale di Pesariis ha 15 orologi, fra cui 2 meridiane; altri tre stanno nelle frazioni di Prato, Croce e Pieria.

Perché Pesariis è chiamato il paese degli orologi?

Pesariis ha una tradizione orologiaia che risale alla fine del Seicento: qui lavoravano i Cappellari, i Gonano, i Machin e i Solari, che nel 1725 iniziarono la produzione degli orologi da torre.

Dove si trovano gli stavoli di Orias?

Gli stavoli di Orias si trovano sopra Truia, frazione di Prato Carnico, a 1006 m: sono 12 costruzioni in pietra del XVIII e XIX secolo.

Da dove parte il sentiero per la cascata Fuas?

Il sentiero per la cascata Fuas parte dal parcheggio dello stabilimento Solari di Pesariis, è lungo 600 m e passa accanto a un ponte romano in pietra.