Le portatrici carniche erano le donne della Carnia, in provincia di Udine, che fra l'agosto del 1915 e l'ottobre del 1917 portarono a spalla, nelle gerle, viveri e munizioni ai soldati italiani della prima linea. Maria Plozner Mentil, di Timau, frazione di Paluzza, fu uccisa da un cecchino austriaco.
La Zona Carnia e il passo di Monte Croce Carnico
Nella Grande Guerra il fronte che correva dalle sorgenti del Piave a quelle del Natisone, con le valli dell'alto Tagliamento, del Degano, del But e del Fella, formava la Zona Carnia: 31 battaglioni, alle dirette dipendenze del Comando Supremo. La Carnia contava molto nei piani di guerra: se gli austriaci avessero sfondato al Passo Monte Croce Carnico, avrebbero avuto aperte le valli del But e del Chiarsò, cioè le vie più dirette per invadere l'Italia. Passo Volaia, il Monte Coglians, il Cuelat, il Pal Piccolo, il Pal Grande e le altre cime intorno alla valle del But erano postazioni fondamentali per la tenuta del fronte italiano.
In quei territori stavano in media dai 10 ai 12 mila uomini, che ogni giorno dovevano ricevere vettovaglie, munizioni, medicinali e attrezzi. I magazzini e i depositi militari erano in fondo valle, e verso il fronte non c'erano rotabili per automezzi o carri trainati da animali: soltanto piste, sentieri e qualche mulattiera. Il Generale Douhet, Capo Stato Maggiore del settore della Carnia, valutava che per mantenere una guarnigione di 100 uomini a 3000 metri di altezza servissero 900 portatori che si dessero il cambio senza sosta. Tutti gli uomini validi erano alle armi, e in paese restavano donne, vecchi e bambini.
Il corpo di ausiliarie del generale Lequio
Fu il generale Lequio, comandante del settore, a reclutare le donne della zona, ben conoscendo la resistenza fisica che avevano: fin da bambine sostituivano nei lavori più pesanti gli uomini, quasi tutti emigrati. Le prime a rispondere furono le donne di Paluzza, che si offrirono ai comandi militari senza pensarci: «Anin, senò chei biadaz ai murin encje difan» (andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame). A loro si unirono volontarie di Arta Terme, Chiusaforte, Comeglians, Enemonzo, Forni, Moggio, Ovaro e di molti altri paesi.
Nacque così un Corpo di ausiliarie di donne dai 15 ai 60 anni, della forza pari a quella di un battaglione di circa 1000 soldati. Secondo i conteggi del Servizio Trasporti e Tappe dell'esercito, dal 1915 al 1917 le portatrici furono circa 1500. L'elenco per comune dà Paularo con 229, Paluzza con 223, Rigolato con 153, Ovaro con 97, Arta Terme con 84, Moggio Udinese con 82, Forni Avoltri con 77, Cercivento con 65, Treppo Carnico con 64, Ravascletto con 60, Prato Carnico con 57, Pontebba con 50, Comeglians con 46, Sutrio con 43, Chiusaforte con 32, Ligosullo con 28, Tolmezzo con 24, Sappada con 19, Enemonzo e Resia con 5, Forni di Sotto con 3, Venzone e Zuglio con 2, Dogna, Lauco, Raveo e Trasaghis con 1.
Le portatrici non furono mai militarizzate: non erano costrette al lavoro per forza di legge né soggette alla disciplina militare. Ognuna aveva un libretto personale di lavoro, sul quale i militari dei magazzini segnavano le presenze, i viaggi compiuti e il materiale trasportato, e un bracciale rosso con stampigliato lo stesso numero del libretto e l'indicazione dell'unità militare per la quale lavorava. Ogni viaggio valeva 1,50 lire, pagate a fine mese, e quando c'era un'emergenza le potevano chiamare a qualunque ora, anche di notte. Lassù combattevano per lo più gli alpini dei battaglioni Tolmezzo, Val Tagliamento e Monte Arvenis, uomini arruolati nella zona.
La gerla e la salita verso la prima linea
La gerla, zèi in carnico, è una cesta di legno o di vimini intrecciati a forma di tronco di cono rovesciato, aperta in alto, con due spallacci di fusti di nocciolo. Si usava per portare fieno, legna, formaggio; in guerra le donne la caricarono di granate, cartucce e viveri, con carichi di 30-40 kg e più.
Ogni giorno all'alba le portatrici si presentavano ai depositi e ai magazzini di fondo valle, sparsi su circa sei chilometri. Fatto il carico partivano a gruppi di 15-20, senza guide, e dopo qualche chilometro in fondo valle attaccavano la montagna, ogni gruppo a raggiera verso la propria parte di fronte. Dovevano superare dislivelli dai 600 ai 1200 metri in ripida salita, e d'inverno affondavano nella neve fino alle ginocchia.
