Il Museo della Grande Guerra di Gorizia occupa i sotterranei delle case Dornberg e Tasso, in Borgo Castello. Il Museo della Grande Guerra nacque nel 1924 come Museo della Redenzione, è lì dal 1990 e il 17 luglio 2025 ha riaperto con dieci sale sulla vita quotidiana della guerra.
Le case di Simone Tasso e di Vito Dornberg
Nel Medioevo, fra il castello e le mura esterne, Gorizia era un fitto di decine di casette basse, di un piano solo, attaccate fra loro o separate da vicoli stretti. Nel Cinquecento Simone Tasso (1488-1562), capo dei corrieri della posta imperiale, comprò un terreno in Borgo Castello e ci costruì casa. La sua famiglia, di origini bergamasche, in poche generazioni si era presa l'esclusiva delle poste in mezza Europa; Simone era ricco, aveva proprietà in tutto il dominio asburgico e affari soprattutto a Milano e in Lombardia. L'edificio aveva un impianto rinascimentale, differente dalle case vicine, e non si ha la certezza che sia stato effettivamente completato; di certo l'iscrizione in facciata fu portata a termine subito. Sulla fascia marcapiano corre l'iscrizione SIMON TASSUS PRAE[FECTUS] CURSORUM CAE[SAREORUM] IN LIBERO SOLO, che continua sull'architrave del portale con SIBI CHARIQ[UE]: Tasso, prefetto delle poste imperiali, costruì su terreno libero da gravami per sé e per i suoi cari. Per gli storici del posto la casa fu forse anche una stazione di posta.
Nella seconda metà del secolo Vito Dornberg, uomo di punta di una delle grandi famiglie goriziane, si fece costruire la casa accanto a quella di Tasso. Ancora giovanissimo era stato consigliere e luogotenente della Contea e si era occupato dei rapporti diplomatici tra l'Austria e Venezia; nel 1566 fu nominato ambasciatore imperiale a Venezia e poi presso la Santa Sede, nel 1576 capitano di Trieste, e morì a Roma nel 1591 senza lasciare eredi. Il suo testamento, datato 2 ottobre 1589, cita la sua «grande casa nella Terra di Sopra di Goritia, fabricata per sua habitatione con le casette ivi contigue»: dagli anni Sessanta del Cinquecento Vito Dornberg aveva cominciato ad acquistare, accorpare e ampliare le abitazioni del borgo, compresa la casa di Simone Tasso, morto nel 1562. La vedova di Vito completò il complesso e lo trasformò in una ricca residenza signorile, che nel Seicento e nel Settecento subì una serie di frazionamenti e smembramenti. Nella casa Dornberg, durante il restauro, è stato scoperto un muro perimetrale, forse del XV secolo, appartenuto a una antica torre; nel seminterrato c'è un antico forno in pietra.
L'Istituto delle Orfanelle e la chiesetta del 1874
Nel 1802 le case Dornberg e Tasso divennero sede dell'Istituto delle Orfanelle del sacerdote bolognese Giovanni Contavalle, che le acquistò, le riunì e le trasformò; negli anni seguenti l'orfanotrofio si espanse anche negli edifici adiacenti. Nel 1874, per volere della contessa Matilde Coronini, fu costruita la chiesetta dedicata a San Giuseppe, a servizio dell'orfanotrofio Contavalle, in aderenza alle due abitazioni rinascimentali: così fu colmato il vuoto della stretta viuzza che separava le due residenze patrizie, e i due edifici diventarono un complesso unico.
Dopo la dismissione del convitto nel 1969, all'inizio degli anni Ottanta del Novecento l'amministrazione provinciale di Gorizia acquistò il complesso di Borgo Castello, e tra il 1984 e il 1989 furono eseguiti i lavori di restauro per ospitare gli spazi espositivi dei Musei Provinciali. La chiesetta, sconsacrata, è la sala conferenze dei musei; accanto c'è l'edificio seicentesco dei conti Formentini. Dal 2016 i Musei Provinciali di Borgo Castello sono gestiti da Erpac FVG.
Il Museo della Redenzione e i suoi allestimenti
Da entrambe le parti del fronte si era cominciato a pensare a un museo di guerra: il generale Giovanni Cattaneo, comandante della piazza di Gorizia, iniziò a raccogliere cimeli poco dopo l'entrata delle truppe italiane in città, e lo stesso accadde al comando di tappa austro-ungarico. Dopo un primo momento di entusiasmo i progetti si fermarono, dalla parte italiana anche per le difficoltà seguite a Caporetto. Nell'estate del 1918, però, l'ultima porzione di Palazzo Attems era destinata a ospitare il futuro museo delle dodici battaglie dell'Isonzo.

L'8 giugno 1924 fu inaugurato a Palazzo Attems il primo allestimento, il Museo della Redenzione, un anno dopo la prima inaugurazione del Sacrario di Redipuglia. Lo curò Giovanni Cossar, direttore del Museo Provinciale, attingendo alla raccolta di Cattaneo. Tra il 1938 e il 1945 l'esposizione fu orientata secondo l'ideologia fascista. Per i danneggiamenti della Seconda guerra mondiale il museo fu risistemato nel 1946; nel dopoguerra furono eliminati i riferimenti al regime, e l'allestimento curato da Paolo Caccia Dominioni si aprì al sacrificio compiuto da entrambi gli eserciti, dedicando due sale anche all'esercito austro-ungarico.
