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Luigi Rizzo, l'Affondatore: le nozze a Grado sotto le bombe, la Wien nel porto di Trieste e la Santo Stefano a Premuda

Luigi Rizzo, l'Affondatore: comandò i MAS di Grado, vi sposò Giuseppina Marinaz nel 1917 e affondò la corazzata Wien a Trieste e la Santo Stefano a Premuda.

Luigi Rizzo, nato a Milazzo nel 1887, è l'ufficiale della Regia Marina che affondò due corazzate austriache: la Wien nel porto di Trieste, con il MAS 9, e la Santo Stefano davanti a Premuda, con il MAS 15. Grado fu la sua base e la città dove si sposò.

Una famiglia di marinai a Milazzo

Nacque l'8 ottobre 1887, quinto dei sei figli di Giacomo e di Maria Giuseppa Greco, in una casa dove il mare e l'amor di patria erano di famiglia. Un antenato del padre, il capitano Giuseppe Rizzo, aveva portato il brigantino Marianna fino in Norvegia, in Brasile e negli Stati Uniti prima del 1835. Lo zio Giovanni aveva seguito Garibaldi in Sicilia nel 1860, era poi entrato in Marina ed era morto a Lissa il 20 luglio 1866. A otto anni Luigi salì a bordo della nave del padre.

Nel 1905, ancora diciassettenne, uscì dall'Istituto Nautico di Messina con la licenza d'onore. Da poco aveva passato una notte in cella: durante una protesta contro l'Austria aveva preso a sassate lo stemma del consolato austro-ungarico. Cominciò come mozzo sul veliero Speme, che una tempesta atlantica ridusse senza alberi prima dell'arrivo a Buenos Aires. Fra il 1907 e il 1912 fu primo ufficiale sul piroscafo Livietta, sulla rotta tra Genova e la Gran Bretagna. Nel 1911 era capitano di gran cabotaggio, all'inizio del 1912 capitano di lungo corso, e il 17 marzo di quell'anno sottotenente di vascello di complemento. Poco dopo vinse un posto nel porto romeno di Sulimà, sul delta del Danubio: lì, con una piccola pilotina, recuperò una nave che andava alla deriva, e il governo romeno lo premiò con una medaglia d'oro al valor civile.

Il capitano Rizzo e la squadriglia MAS di Grado

Richiamato nell'agosto 1914, passò brevemente dalla Maddalena e da Venezia. Tenente di vascello dal 1° giugno 1915, fu mandato a Grado, alla difesa marittima, sotto il capitano di corvetta Filippo Camperio e poi sotto il capitano di fregata Alfredo Dentice di Frasso. Volava come osservatore sugli idrovolanti sopra l'Alto Adriatico, e il coraggio e la bravura gli valsero il 30 novembre la prima medaglia d'argento.

I MAS erano nati nel giugno 1915 nei cantieri veneziani della SVAN: barchini velocissimi e leggeri, con una decina di uomini a bordo e i siluri come arma principale, fatti per colpire all'improvviso navi e porti. Nel maggio 1916 Rizzo passò a questa nuova specialità e prese il comando della squadriglia di Grado. Dentice di Frasso spiegò la scelta così: «Compresi subito che era antiburocratico come me, che non era fatto per la stasi, per questo gli affidai nel maggio del '16 il comando della Squadriglia Mas». Due giorni dopo Rizzo era già nel Vallone di Muggia: nel cuore della notte si accostò alla diga foranea e ne staccò due pietre da portare all'ammiraglio Thaon di Revel, come a dire che sarebbe tornato.

Biagio Marin, il poeta di Grado, lo descriveva con «un volto di persona matura e i capelli brizzolati di argento», e ricordava: «A Grado lo chiamavano il capitano Rizzo». Nel gennaio 1917, in pieno giorno, portò il motoscafo Oleander fin sotto la diga esterna di Trieste e poi seminò, lungo la costa di Miramare, le torpediniere austriache che lo inseguivano. Il 23 maggio arrivò la seconda medaglia d'argento: era rimasto sotto il fuoco delle batterie e degli aerei per catturare i due aviatori di un idrovolante nemico caduto in mare.

Giuseppina Marinaz e le nozze sotto le bombe

A Grado Rizzo frequentava Angelo Marinaz, medico condotto dell'isola, irredentista istriano di Portole, rimasto vedovo con un figlio e tre figlie. Il figlio, Vittorio, si era arruolato volontario con l'Italia; Giuseppina aveva diciassette anni. Quando gli austriaci se n'erano andati da Grado, lei, la sorella e alcune amiche avevano strappato al parroco le chiavi del campanile e appeso in cima un grande lenzuolo bianco. Gli idrovolanti austriaci presero a mitragliare la torre, e le ragazze misero al posto del lenzuolo un tricolore cucito con le loro mani. Secondo i ricordi della famiglia Rizzo, Giuseppina pedalò poi fino a Cervignano incontro agli italiani e convinse i bersaglieri a venire sull'isola.

