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L'occupazione dopo Caporetto a Remanzacco: il libro storico di don Giacomo Dri, le requisizioni e le campane portate via

Remanzacco dopo Caporetto: le truppe bosniache in paese, il Municipio devastato, le requisizioni, 400 prigionieri italiani e le campane portate via nel 1918.

Remanzacco, comune della pianura friulana, fu occupato dagli austro-ungarici dopo la disfatta di Caporetto. Il parroco don Giacomo Dri annotò nel Libro storico parrocchiale l'arrivo delle truppe, le requisizioni, la fame, i prigionieri italiani e le campane portate via nel 1918. Erano i giorni del Friuli all'indomani di Caporetto, quando soldati e civili si riversarono insieme sulle strade verso il Tagliamento, sotto la pioggia.

La notte dell'arrivo e il ponte sul Torre

Il 27 ottobre, al mattino, partì l'ultima tradotta, che arrivò a Udine traboccante di profughi sfollati.

Dopo lo sfondamento delle linee italiane a Caporetto, gli austro-ungarici entrarono in paese alle 2 di notte. Erano in realtà truppe bosniache, che sparavano un po' dovunque alle finestre illuminate. Gli ultimi combattimenti ebbero luogo presso i torrenti, anche a Casali Battiferro, dove trovarono la morte alcuni soldati italiani: li seppellì lì il mugnaio.

Le retroguardie in ritirata fecero saltare solo in parte il ponte sul Torre. Rimase transitabile a piedi, e gran parte dei tedeschi passò proprio da lì.

Il Municipio devastato e il parroco che scrive

I paesani che non riuscirono a scappare restarono a guardare, terrorizzati. Il Municipio di Remanzacco fu devastato: bruciati in piazza gli arredi e l'archivio. Poi toccò alla parrocchia: lì furono rinchiusi prigionieri italiani, e sparirono oggetti sacri e preziosi.

Il parroco era don Giacomo Dri. Prese nota di tutto e raccolse le testimonianze dei cittadini di Remanzacco nel suo Libro storico parrocchiale, dove sono narrate due guerre e due dopoguerra. Don Dri restò un grande punto di riferimento religioso e morale per tutto il paese. Le vicende dell'occupazione sono riportate nel libro Storia di Remanzacco di Stefano Gasti.

Requisizioni, fame e sfollati del Piave

L'occupazione si manifestò subito nel suo aspetto vessatorio: dopo il 3 dicembre furono requisiti 15 maiali, 100 quintali di mais, 10 quintali di frumento, 2 mucche, 2 vitelli. Via via furono richiesti vino, uova, burro, verdure oltre a tutti gli animali: erano la risorsa alimentare della popolazione.

La gente di Remanzacco e dei dintorni patì fame e miseria. In più arrivarono gli sfollati dal fronte del Piave: i tedeschi li allontanavano da lì per inviarli nel territorio cividalese, considerato zona di retrovia.

La vita amministrativa dei Comuni era controllata dal Comando austriaco, che aveva sede a Cividale, e fra la popolazione c'era un clima di paura per la propria sopravvivenza.

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Prigionieri italiani in casa Feletig

Nel gennaio 1918 circa 400 prigionieri italiani, sporchi e affamati, furono stivati in casa Feletig, in piazza, e nella canonica. Il Comando tedesco ordinò al sindaco che i prigionieri italiani del Comune fossero impiegati in lavori di pubblica utilità; altrimenti per loro si prospettava il trasferimento in campi di concentramento.

Campane levate e canne d'organo

Come quasi ovunque nel Friuli occupato, anche a Remanzacco gli invasori si presero le campane: il bronzo serviva alla guerra. Il 23 aprile 1918 don Dri scrisse nel libro storico parrocchiale: «Oggi è stato l’ultimo mezzogiorno suonato colle campane!». Un soldato austriaco era venuto ad avvisarlo che si levavano le campane della chiesa parrocchiale e di quella di S. Stefano. Il parroco annotò: «Molti piangono come per un lutto domestico quando vedono i soldati che stanno lavorando sul campanile per levarle».

Da quel giorno nessuno segnò più le ore, né la nascita o la morte di qualcuno, né l'allarme per un incendio o per un temporale in arrivo. Al posto delle vecchie, sulla torre venne appesa una campanella, minuscola per un campanile così grande. Nel 1918 furono requisite anche le canne dell'organo di Remanzacco e di Cerneglons.

La fine dell'occupazione e le campane nuove

Il 31 ottobre una sentinella polacca ordinò al parroco di chiudersi in camera per tutto il giorno. Il 1 novembre don Dri uscì prudentemente di casa e si accorse che gli austriaci se n'erano andati.

Le campane della parrocchia di San Giovanni Battista non tornarono fino al 1922, dopo sforzi e donazioni degli abitanti di tutto il paese. Il 24 maggio il parroco scese alla stazione di Udine a ritirare le tre campane nuove, che insieme pesavano 51,71 quintali. Le benedisse nell'atrio dell'Arcivescovado l'arcivescovo di Udine, monsignor Anastasio Rossi, davanti a una folla arrivata apposta da Remanzacco.

Per il viaggio fino al paese servirono tre carri, ciascuno con sei cavalli. In testa pedalavano alcuni ciclisti, dietro suonava la nuova banda di Orzano, e in coda venivano i carri, ornati di edera e di fiori. La campana grande si chiama Cuor di Maria, la media San Giovanni Battista, la piccola Santo Stefano. Furono fuse dalla premiata fonderia pontificia Daciano Colbacchini e figli di Padova, e le madrine furono Bianchetti Richard Bianca, Perosa – Bidinost Elisa e Bacchetti – Urzi Laura, che qualche tempo dopo fecero insieme l'offerta di L.1.000. Il paese le sentì suonare tutte e tre insieme soltanto il 10 settembre.

Domande frequenti

Quando gli austro-ungarici entrarono a Remanzacco?

Gli austro-ungarici entrarono a Remanzacco alle 2 di notte, dopo lo sfondamento delle linee italiane a Caporetto: erano truppe bosniache, che sparavano alle finestre illuminate.

Chi era don Giacomo Dri?

Don Giacomo Dri era il parroco di Remanzacco durante l'occupazione: raccolse le testimonianze dei cittadini nel Libro storico parrocchiale, dove sono narrate due guerre e due dopoguerra.

Quando furono requisite le campane di Remanzacco?

Le campane di Remanzacco furono levate dai soldati austriaci il 23 aprile 1918. Le tre campane nuove arrivarono il 24 maggio 1922.

Quando finì l'occupazione a Remanzacco?

Il 1 novembre don Giacomo Dri uscì di casa e si accorse che gli austriaci se n'erano andati da Remanzacco.