Il Percorso Verde è un itinerario pedonale di 8 km tra Aiello del Friuli e la sua frazione di Joannis, in provincia di Udine. Il Percorso Verde parte dal pozzo della piazza di Joannis, tocca il borgo rurale di Novacco, la Torbiera Groi e la Centa, e torna al pozzo.
Il Percorso Verde e il paese di Joannis
Il nome completo dell'itinerario è «Percorso verde… camminando tra storia e campagna»: mostra il patrimonio naturale e le testimonianze storiche della zona, ed è una proposta di «Turismo Slow», rispettoso dell'ambiente e attento alla cultura tradizionale della popolazione locale. Lo realizzò l'Assessorato al Turismo del Comune di Aiello del Friuli con gli Assessorati alla Cultura e all'Ambiente, con il patrocinio di Promoturismo FVG.
Joannis si chiama Vuanis in friulano, Uanis nella variante locale. In età longobarda Aiello diventò gastaldia, e nella sua circoscrizione c'erano le ville di Joannis, Crauglio, Tapogliano e San Vito al Torre. L'abitato fece parte della Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, poi del Regno d'Austria e dell'Impero Austro-Ungarico: la roggia Milleacque, che scorre a nord della località Uttano, fino al 1918 rappresentava il confine tra il Regno d'Italia e l'Impero Austro-Ungarico. Annesso al Regno d'Italia con il resto della Venezia Giulia, Joannis fece parte della Provincia di Gorizia fino al 1923, quando passò alla Provincia del Friuli. Il 26 settembre 1927 a Joannis nacque Enzo Bearzot, l'allenatore della nazionale italiana che vinse la Coppa del Mondo 1982, e fino al 1930 il paese fu un comune autonomo.
Il pozzo, Sant'Agnese e il palazzo Strassoldo-Frangipane
L'itinerario parte dal «pozzo» della piazza di Joannis, una delle meridiane del comune: Aiello è noto per le sue meridiane, più di ottanta manufatti di vari stili ed epoche. Dal pozzo si vede la chiesa parrocchiale di Sant'Agnese. La primitiva chiesa di Joannis si trovava nell'antica centa, all'esterno del paese. Nel 1651 si chiese il permesso di fare una chiesa nuova in mezzo al borgo: la prima pietra fu messa il 26 giugno 1652, e l'anno dopo, nel 1653, era finita. La parrocchiale attuale la vollero il pievano di Visco, Giovanni Ottavio de Gorizzutti, e il cappellano Giacomo Comelli, e fu costruita fra il 1742 e il 1749; il campanile, cominciato nello stesso 1742, fu finito nel 1778 e in parte rifatto nel 1905. La consacrò il 29 settembre 1822 l'arcivescovo di Gorizia e Gradisca, Joseph Walland; è stata restaurata nel Novecento e poi ancora fra il 2011 e il 2012.
All'interno della chiesa sono conservati un fonte battesimale del 1575, l'altare maggiore in marmo di Carrara con le statue dei Santi Sebastiano e Rocco, un'Ascensione del XVI secolo e un'Immacolata dipinta nel 1856 da Luigi Pletti. Il Martirio di Sant'Agnese, di autore tuttora ignoto, risale al 1736, e l'organo fu costruito nell'Ottocento.
A poca distanza dalla piazza sorge il palazzo Strassoldo-Frangipane, tra gli edifici maggiori del borgo. In origine era forse una casa-forte quattrocentesca, costruita negli anni delle scorrerie dei Turchi (1472-1499) a difesa del territorio, poi modificata, ristrutturata, ampliata e abbellita tra il Settecento e i primi anni del Novecento.
Campagna del Sobresc, l'altana e il «tunnel»
Il percorso segue la pista ciclabile, passa dietro l'ex Pesa di Joannis e vicino alla villa Ines. Qui si apre a destra una strada sterrata che entra nella campagna friulana. I locali chiamano quest'area in friulano «Sobresc», un nome forse legato al termine «uro», il bisonte europeo, che sarebbe il ricordo della sua presenza nel territorio in tempi passati.
La strada tra i campi porta all'altana, una casetta di avvistamento per i cacciatori. Da lì si gira leggermente a sinistra e, dopo una piccola radura, a destra, e si entra nel cosiddetto «tunnel»: un passaggio di alberi e arbusti dentro un boschetto, che forma la struttura voltata di una galleria.
Oltre il tunnel il percorso fiancheggia un pioppeto e raggiunge la strada tra Aiello del Friuli e la località di Alture. I locali chiamano quel punto «Puint di ciamps largs», ed era una tappa delle rogazioni, le processioni di preghiera per i campi.
Novacco, il mulino e la casa del mugnaio
Il percorso svolta a destra e arriva a Novacco, un borgo rurale nella campagna: un piccolo nucleo di abitazioni attorno all'antico mulino e alla casa del mugnaio. Dirimpetto al mulino, disposti in linea, stanno gli altri edifici del borgo, un tempo stalle e abitazioni.
