Il Parco della Rimembranza è un parco pubblico di Gorizia di circa 2,5 ettari, a breve distanza dal centro cittadino. Il Parco della Rimembranza fu realizzato nel 1923 in memoria dei volontari goriziani caduti nella prima guerra mondiale, e al centro conserva le rovine del tempietto di Enrico Del Debbio.
La circolare di Dario Lupi e i parchi d'Italia
I parchi della Rimembranza furono istituiti al termine della Prima Guerra Mondiale per commemorare i caduti mediante un albero per ciascuno di essi. Il 27 dicembre 1922 il Ministero alla Pubblica Istruzione, su iniziativa del Sottosegretario Dario Lupi, emanò una circolare che chiedeva «che le scolaresche d'Italia si facciano iniziatrici di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza». E aggiungeva: «Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero».
Gorizia rispose all'appello come tante altre città d'Italia, con un suo parco per i morti della Prima Guerra Mondiale.
Un cimitero ottocentesco diventato memoriale
Il luogo era dedicato alla memoria prima ancora del parco: l'area era già utilizzata come cimitero a metà del XIX secolo. Il progetto è del 1923 e porta la firma di Enrico Del Debbio, che vinse il concorso: il suo parco prese il posto del vecchio cimitero.
È dedicato soprattutto ai goriziani che lasciarono l'esercito asburgico per combattere da volontari con gli italiani, e che morirono in guerra. Il disegno è un rettangolo regolare, largo e luminoso, attraversato da vialetti ombreggiati che conducono da un monumento all'altro.
Il tempietto dei volontari goriziani
Al centro del parco Del Debbio progettò un monumento circolare che si rifaceva alla tomba di Lisicrate, in Grecia. La prima pietra fu posata il 24 maggio 1925, e con grandi difficoltà economiche il monumento fu inaugurato il 24 maggio 1929. Lo si volle per i volontari di Gorizia morti nella grande guerra.
Nove colonne doriche sorreggevano una cupola fregiata da sculture di Volterrano Volterrani, con le allegorie del ciclo della vita e della civiltà. Dentro, le pareti erano coperte dai mosaici del goriziano Edoardo Del Neri, che raccontavano la storia della città. Negli anni seguenti il parco si arricchì di busti, lapidi e monumenti dedicati a figure e fatti del Risorgimento e della Grande Guerra, e divenne un luogo simbolo dell'identità italiana di Gorizia.

Agosto 1944: l'esplosione e la colonna rimasta
Dopo la resa dell'esercito italiano, nel 1943, il parco fu teatro degli scontri fra i domobranci sloveni e i fascisti italiani: tutte e due le parti erano alleate dei nazisti, ma si contendevano il territorio di Gorizia.
Nella notte del 12 agosto 1944 una carica esplosiva fece saltare il monumento. Secondo i giornali del tempo erano stati i domobranci, i nazionalisti sloveni, con l'esplosivo dato loro dai tedeschi, che lasciarono fare. Del tempietto restò una sola colonna, dritta in mezzo ai calcinacci. La polizia tedesca vietò qualunque protesta, ma per giorni i goriziani continuarono a portare fiori sulle rovine.
Le rovine divennero il luogo delle manifestazioni e delle commemorazioni della comunità italiana della città. Nel 1946, quando Gorizia era ancora sotto il governo militare alleato, durante una di queste manifestazioni ci fu un attentato attribuito a gruppi che in quegli anni si battevano per l'annessione della città alla Jugoslavia; seguirono violente reazioni della popolazione italiana contro gli sloveni.
Il tempietto non fu più rifatto: le rovine restarono com'erano, perché ricordassero l'attentato e servissero di lezione a chi sarebbe venuto dopo. Più tardi si è discusso anche di ricostruirlo come gesto di riconciliazione politica. Una targa ricorda l'episodio, e accanto ai resti del tempietto c'è una fontana.
Busti, lapidi e il muro dei 665 deportati
Collocati in vari settori del parco ci sono i busti degli irredentisti goriziani Giovanni Maniacco ed Emilio Cravos e dell'interventista toscano Vittorio Locchi, autore della poesia «La sagra di Santa Gorizia». Ci sono poi le sculture dedicate alla Brigata alpina «Julia» e alla brigata di fanteria «Lupi di Toscana»: quest'ultimo monumento fu collocato in copia nel 1955, a ricordo dell'originale posto sul monte Sabotino nel 1934 e distrutto nel 1945.
Sulla destra del viale principale sta il monumento lapideo che la città di Gorizia dedicò nel 1985, nel quarantesimo anniversario, alle deportazioni. Il muro elenca i nomi di 665 persone deportate durante il maggio 1945, il mese dell'occupazione jugoslava, e uccise dagli jugoslavi a guerra già conclusa.
Pini, tigli e roseti fra i viali
Sul lato nord crescono piante che non perdono le foglie: pini mughi, tassi, magnolie e nespoli. Lungo i due lati lunghi, nelle aiuole, corrono due file uguali di Pinus pinea, i pini domestici.
Al centro ci sono roseti vermigli e tigli americani, mentre lungo i sentieri interni e nelle aree a prato sono stati messi a dimora platani, lecci, ginkgo, querce rosse, ligustri, bossi e viburni. Fra le specie pregiate ci sono una Quercus robur, olmi ciliati e olmi montani, alcune Magnolia grandiflora, un cipresso di Lawson e un grande bosso delle Baleari.
Domande frequenti
Quando è stato realizzato il Parco della Rimembranza di Gorizia?
Il Parco della Rimembranza di Gorizia fu realizzato nel 1923, nell'area del vecchio cimitero cittadino, in memoria dei volontari goriziani caduti nella prima guerra mondiale.
Chi ha progettato il Parco della Rimembranza di Gorizia?
Il Parco della Rimembranza di Gorizia fu progettato da Enrico Del Debbio, vincitore del concorso, che disegnò anche il tempietto inaugurato il 24 maggio 1929.
Perché il monumento ai caduti del parco è in rovina?
Il monumento ai caduti fu fatto saltare nella notte del 12 agosto 1944, e si decise di non ricostruirlo, come ricordo e monito dell'atto terroristico.
Quali monumenti ci sono nel Parco della Rimembranza di Gorizia?
Nel Parco della Rimembranza di Gorizia ci sono le rovine del tempietto, il muro dei 665 deportati, i monumenti ai Lupi di Toscana e alla Julia e i busti di Maniacco, Cravos e Locchi.