Luigi e Giuseppina si conobbero in casa del medico e si fidanzarono. Le nozze furono fissate per il 28 ottobre 1917, perché le carte di lei, ancora suddita austriaca, richiedevano tempo. Il 24 ottobre arrivò Caporetto, e nella notte fra il 27 e il 28 Rizzo era fuori in missione sul MAS 2. La data però non la spostò: alle 14,30, con Grado sotto un bombardamento aereo, arrivò in bicicletta alla basilica dei Ss. Ermacora e Fortunato e si sposò, con l'ammiraglio Thaon di Revel come testimone.

Quando accompagnò la moglie alla barca per Venezia le raccomandò: «Se resti vedova, hai la mia pensione e la mia famiglia che penserà a te. Vai subito in Sicilia appena sai che sono morto». Poi tornò in laguna. All'alba del 30 ottobre raggiunse Venezia con gli ultimi uomini partiti da Grado e restò con lei fino alle otto di sera; per qualche giorno insieme avrebbero dovuto aspettare fine dicembre. Il 30 dicembre ebbe la terza medaglia d'argento, per le missioni dei ventinove mesi di Grado «e per il contegno calmo, sereno e sprezzante del pericolo tenuto durante il ripiegamento».

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La Wien nel porto di Trieste

Dopo Caporetto la Marina dovette lasciare le basi della costa fino alla foce del Piave, e gli austriaci spostarono da Pola a Trieste due corazzate guardacoste, la Wien e la Budapest. Rizzo aveva studiato il colpo con ricognizioni temerarie davanti al Vallone di Muggia: la notte del 13 ottobre era rimasto a lungo sulla diga esterna per capire come erano fatti gli sbarramenti.

La notte del 9 dicembre 1917 tornò da Venezia con due motoscafi, il MAS 9 e il MAS 13, e li legò direttamente al molo esterno. Ci vollero due ore per tranciare sette cavi d'acciaio; dal varco i MAS entrarono nel porto con i motori elettrici, silenziosi, senza farsi scoprire dai fari. Alle 2,32 Rizzo lanciò due siluri che presero la Wien in sala caldaie: la nave affondò in fretta e con lei morirono 46 marinai. Il MAS 13 del capo timoniere Andrea Ferrarini tirò contro la Budapest, ma la mancò. Scattato l'allarme, i due motoscafi uscirono a tutta velocità. Rizzo, mentre si allontanava, pensava ai tanti giovani austriaci annegati.

La medaglia d'oro al valor militare arrivò con questa motivazione: «per la grande serenità e abilità professionale e pel mirabile eroismo dimostrati nella brillante, ardita ed efficace operazione da lui guidata, di attacco e di distruzione di una nave nemica entro la munita rada di Trieste». Dal 1° gennaio 1918 fu capitano di corvetta per merito di guerra.

Buccari, Ancona e la notte di Premuda

All'inizio del 1918 Gabriele D'Annunzio lo volle nella beffa di Buccari, un'azione che contava più per la propaganda che per la guerra. Tre MAS, il 94, il 95 e il 96, quest'ultimo guidato da Rizzo, partirono da Venezia agli ordini del capitano di fregata Costanzo Ciano ed entrarono nel Quarnaro la notte fra il 10 e l'11 febbraio. I sei siluri lanciati contro quattro piroscafi ancorati non andarono a segno; nel porto restarono tre bottiglie con i messaggi di sfida scritti da D'Annunzio. Per Rizzo fu la quarta medaglia d'argento.

Passato alla squadriglia di Ancona, visse un periodo difficile, anche per problemi di salute. Da lì i MAS uscivano il pomeriggio verso la Dalmazia e aspettavano tutta la notte, perché si sapeva che la flotta austriaca preparava un attacco allo sbarramento del Canale d'Otranto. Il 9 giugno 1918 Rizzo uscì sul MAS 15, insieme al MAS 21 del guardiamarina Giuseppe Aonzo, per un appostamento vicino a Premuda; due cacciatorpediniere li trainarono fino a un'isola croata e li lasciarono lì. Passarono ore senza niente, finché alle 3,15 del 10 giugno una grossa nube di fumo tradì una squadra nemica: due corazzate e diversi cacciatorpediniere. Rizzo passò attraverso la scorta, tirò due siluri su una delle corazzate e la mandò a fondo; poi, inseguito sotto il cannone da un cacciatorpediniere, se lo tolse di dosso con una bomba di profondità e rientrò ad Ancona.

