Il monte Kolovrat è una catena al confine con la Slovenia, nel comune di Drenchia, in provincia di Udine. Nella Grande Guerra vi correva la terza linea difensiva italiana, caduta nella battaglia di Caporetto; trincee e postazioni formano il museo transfrontaliero all'aperto «La terza linea di difesa italiana».
La catena fra le Valli del Natisone e l'Isonzo
Nell'estrema parte orientale del Friuli Venezia Giulia il monte Kolovrat è una catena che si estende per circa 4 chilometri e divide le Valli del Natisone, in Italia, dalla vallata slovena dell'Isonzo. La dorsale sta sulla riva destra dell'Isonzo, tra Caporetto e Tolmino, e segna il confine naturale tra la Slavia Friulana e l'alta valle dell'Isonzo. Sulla cresta passa la frontiera fra Italia e Slovenia, che tocca le cime di Na Gradu, del Trinški vrh (il monte Piatto), del Nagnoj e del Kuk.
Nel corso dei secoli il Kolovrat è stato l'area di confine tra la Repubblica di Venezia, poi lo Stato italiano, e l'impero austroungarico: sulla cima affiorano ancora numerosi cippi di confine, diversi tra loro. Dalla cresta lo sguardo va da una parte sulla valle dell'Isonzo, con in primo piano il Monte Krn, che gli italiani conoscono come Monte Nero, e dall'altra sulla Slavia e sulla pianura friulana, fino al mare Adriatico nelle giornate terse.
Sul versante sud, a 956 metri, c'è il rifugio Solarie, vicino al passo Solarie, l'ex valico di confine che collega la val Cosizza con l'abitato sloveno di Volzana e con la valle dell'Isonzo. Il nome Solarie si suppone derivi dal latino «solarium»: per il passo sarebbe probabilmente passata la via romana che collegava la valle dell'Isonzo con la Slavia Friulana.
La linea d'armata sulla cresta
Appena si aprì il fronte dell'Isonzo, nel maggio 1915, i reparti italiani oltrepassarono la cima del Kolovrat e presero a rafforzarla. La zona era di competenza della 2ª Armata, che vi realizzò un vasto e articolato sistema difensivo: la terza linea difensiva, chiamata «linea d'armata». I rilievi del Kolovrat erano l'estremo fronte che doveva impedire al nemico di penetrare nella pianura friulana.
Sulla cima c'erano numerose postazioni per i cannoni e posti di vedetta, da cui si controllava il fronte dell'Isonzo dal massiccio del Monte Nero, dal Mrzli vrh e dalla testa di ponte di Tolmino fino all'altipiano della Bainsizza. Dall'alto i cannoni italiani tenevano sotto tiro la prima linea austro-ungarica, la strada dei rifornimenti fra Tolmino e la Baška grapa e altri bersagli più indietro. Tutta la cresta era attraversata da trincee fortificate. Qui il fronte restò quasi immobile fino alla dodicesima battaglia dell'Isonzo.
Riccardo Giusto, il primo caduto italiano
Al passo Solarie, quasi davanti al vecchio posto di guardia italiano, un semplice monumento con in cima un'aquila di metallo ricorda il primo soldato italiano ucciso nella Grande Guerra. Si chiamava Riccardo Giusto, e fu il primo dei circa 650 000 militari italiani che la guerra avrebbe ucciso. Era nato a Udine il 10 febbraio 1895, orfano di padre in giovane età, e lavorò come facchino alla stazione di Udine sino alla fine del 1914; fu chiamato alle armi il 12 gennaio 1915. Era un alpino, della 16ª Compagnia del Battaglione «Cividale», 8º Reggimento.
