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Da San Daniele alla Val Colvera: il Tagliamento, il Monte di Ragogna, le coltellerie di Maniago e le case di pietra di Poffabro

Itinerario da San Daniele alla Val Colvera: la Guarneriana, il Monte di Ragogna del 1917, i fabbri di Maniago dal 1453 e i borghi di Frisanco e Poffabro.

L'itinerario da San Daniele alla Val Colvera comincia sul colle di San Daniele del Friuli, scende al Tagliamento sotto il Monte di Ragogna, passa per Pinzano al Tagliamento e Maniago e poi sale nella Val Colvera, in provincia di Pordenone, fino ai paesi di pietra di Frisanco e Poffabro.

San Daniele del Friuli, la Guarneriana e la Sistina del Friuli

San Daniele sta in cima a un colle a 252 metri, nel cuore del Friuli, e guarda dall'alto la pianura; poco lontano scorre il Tagliamento. È famosa per il prosciutto crudo, che stagiona bene grazie all'aria che nasce dall'incontro fra le correnti delle Alpi e quelle dell'Adriatico.

La Biblioteca Guarneriana la fondò nel 1466 Guarnerio d'Artegna. Cresciuto a Roma alla Curia, diventato pievano aveva aperto in casa sua a San Daniele un laboratorio di copisti; il 10 ottobre 1466, pochi giorni prima di morire, fece testamento e lasciò i suoi libri alla chiesa di San Michele, con regole severe su come custodirli e usarli. È fra le più antiche biblioteche pubbliche d'Italia: conserva una rara copia trecentesca dell'Inferno di Dante, la Bibbia Levantina, con miniature che uniscono gusto occidentale e orientale, e tanti libri stampati nel Cinquecento, regalati alla città dall'arcivescovo Giusto Fontanini (1666-1736).

Sulla piazza principale si alza il Duomo di San Michele Arcangelo, disegnato nel Settecento da Domenico Rossi. Nell'autunno 1944 un bombardamento alleato rovinò per sempre la facciata, e anche il terremoto del 1976 lasciò i suoi segni. Dentro ci sono tre navate, il fonte battesimale del XVI secolo, la Santissima Trinità dipinta dal Pordenone e un organo a tre tastiere con più di tremila canne.

Sant'Antonio Abate era la chiesa dell'Ospedale di Sant'Antonio: consacrata nel 1308, molto danneggiata nel 1348, fu consacrata di nuovo nel 1470. Ha una sola navata e tre cicli di affreschi, fra cui quello di Vitale da Bologna, di fine Trecento, e quello dipinto fra il 1497 e il 1522 da Martino da Udine, conosciuto come Pellegrino da San Daniele: per questo la chiamano la Sistina del Friuli. Sulla volta del coro ci sono Profeti ed Evangelisti, sulla parete di fondo la Crocifissione, sulle pareti le storie di Sant'Antonio Abate e di Cristo. All'ingresso del centro c'è Porta Gemona, il Portonat, aperta nel 1579 nelle mura medievali su progetto di Andrea Palladio; il Museo del Territorio occupa il chiostro seicentesco del vecchio ospedale, che era un convento domenicano, con archeologia, arte sacra ed etnografia.

Il Monte di Ragogna sul Tagliamento

Ragogna occupa l'estremità ovest della cerchia di colline che il ghiacciaio del Tagliamento ha lasciato nell'ultima glaciazione, quella wurmiana. Fra campi e colline si sta fra i 170 e i 210 metri, e si sale a 512 metri sulla cresta del Monte di Ragogna, un rilievo isolato; il Tagliamento scorre più sotto, fino a 120 metri, fra sponde alte, prati, boschi e rocce. Il municipio è nella frazione di San Giacomo.

