Nella prima guerra mondiale Udine ospitò, fino alla rotta di Caporetto, il Comando Supremo dell'esercito italiano, e per questo la chiamarono «capitale della guerra». Il Comando stava nel Liceo Stellini, mentre il re Vittorio Emanuele III viveva a Villa Italia, a Torreano di Martignacco.
Maggio 1915, il Regno d'Italia entra in guerra
Alla vigilia della guerra Udine era una città moderna del Regno, con più di 40.000 abitanti. Quando il 28 luglio 1914 scoppiò la guerra in Europa, gli emigranti friulani tornarono a casa: le famiglie persero così una fonte di guadagno importante, e l'economia del Friuli ne soffrì molto.
L'Italia, che sulla carta era alleata di Austria e Germania, all'inizio restò neutrale, ma nel frattempo trattava di nascosto con la Triplice Intesa. Il 26 aprile 1915 si firmò il Patto di Londra: se fosse entrata in guerra, l'Italia avrebbe avuto il Sud Tirolo, il Trentino, Gorizia, Gradisca, Trieste e tutta l'Istria fino al Golfo del Quarnaro. Il re e Cadorna volevano completare il sogno risorgimentale dell'unità, prendendo anche Monfalcone, gran parte della Dalmazia e, se possibile, il protettorato sull'Albania. Il 23 maggio l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, e il 24 maggio 1915 l'esercito passò il confine, a fianco di Gran Bretagna, Francia e Russia.
Il re annunciò che «l'ora solenne delle rivendicazioni nazionali è suonata» e che, sull'esempio del suo grande antenato, prendeva lui stesso il comando di esercito e marina, sicuro della vittoria. Il nuovo capo di Stato Maggiore era il generale Luigi Cadorna, figlio di Raffaele Cadorna, che nel 1870 aveva guidato l'esercito alla presa di Roma.
Il Comando Supremo nel Liceo Stellini
Con la guerra Udine diventò la città più importante alle spalle del fronte dell'Isonzo, il più decisivo di tutti. Cadorna mise il Comando Supremo nel Regio Ginnasio Jacopo Stellini, in piazza I Maggio: fu scelto il Palazzo degli studi, requisito e rimasto all'esercito dal 24 maggio 1915 all'ottobre 1917. Il generale abitava in città con tutti i suoi uffici.
Il Friuli occidentale diventò un'enorme retrovia, con 1,5 milioni di soldati. A Udine arrivarono i comandi, i servizi logistici e sanitari dell'esercito, e scuole, chiese e palazzi furono riempiti di comandi, uffici, ospedali, caserme, magazzini e depositi. Dal 17 agosto 1915 in città c'era anche il II Gruppo, poi 2º Gruppo volo.
Con tutta questa gente Udine quasi raddoppiò i suoi abitanti, che vivevano in gran parte dei bisogni dei soldati e ne pagavano anche le conseguenze: colera e tifo già nel 1915, la prostituzione legale e clandestina che si allargava, i prezzi alle stelle, con il calmiere e gli approfittatori. I camion rovinavano le strade, i treni erano sconvolti, si consumavano quantità enormi di acqua, gas ed elettricità, e il Comune dovette rifare strade, acquedotto e accessi alla stazione.
Villa Italia, la residenza del re a Torreano
Per seguire da vicino la guerra il re si stabilì vicino a Udine, a Villa Linussa di Torreano di Martignacco, che per l'occasione fu ribattezzata Villa Italia. La parte centrale, un tempo villa Zerbin, è del Cinquecento, le ali sono più recenti; intorno c'è un grande parco di alberi vecchissimi, con un viale che parte dal cancello tra pilastri di pietra.
Dal 29 maggio 1915 al 26 ottobre 1917 Vittorio Emanuele III visse lì, ne fece il suo quartier generale e ogni giorno andava a ispezionare le linee. La sua residenza era tenuta segreta, ma vi ricevette diversi personaggi importanti: il 13 febbraio 1916 il capo del governo francese Aristide Briand, poco dopo il principe Alessandro di Serbia con il primo ministro serbo Pasic, il 3 aprile 1916 il primo ministro inglese Herbert Henry Asquith, a maggio il principe di Galles, Edoardo d'Inghilterra, ad agosto una delegazione mandata dall'imperatore del Giappone, il 13 settembre l'ambasciatore americano Page e il 15 maggio 1917 Rudyard Kipling. Il re tornò a Villa Italia il 25 novembre 1918.
Battaglie dell'Isonzo, bombe e lo scoppio di Sant'Osvaldo
Al fronte furono schierati 500.000 italiani contro 80.000 nemici, e cominciò la prima delle 12 battaglie dell'Isonzo. Cadorna preferiva gli assalti frontali e voleva obbedienza e disciplina di ferro. La prima battaglia doveva prendere il Monte Podgora, il Kuk, Plava e il Carso; in realtà si conquistarono solo alcune zone del Carso, Vermigliano e Selce, con 3.500 morti e 11.500 feriti italiani. Seguirono altre 11 battaglie sull'Isonzo: il Monte San Michele fu perso e ripreso più volte, e cominciò la lunga e sfiancante guerra di trincea.

Per la vicinanza al fronte e per i tanti comandi, Udine diventò un bersaglio degli aerei nemici. La prima incursione fu il 20 agosto 1915, e altre colpirono la città più volte, fra cui le Case Angeli di piazza XX Settembre; a difenderla volavano gli assi Francesco Baracca e Folco Ruffo di Calabria.