Nel 1990 il museo aprì nei sotterranei di Borgo Castello con un allestimento che concentrava la narrazione sulla vita quotidiana dei soldati e dei civili, una svolta nella narrazione museale della Prima guerra mondiale. Il lavoro, diretto da Maria Masau Dan, fu curato da Antonio Sema, storico militare morto nel 2007, e da Lucio Fabi. Per il centenario, nel 2024, la mostra «Memorie di un museo», curata da Alessandra Martina a Palazzo Attems Petzenstein, ha raccontato cinque momenti della vita dell'istituzione.
La riapertura del 2025 e le dieci sale
Il Museo della Grande Guerra ha riaperto il 17 luglio 2025, dopo i lavori di riqualificazione dell'immobile, dentro il programma di GO! 2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale Europea della Cultura. Il nuovo allestimento, pensato come un «Museo per l'Europa», è di Alessandra Martina e Lucio Fabi e si snoda attraverso dieci sale, ognuna con un tema specifico: uniformi ed equipaggiamenti, armi, munizioni, documenti e fotografie raccontano la quotidianità della guerra vissuta dai soldati italiani e austro-ungarici sul fronte e dai civili nelle città e nei paesi. I testi sono in tre lingue, italiano, sloveno e inglese, e seguono le linee guida del MIC per la comunicazione nei musei.
La prima sfida è stata rendere pienamente accessibili tutte le dieci sale del percorso grazie all'inserimento di pedane, rampe, ascensori, piattaforme e servoscala; le postazioni multimediali sono dell'azienda Ikon di Staranzano. Il cantiere, che ha toccato anche il Museo della Moda e delle Arti applicate e Casa Morassi, valeva in tutto 4.862.666,67 euro, con 2.262.666,67 euro del PNRR Borghi ottenuti dal progetto «Mille anni di storia al centro dell'Europa: Borgo Castello crocevia di popoli e di culture»; la spesa per questa tranche di lavori fu di poco superiore ai 2.500.000 euro. Negli scavi per un ascensore esterno e una rampa nel giardino che collega gli edifici sono venuti alla luce alcuni reperti archeologici, affidati alla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.
La trincea, Gorizia bombardata e il fondo Diaz
Il percorso comincia con la sala del Goriziano prebellico e degli avvenimenti del 1914, introdotti da un video che porta il visitatore dall'atmosfera leggera della Belle Époque alla realtà cruda della guerra. Il plastico del campo di battaglia, che c'era già, ora ha in più contenuti multimediali nuovi e animazioni in 3D. Particolare attenzione è dedicata alla vita in trincea, con la ricostruzione a grandezza naturale di una trincea che racconta il vissuto quotidiano dei soldati: le grida dei soldati, il rombo delle bombe e le luci intermittenti, ricreati in formato multimediale, danno l'impressione di trovarsi sul campo di battaglia.
Poi il racconto passa a Gorizia, città «in trincea», devastata dalle bombe. Dal giugno 1915 all'ottobre 1917, per trenta mesi, la città rimase in prima linea, bombardata e semidistrutta dalle opposte artiglierie: fino all'agosto 1916 era austriaca, poi fu italiana fino a Caporetto e di nuovo austro-ungarica fino alla fine del conflitto. Un ampio tavolo multimediale ne descrive le distruzioni. I plastici mostrano le alture intorno alla città, il Sabotino e il Monte Calvario, e le posizioni dei due eserciti; gli abitanti vissero quella guerra nelle cantine.
Una sala è dedicata agli eventi del 24 ottobre 1917, ai prigionieri di guerra e alla ritirata fino al Piave, e il percorso arriva all'armistizio del 3 novembre 1918, firmato a Villa Giusti alle porte di Padova. Il generale Armando Diaz, che sostituì Cadorna dopo Caporetto, ha una sezione propria con documenti, medaglie e altri cimeli del Fondo Diaz dei Musei Provinciali; fra gli oggetti appartenuti a Diaz ci sono la scrivania, gli occhiali e alcune lettere, e del generale Cadorna si è conservato il cappotto. Delle armi della collezione il Centro regionale ha catalogato nel 1985 una sessantina di oggetti, armi da fuoco antiche e moderne e armi bianche di diverse provenienze ed epoche. L'ultima sala è una nuova sezione sulla memoria della Grande Guerra, con i monumenti e i sacrari eretti negli anni successivi al conflitto.
Domande frequenti
Dove si trova il Museo della Grande Guerra di Gorizia?
Il Museo della Grande Guerra di Gorizia si trova nei sotterranei delle case Dornberg e Tasso, in Borgo Castello, la sede dei Musei Provinciali di Gorizia.
Quando è nato il Museo della Grande Guerra di Gorizia?
Il Museo della Grande Guerra di Gorizia nacque l'8 giugno 1924 come Museo della Redenzione, a Palazzo Attems; dal 1990 sta in Borgo Castello.
Che cosa si vede nel Museo della Grande Guerra di Gorizia?
Il Museo della Grande Guerra di Gorizia ha dieci sale con uniformi, armi, documenti e fotografie, la trincea ricostruita a grandezza naturale, il diorama del campo di battaglia e il Fondo Diaz.
Chi ha curato il nuovo allestimento del Museo della Grande Guerra di Gorizia?
Il nuovo allestimento, aperto il 17 luglio 2025, è stato curato da Alessandra Martina e Lucio Fabi.