In età romana a San Pietro di Ragogna c'era il Castrum Reuniae, a guardia della strada per il Norico. Intorno al 1100 Ragogna apparteneva agli Eppenstein, che nel 1218 passarono il feudo ai von Wallenstein di Carinzia, diventati poi i signori di Ragogna; nel 1365 il patriarca prese il castello. Nel 1503 feudo e castello furono comprati dai conti di Porcia; il terremoto del 1511 e l'incendio del 1560 lo rovinarono, e alla fine del XVIII secolo fu lasciato andare. I resti del castello di San Pietro stanno su uno sperone sopra il fiume: la torre principale, le mura, il cortile e la porta nord. Nella pieve di San Pietro in Castello si vedono gli scavi dell'abside e del fonte battesimale dell'XI secolo e un ciclo di affreschi della Genesi del secolo XIII.

Quando nel 1866 il Friuli divenne italiano, il Monte di Ragogna, che guarda sulla pianura, diventò all'improvviso un punto chiave, e fra il 1908 e il 1912 l'esercito ci costruì postazioni di difesa. Durante la ritirata di Caporetto, fra il 30 ottobre e il 3 novembre 1917, qui si combatterono la battaglia di Ragogna e lo sfondamento di Cornino: il Corpo d'Armata Speciale doveva frenare gli austro-germanici per dare tempo all'esercito di schierarsi sul Piave. La Brigata Bologna, messa a difendere il monte, dopo giorni di combattimenti senza sosta rimase isolata e fu travolta senza via d'uscita, perché il genio aveva fatto saltare il ponte di Pinzano sul Tagliamento, allora in piena. I sentieri della Grande Guerra girano attorno al monte e portano alle fortificazioni principali lungo le vecchie strade militari, e il sentiero delle creste percorre tutta la dorsale. A San Giacomo c'è il Museo della Grande Guerra.

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Pinzano al Tagliamento, il castello in rovina

Dall'altra parte del fiume, sul colle di Pinzano al Tagliamento, ci sono le rovine di un castello. È nominato per la prima volta nel XII secolo, quando era dei signori di Pinzano, che lo tennero fino al 1344, l'anno della strage in cui diversi rami della famiglia si ammazzarono fra loro; il patriarca tolse loro il feudo e lo diede ai Savorgnan. Il castello aveva stalle, due torrette di guardia rettangolari e la chiesetta di San Nicolò, citata la prima volta nel 1291. Attorno al mastio correvano tre cerchi di mura, di cui restano tracce, e fra l'uno e l'altro c'era un piccolo borgo.

Fu ingrandito e riparato più volte, soprattutto dopo i terremoti del 1348 e del 1511, e dalla prima metà dell'Ottocento cadde in rovina. Dopo il terremoto del 1976 ne restano pochi ruderi e qualche pezzo di muro; gli scavi hanno riportato alla luce le cantine, con tre grandi volte di mattoni. Si racconta che i signori di Pinzano avessero nascosto il loro tesoro nei sotterranei, e che un passaggio segreto scendesse fino al Tagliamento.

Maniago, la roggia del Còlvera e i fabbri

Si scende poi a Maniago, il centro più grande della pedemontana, allo sbocco delle valli del Cellina e del Colvera: è la città dei coltelli. Tutto parte dalla roggia che nel 1453 Venezia permise di scavare per portare l'acqua del Còlvera ai battiferri, dove il maglio a testa d'asino batteva il ferro per attrezzi e armi; più tardi arrivarono i fabbri «da fino», con forbici, temperini e coltelli da tavola. La prima fabbrica, la CO.RI.CA.MA., aprì nel 1907 e oggi ospita il Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie.

In paese la tappa è Piazza Italia, una delle più grandi del Friuli, con la fontana ottagonale dell'Ottocento, la Loggia, Palazzo d'Attimis con il leone di Pomponio Amalteo e il duomo di San Mauro, dove lo stesso Amalteo dipinse la pala e gli affreschi del coro.