Il disastro più grave, però, fu l'esplosione della polveriera di Sant'Osvaldo. Nel 1916 l'ospedale psichiatrico di Sant'Osvaldo, a pochi chilometri dal comando, era diventato ospedale militare: i malati di mente erano stati spostati, ma c'erano ancora un migliaio di ricoverati, in parte soldati. Vicino all'ospedale nacque uno dei più grandi depositi di munizioni della Seconda Armata. La mattina del 27 agosto 1917 il deposito saltò in aria: il borgo fu distrutto quasi del tutto, con la chiesa e l'asilo, e la stessa Udine, gravemente danneggiata, dovette essere evacuata. Non si seppe mai quanti morirono fra civili e soldati, e le autorità militari coprirono tutto con la censura; gli udinesi lo ricordano come lo «scoppio di Sant'Osvaldo».
Caporetto e la fuga da Udine
In autunno i comandi italiani si convinsero che fino alla primavera non ci sarebbero stati altri scontri, e non diedero peso ai disertori austro-ungarici che raccontavano di molti uomini e cannoni ammassati fra Plezzo e Tolmino. Anche i ricognitori indicavano la zona di Caporetto, alle spalle di Cividale, come il punto scelto per un attacco austro-tedesco; Cadorna sottovalutò le notizie e tranquillizzò il governo.
Nella notte del 24 ottobre 1917 i cannoni austro-tedeschi cominciarono a sparare, e all'alba la fanteria attaccò la prima linea italiana. L'offensiva ruppe il fronte, dilagò nel fondovalle e in giornata i tedeschi presero Caporetto. Cadorna ordinò di ritirarsi al di qua dell'Isonzo e spostò il Comando Supremo da Udine a Treviso.
Il 26 ottobre il Comando di Tappa si era già trasferito da Cividale, dal Palazzo Craighero, a Udine, in Palazzo Florio, e giorno e notte era un andirivieni di gente e di moto; dal fronte arrivavano notizie terribili. La gente non aveva ancora capito del tutto. Ardengo Soffici, scrittore e soldato, annotò nel diario: «mi ero immaginato di trovare, uscendo, la città (Udine) in preda al panico e al disordine: l'ho trovata invece abbastanza calma, ancorché molto si sappia di quello che accade». E poco dopo: «Le botteghe sono tutte aperte». Solo una giovane merciaia, sulla porta del negozio, aspettava il padre per partire; al tenente Lorenzoni, che le chiedeva scherzando che cosa facesse lì, rispose: «Voialtri non dite niente; ma fra poco saranno qui». Quel pomeriggio Vittorio Emanuele III lasciò Villa Italia.
Con lo sfondamento i comandi militari scapparono in fretta e furia, e più di 30.000 udinesi lasciarono le case per mettersi in salvo oltre le nuove linee. Fra loro c'erano 22 studenti dello Stellini, che continuarono a studiare in diverse città dell'Emilia-Romagna, fra cui Bologna. Il Friuli era invaso da soldati allo sbando e da profughi, e a Udine regnava il caos. Il 28 ottobre Cadorna firmò un bollettino che accusava i reparti della Seconda Armata di essersi arresi da vigliacchi, come se non avessero combattuto.
Occupazione austro-tedesca e liberazione
Alla fine di ottobre 1917 i tedeschi entrarono a Udine e, raggiunti dagli austriaci, saccheggiarono la città per alcuni giorni: gli occupanti avevano bisogno di tutto e lo prendevano nei magazzini militari e nelle case. Il Palazzo degli studi fu devastato appena arrivati. Il 4 novembre gli austro-tedeschi sfondarono la linea italiana sul Tagliamento, e Cadorna ordinò di ripiegare sul Piave; il 9 novembre, su pressione degli alleati, fu sostituito dal generale Armando Diaz.
Seguirono mesi di fame e di requisizioni. Nel 1918 gli austro-ungarici fallirono la grande offensiva di giugno e furono battuti dall'attacco italiano e alleato di fine ottobre. Nei primi giorni di novembre lasciarono Udine fra saccheggi e violenze, che una guardia civica di civili e di soldati italiani rimasti nascosti nelle case cercò di fermare. Si combatté in varie parti della città, con molti morti fra i civili, e quest'ultima «battaglia» finì il 4 novembre 1918, quando entrarono in città il Genova cavalleria e i fanti della Brigata Lombardia. Nella prima guerra mondiale il Friuli ebbe il triste primato degli orfani di guerra, più di 13.000 contando solo i minorenni.
Domande frequenti
Perché Udine è chiamata capitale della guerra?
Perché dal 1915 fino a Caporetto ospitò il Comando Supremo dell'esercito e i principali servizi di comando, logistica e sanità: da qui il soprannome di «capitale della guerra».
Dove si trovava il Comando Supremo a Udine?
Nel Palazzo degli studi, il Regio Ginnasio Jacopo Stellini in piazza I Maggio, dal 24 maggio 1915 all'ottobre 1917.
Dove abitava il re Vittorio Emanuele III durante la Grande Guerra?
A Villa Linussa, ribattezzata Villa Italia, a Torreano di Martignacco, dal 29 maggio 1915 al 26 ottobre 1917.
Quando fu liberata Udine?
Il 4 novembre 1918, quando entrarono in città il Genova cavalleria e i fanti della Brigata Lombardia.