Il 24 maggio 1915 il suo reparto prendeva posizione sul Kolovrat, nel comune di Drenchia, sulle alture che segnavano il confine tra Italia e Austria-Ungheria. Giusto faceva parte di una delle pattuglie di esploratori che precedevano le truppe verso il Monte Jeza, davanti a Tolmino. Nelle prime ore del mattino i gendarmi austroungarici che presidiavano il valico di Cappella Sleme aprirono il fuoco, e l'alpino fu colpito a morte sul Monte Natpriciar, cima secondaria del Monte Jeza, e spirò nel giro di pochi minuti. Fu sepolto nel cimitero di San Volfango, frazione di Drenchia, e nel 1923 la salma fu traslata a Udine.
Ovunque è ricordato come «Di Giusto», e così sta scritto anche sul cippo, ma l'atto di nascita e il foglio matricolare del 1915 lo registrano come Riccardo Giusto. Il foglio matricolare lo ha ritrovato per caso all'Archivio di Stato il professor Paolo Strazzolini, dell'università di Udine. Le ricerche per individuare il primo caduto del conflitto e la costruzione del monumento furono finanziate con una raccolta pubblica di fondi promossa dal milanese Carlo Gallardi Rivolta, e ogni anno nella zona del monumento si tiene una cerimonia in suo ricordo. A Udine gli è intitolata dal 1929 una via, laterale di via Cividale.
Caporetto: Schörner, Rommel e la caduta della terza linea
Nelle prime undici offensive dell'Isonzo l'esercito italiano era stato per la maggior parte all'attacco, e il comando austro-ungarico decise di passare al contrattacco da Bovec, Caporetto e Tolmino verso Cividale, con l'aiuto delle unità della Germania. Le postazioni sul Kolovrat, a quota 1114, erano uno dei punti di difesa chiave, e il comando austro-ungarico promise l'alta onorificenza «Pour le merite» all'ufficiale che le avesse conquistate.
Il 24 ottobre 1917, di mattina, sulla dorsale si abbatté un bombardamento violentissimo di shrapnel e granate a gas, che uccise moltissimi soldati e abitanti della zona. Con la dodicesima battaglia dell'Isonzo, la disfatta di Caporetto, le truppe austro-ungariche e tedesche sfondarono il fronte e superarono con grande rapidità la prima e la seconda linea italiana. La medaglia andò al tenente Schörner, del corpo alpino tedesco, i cui uomini presero le posizioni di Na Gradu già nella sera del primo giorno d'attacco. Gli italiani tentarono con numerosi contrattacchi di riprendere le posizioni perdute, senza successo.
Nella conquista della cima ebbe un ruolo molto importante il giovane tenente Erwin Rommel, del battaglione da montagna del Württemberg, che sarebbe diventato noto nella seconda guerra mondiale. Il secondo giorno dell'offensiva i suoi uomini si infiltrarono nella trincea italiana in una piccola sella circa 800 m a est del Nagnoj, a quota 1192, sorprendendo i soldati mentre dormivano; avanzarono lungo la trincea stessa e poi sulla strada camionabile del versante italiano, protetti dai festoni che la mascheravano, aggirando le difese sul Nagnoj e sul monte Kuk. Nel suo diario «Fanteria all'assalto» Rommel annota che sul Kuk le trincee guardavano solo verso la valle dell'Isonzo, e ammette che trincerate sul versante ovest le truppe italiane sarebbero probabilmente riuscite a fermarlo. Il terzo giorno della battaglia conquistò la cima del Matajur. Le perdite italiane tra morti, feriti e prigionieri furono ingenti, e la parola «Caporetto» è rimasta nella lingua italiana corrente per dire un disastro.
Il museo «La terza linea di difesa italiana»
La zona del monte Na Gradu, chiamato anche Klabuk, è diventata un museo transfrontaliero all'aperto con il programma comunitario INTERREG III A Italia/Slovenia. Il progetto del museo «La terza linea di difesa italiana» prese avvio nei primi anni Duemila, con l'individuazione e la catalogazione delle strutture difensive della Grande Guerra: trincee, postazioni e gallerie. Il CAI e il comune di Drenchia hanno ristrutturato le fortificazioni, e lungo il percorso la segnaletica indica i luoghi significativi per storia, ambiente e natura e i punti panoramici.