La forra del Colvera e Frisanco

Uscendo da Maniago la Val Colvera comincia con la forra del Colvera: in migliaia di anni il torrente ha lisciato il calcare e scavato un ampio canyon. Lungo l'acqua corre una vecchia strada asfaltata chiusa alle auto, da fare a piedi fra pareti a picco amate dagli arrampicatori e pozze verde smeraldo; la più grande è una marmitta dei giganti. Dalla strada della forra parte il Sentiero dei Landris, un percorso naturalistico che porta ai Landri scur, grotte buie scavate dal carsismo, e ai Landri viert, arcate nella roccia.

Il comune di Frisanco misura 61,20 km² e ha tre frazioni principali, Casasola, Frisanco e Poffabro; le case stanno fra i 420 metri delle Colvere e i 600 di Villa Santa Maria, e il territorio arriva ai 2.026 metri del Monte Raut. Nel 1606 un incendio bruciò tutto il paese, e il terremoto del 1976 fece crollare moltissime case. La parrocchiale delle Sante Fosca e Maura è documentata dal 1492; un incendio la distrusse quasi del tutto nel 1616, e nel 1667 fu ricostruita. A Casasola la chiesa di Sant'Osvaldo Re, della seconda metà del XVII secolo, è dedicata a Osvaldo di Northumbria, il santo che si pregava contro la peste: il paese era appena uscito dall'epidemia del 1620-1630.

A Frisanco c'è la mostra Da Li Mans di Carlin: in trent'anni di lavoro l'anziano Carlin ha costruito in miniatura gli oggetti e le costruzioni della vita contadina della valle, con le case, le chiese e le piazze del paese come le ricordava da bambino.

Poffabro, le case in pietra e i ballatoi

Poffabro, Pofàvri in friulano, è una frazione di Frisanco a 525 metri, in Val Colvera, nelle Prealpi Carniche. Il nome Prafabrorum, «prato dei fabbri», compare in una sentenza del 1339, e un atto del 1357 parla della decima di Pratum Fabri lasciata dal signore di Maniago al figlio. Nel 1653 la chiesa di San Nicolò diventò parrocchia, staccandosi dalla pieve di San Mauro di Maniago; con il decreto napoleonico Poffabro divenne frazione di Frisanco.

Per il pittore Armando Pizzinato Poffabro è l'architettura spontanea più fantasiosa e più razionale delle Prealpi. Le case di pietra, strette l'una all'altra, hanno tre o quattro piani, alti pilastri di pietra fino al tetto e lunghi ballatoi di legno, quasi tutti rivolti a sud, per prendere il calore del sole, stendere i panni e conservare il cibo d'inverno. Passando sotto stretti archi di sasso si entra in piccoli cortili. Nel 2002 il paese è entrato fra i cento Borghi più belli d'Italia.

In paese si lavorano il legno e il vimini, e si fanno a mano gli scarpets, le tradizionali scarpette friulane di velluto. A Poffabro c'è il monastero benedettino di Santa Maria Annunciata, e a Natale «Presepe tra i presepi» riempie di centinaia di presepi i cortili, le strade, la chiesa e il monastero. A Pian delle Merie, nel 1873, fu costruito in stile neoclassico il Santuario della Beata Vergine della Salute.

Domande frequenti

Quali sono le tappe dell'itinerario da San Daniele alla Val Colvera?

San Daniele del Friuli, Ragogna e il suo monte, Pinzano al Tagliamento, Maniago, la forra del Colvera e i paesi di Frisanco e Poffabro.

Perché Maniago è la città del coltello?

Perché dal 1453 l'acqua del Còlvera, portata in una roggia da Nicolò di Maniago, fece girare le ruote dei primi battiferri; dal 2009 il Museo dell'Arte Fabbrile e delle Coltellerie ne racconta la storia.

Che cosa successe sul Monte di Ragogna nel 1917?

Fra il 30 ottobre e il 3 novembre 1917, durante la ritirata di Caporetto, si combatté la battaglia di Ragogna: la Brigata Bologna restò isolata e fu travolta, perché il ponte di Pinzano era stato fatto saltare.

Perché Poffabro è famoso?

Per le case di pietra con i ballatoi di legno e per i presepi di Natale; dal 2002 è fra i cento Borghi più belli d'Italia.