Nella fretta dell'attacco e della fuga non vide quale nave avesse colpito. Era la Szent István, cioè Santo Stefano, corazzata monocalibro del 1914 da 20.000 tonnellate, armata di 42 cannoni e 4 tubi lanciasiluri; fu l'aviatore Alberto Briganti, esperto di ricognizioni sulle basi nemiche, a indicargli almeno la classe della nave. Per gli austro-ungarici fu un colpo durissimo: da allora la sua flotta smise quasi del tutto di uscire, e il 10 giugno divenne la festa della Marina. Capitano di fregata dal 16 giugno, per Premuda ebbe la croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, perché una legge del 1915 (R.D. 25 maggio 1915 n. 753) non permetteva di dare a una stessa persona più di tre medaglie fra argento e oro. Tolto quel limite nel 1922 (R.D. 15 giugno 1922 n. 975), con il decreto del 27 maggio 1923 gli fu assegnata la medaglia d'oro al valor militare anche per Premuda.

Da Fiume al titolo di conte di Grado e di Premuda

Nel 1919 andò volontario a Fiume, dove comandò la flotta del Quarnaro; cercò però la mediazione e nel gennaio 1920 se ne andò. Nell'autunno 1920, prendendo le difese dell'ammiraglio Giovanni Sechi, previde che nella guerra futura «gli invasori verranno a sciami, come immensi voli di anitre, per le via dell'aria e non si fermeranno alla costa». Con il premio per la Szent István comprò una villa a Pegli, alle porte di Genova, e ci si trasferì; lì nacquero Giacomo (1919), Giorgio (1921) e Maria Guglielmina (1924). Nel 1923 l'Istituto Luce girò alla Spezia Eroi del mare nostro, con Rizzo nella parte di se stesso e la Tegetthoff al posto della Szent István. Nel 1926 fondò a Genova la Calatimbar e guidò la compagnia messinese Eolia. Nel 1927 uscì a Trieste un suo libretto sull'affondamento della Santo Stefano, primo segno di avvicinamento al regime; D'Annunzio lo chiamava l'Affondatore.

Nell'ottobre 1932 divenne contrammiraglio e, per decisione personale di Vittorio Emanuele III, conte di Grado. Richiamato nel 1935 per la guerra d'Etiopia, il 18 giugno 1936 fu promosso ammiraglio di divisione per meriti eccezionali. Nel 1937 prese la presidenza del Lloyd triestino al posto di Alfredo Dentice di Frasso, il suo vecchio comandante di Grado, e sedette nella Camera dei fasci e delle corporazioni. Nel 1941 il titolo diventò «conte di Grado e di Premuda», e nel 1942 alla guida del Lloyd si aggiunse quella dei Cantieri riuniti dell'Adriatico.

Il 9 settembre 1943, a Trieste, fece sabotare due transatlantici e un piroscafo perché non finissero ai tedeschi. Il 16 settembre il figlio Giorgio, sottotenente di vascello al comando di un MAS, morì a Piombino sotto le bombe tedesche, e fu il padre a riprenderne il corpo da una fossa comune. Arrestato il 4 aprile 1944, fu rinchiuso a Klagenfurt e poi confinato a Hirschegg, finché i francesi lo liberarono all'inizio di maggio 1945. Morì a Roma il 27 giugno 1951, due mesi dopo essere stato operato per un tumore al polmone dall'amico Raffaele Paolucci. La pensione del marito fu riconosciuta alla vedova Giuseppina solo quindici anni più tardi, su richiesta di Luigi Durand de la Penne. Nel 1977, intervistata da Historia, lei lo ricordava ai tempi di Grado come «un giovane aitante per nulla provato dalla guerra, con un piglio strafottente». La Marina gli ha dedicato due navi: la fregata F596, in servizio dal 1961 al 1980, e la Luigi Rizzo (F595), in linea dal 20 aprile 2017.

Domande frequenti

Chi era Luigi Rizzo?

Un ufficiale di marina nato a Milazzo nel 1887: con i MAS affondò la corazzata Wien nel porto di Trieste e la Santo Stefano davanti a Premuda.

Quando Luigi Rizzo divenne conte di Grado e di Premuda?

Ebbe il titolo di conte di Grado nell'ottobre 1932; nel 1941 vi fu aggiunto «e di Premuda».

Dove si sposò Luigi Rizzo?

A Grado, il 28 ottobre 1917, nella basilica dei Ss. Ermacora e Fortunato: sposò Giuseppina Marinaz, figlia del medico dell'isola, durante un attacco aereo.

Quando è morto Luigi Rizzo?

È morto a Roma il 27 giugno 1951.