A Na Gradu sono stati ricostruiti punti di comando e di osservazione, postazioni per mitragliatrici e cannoni, tunnel scavati nella roccia su più piani, con una scala a chiocciola che collega una postazione blindata con il tunnel sottostante, e una fitta rete di trincee di collegamento sui due lati del confine. Nella ricostruzione sono stati usati alcuni materiali originali della prima guerra mondiale, come le reti metalliche per rinforzare le scarpate, gli ondulati di lamiera e le pietre di ardesia. Si vede anche il parsimonioso uso del cemento, all'origine della scarsa resistenza che la fortificazione oppose a Caporetto.
La parte slovena del museo l'ha realizzata la Fundacija Poti miru v Posočju (Fondazione Sentieri di Pace nella valle dell'Isonzo) di Caporetto; su quel versante passava una via di rifornimento verso le postazioni italiane della testa di ponte di Tolmino. Anche nella seconda guerra mondiale sul Kolovrat ci furono sanguinosi combattimenti fra i partigiani e l'esercito tedesco e italiano, e li ricordano le lapidi sulla cima del monte Kuk e a Livške Ravne. Sul pianoro del passo Zagradan, vicino a Na Gradu, i ruderi di una garitta ricordano la guerra fredda: era una casermetta dell'esercito federale jugoslavo che pattugliava quel tratto di confine, facile da valicare. Dapprima vi risiedeva un contingente fisso di militari; poi, con il distendersi delle relazioni italo-jugoslave, il presidio veniva chiuso nei mesi invernali.
Il museo della Grande guerra è un museo all’aperto, di conseguenza è sempre visitabile, con accesso libero, e si raggiunge anche dal lato sloveno, dove c'è il centro visitatori «Walk of Peace».
L'anello da Passo Solarie a Monte Piatto
Il punto di partenza dall'Italia è il Passo Solarie, con il monumento a Riccardo Giusto. Il sentiero CAI 746, qui una strada asfaltata in leggera salita, porta al pannello informativo che presenta il museo; da lì un sentiero sulla destra arriva al passo Zagradan, a quota 1042. A sinistra si vede il fianco del Monte Piatto, a destra il Monte Klabuk, dove la Fondazione Poti miru v Posočju ha recuperato parte delle postazioni di difesa italiane, raggiungibili seguendo le tracce sul terreno.
Oltre il passo, verso nord, un punto panoramico sopra la valle dell'Isonzo guarda i luoghi dove agirono le compagnie tedesche di Rommel. Tornati al passo Zagradan, la visita continua sul Monte Piatto, con i resti delle piazzole d'artiglieria e i ruderi degli edifici, e il sentiero riporta al 746 e al pannello dell'inizio. L'anello misura 4,5 km con 200 metri di dislivello, è un percorso facile, e d'inverno si può fare con le ciaspole.
Domande frequenti
Dove si trova il museo all'aperto del Kolovrat?
Il museo all'aperto del Kolovrat si trova sulla cresta del monte, nel comune di Drenchia, in provincia di Udine, sul confine con la Slovenia; dall'Italia si parte dal passo Solarie.
Chi era Riccardo Giusto?
Riccardo Giusto era un alpino udinese dell'8º Reggimento, il primo soldato italiano morto nella prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915. Il suo monumento è al passo Solarie.
Chi conquistò il Kolovrat nella battaglia di Caporetto?
Il tenente Schörner conquistò le postazioni di Na Gradu la sera del primo giorno dell'offensiva; il giorno dopo Erwin Rommel si infiltrò nelle trincee italiane della cresta e poi conquistò il Matajur.
Il museo del Kolovrat si può visitare?
Il museo del Kolovrat è all'aperto, con accesso libero, e si raggiunge a piedi dal passo Solarie lungo il sentiero CAI 746 o dal lato sloveno.