Il mulino risale al XII secolo, è considerato il più grande della zona e nei secoli fu ampliato con nuove ruote; l'edificio attuale è il frutto della ristrutturazione dell'Ottocento. L'imponente fabbricato, sulla sponda sinistra della roggia Barisada, ha una pianta rettangolare allungata ed è disposto su 3 livelli più il seminterrato parziale, con fondazioni in pietra, muri in pietra e laterizio e tetto a falde. Sul prospetto principale, a Sud-Est, c'è una meridiana. Fra i suoi usi storici ci sono la macinazione dei cereali, la pilatura dell'orzo, un maglio per la battitura di canapa e lino e la trebbiatura meccanica. Per la turbina si abbassava la chiusa accanto, deviando la roggia nella camera turbina: l'acqua metteva in moto un albero motore che azionava le macchine molitorie e, tramite una dinamo, produceva energia elettrica.
Della fase più antica restano solo poche tracce nella struttura molitoria e due colonne di epoca romana, resti di un vecchio porticato, che a Sud-Ovest reggono una tettoia addossata all'edificio, un tempo funzionale alla trebbiatrice. Isolata a Nord-Est sta la casa medievale del mugnaio, con la struttura di un casale recintato e un cancello secondario di accesso ai campi: il piano inferiore ha un porticato un tempo in mattoni, quello superiore piccole aperture ad arco. Dopo accurati restauri la casa è ben conservata, ed è anche un bed and breakfast. Lì vicino c'è una piccola edicola della metà degli anni '50 del '900.
Torbiera Groi, il biotopo del giunco nero
Il Percorso Verde arriva poi alla Torbiera Groi. Dal 1999 una piccola torbiera e alcuni lembi di vegetazione naturale, allora minacciati dalla pioppicoltura e da altre forme di agricoltura intensiva, sono oggetto di indagini floristiche e faunistiche. Nella flora spicca il Giunco nero, Schoenus nigricans, in friulano «Groi», insieme a specie anche rare tipiche delle torbiere della pianura friulana, come Plantago altissima, Iris sibirica e Gladiolus palustris.
Le ricerche sulla fauna hanno censito almeno 20 specie di mammiferi e 18 fra rettili e anfibi, e l'osservazione e l'inanellamento degli uccelli hanno rivelato circa 140 specie; si contano anche circa 35 specie di Lepidotteri e 16 di Odonati. Molte di queste specie sono comprese negli allegati della Direttiva Habitat e nelle Liste Rosse nazionali o regionali. Con decreto del 17.11.2000 la Regione ha istituito il Biotopo Torbiera Groi, uno spazio di proprietà comunale di circa 10 ettari. Poi è iniziato il «restauro» delle aree prative, sottraendole all'incespugliamento ad opera dei rovi o di specie alloctone come l'amorfa, con sfalci fatti quasi del tutto da un gruppo di volontari, come quello del febbraio-marzo del 2007. Così la superficie a prati è aumentata e sono tornate alcune specie che si pensava estinte nell'area: dei 2 o 3 esemplari iniziali di Primula farinosa se ne possono osservare alcune decine, e la Parnassia palustre è passata da alcune decine di esemplari a centinaia. Al limite nord-est del biotopo cresce un Frassino ossifillo secolare.
La Centa e la cappella di Santa Lucia
L'ultima tappa è la Centa, un gruppo di costruzioni medievali al confine di Joannis, presumibilmente il primo nucleo abitato del paese, che nei secoli si è poi sviluppato più a est. Era un piccolo villaggio chiuso da una cinta muraria, e dentro le mura stavano, oltre alle abitazioni, una chiesetta con cimitero, una canipa per immagazzinare le derrate, la casa del curato e un magazzino. La Canipa e la Casa del Curato, in pietra e sassi, risalgono probabilmente al XV secolo. Il cimitero fu in uso fino al 1904, e la chiesa di Sant'Agnese in Centa fu distrutta nel 1906 per volontà dell'amministrazione comunale: nel vecchio cimitero sono ancora visibili alcune tombe e quello che resta della chiesa. Nel 2006, durante gli scavi per il restauro della Canipa, furono trovate le prime 13 tombe, per lo più di donne e bambini, di un'antica necropoli risalente presumibilmente al IX/X secolo.
Dietro si trova la cappella di Santa Lucia, con gli affreschi. Al suo interno sgorgava un'acqua di risorgiva, e i fedeli vi si lavavano gli occhi perché la ritenevano miracolosa; la fonte è generalmente asciutta, e l'acqua compare solo con piogge particolarmente abbondanti. Per tradizione il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, alla Centa si celebra la messa aperta a tutta la popolazione. Dalla Centa un chilometro di strada riporta al pozzo di Joannis, e chiude gli 8 km del Percorso Verde.
Domande frequenti
Quanto è lungo il Percorso Verde di Aiello del Friuli?
Il Percorso Verde di Aiello del Friuli è lungo complessivamente 8 km, e parte e torna al pozzo della piazza di Joannis.
Che cosa si vede lungo il Percorso Verde?
Il Percorso Verde passa per la campagna del Sobresc e il «tunnel» di alberi, il borgo di Novacco con il mulino e la casa del mugnaio, la Torbiera Groi e la Centa di Joannis con la cappella di Santa Lucia.
Che cos'è la Torbiera Groi?
La Torbiera Groi è un biotopo di proprietà comunale di circa 10 ettari ad Aiello del Friuli, istituito dalla Regione nel 2000, dove crescono il Giunco nero, in friulano «Groi», e specie rare delle torbiere di pianura.
Quanto è antico il mulino di Novacco?
Il mulino di Novacco risale al XII secolo, ma l'edificio attuale è il frutto della ristrutturazione dell'Ottocento; della fase più antica restano due colonne di epoca romana.