In cima scaricavano il materiale, sostavano per riposare, raccontavano agli alpini di reclutamento locale le novità del paese e restituivano loro la biancheria lavata, ritirata nei viaggi precedenti. Poi scendevano verso casa, dove le aspettavano i vecchi, i bambini, la casa e la stalla, e l'indomani all'alba si ricominciava. Così per 26 mesi.
Un gruppo di portatrici fu dislocato in modo permanente, alloggiato in baracche poco dietro il fronte, a disposizione del Genio militare: portavano pietrisco, lastre, cemento e legname per i ricoveri, le postazioni arretrate e il consolidamento di mulattiere e sentieri. A volte, sulla via del ritorno, veniva loro chiesto di portare a valle in barella i militari feriti o caduti; i morti venivano sepolti nel Cimitero di guerra di Timau, dopo che le portatrici stesse avevano scavato la fossa.
Maria Plozner Mentil, uccisa sopra Timau
Maria Plozner era nata il 17 novembre 1884 a Ponars, un borgo di Timau. Il padre Tobia, boscaiolo, morì in un incidente in Romania, dove era emigrato, e lei crebbe con la madre nel borgo; il 29 gennaio 1906 sposò Giuseppe Mentil, anche lui di Timau. Il marito spesso lavorava all'estero, e fu un matrimonio di lunghe assenze; in guerra Giuseppe combatteva sul Carso. Ebbero quattro figli, e Maria stava ancora allattando l'ultimo quando fu uccisa.
La mattina del 15 febbraio 1916, verso le 11, Maria Plozner Mentil e Rosalia Primus Bellina erano arrivate a trecento metri circa dalle Rocce Malpasso. Le due donne avevano vuotato la gerla, piena di viveri, e si erano fermate a mangiare un boccone e a riposare. Un cecchino appostato sul Koeder Alm colpì Maria al fianco destro. Soccorsa dalla compagna e dagli alpini, fu portata al vicino posto di medicazione, dove la ferita, sotto la spalla destra, venne fasciata; poi quattro alpini la portarono in barella a Paluzza, all'ospedale da campo alloggiato nelle scuole elementari. Morì quella notte stessa.
Maria Plozner Mentil non fu l'unica portatrice colpita. Rimasero ferite Maria Muser Olivotto, raggiunta da una pallottola alla gamba sinistra nel febbraio 1916 mentre con un gruppo di spalatrici sgomberava dalla neve il sentiero per il fronte del Monte Terzo, Maria Silverio Matiz da Timau, ferita a un braccio da una scheggia di granata nell'agosto dello stesso anno sulla mulattiera per Pramosio, e Rosalia Primus da Cleulis.
Il Pal Piccolo e la ritirata dell'ottobre 1917
Durante gli attacchi austriaci del 26 e 27 marzo 1916, che portarono alla perdita del Pal Piccolo e alla sua riconquista dopo lotte corpo a corpo, con 708 uomini italiani fuori combattimento, di cui 190 morti, 573 feriti e 25 dispersi, le donne di Timau corsero a offrirsi come serventi ai pezzi di artiglieria e chiesero di essere armate di fucile. Il loro impiego non fu necessario. Il 10 maggio 1917, sulla vetta Chapot del Pal Piccolo, soldati italiani e austriaci lasciarono le trincee e si incontrarono nella terra di nessuno.
Il 27 ottobre 1917, quando il fronte dell'Isonzo difeso dalla 2ª Armata cedette, i difensori della Carnia dovettero ritirarsi per non essere presi alle spalle, lasciando le posizioni che mai avevano perduto. Con i soldati partirono profughe anche le portatrici, insieme ai loro vecchi e ai loro bambini.
Medaglie, caserma e monumenti
Nel gennaio 1969 il senatore Giulio Maier, di Paluzza, presentò al Senato un disegno di legge per estendere alle portatrici della Carnia i benefici della legge 18 marzo 1968, n. 263 per i combattenti della guerra 1915-18: la medaglia ricordo in oro, l'onorificenza dell'Ordine di Vittorio Veneto e l'assegno annuo vitalizio di lire 60.000, portato poi a lire 150.000. Il disegno di legge divenne legge dello Stato, e molte portatrici vollero sulla propria lapide, dopo il nome, la frase «Cavaliere di Vittorio Veneto». Lina Della Pietra, l'ultima delle portatrici ancora viva, se n'è andata nel 2005.
La seppellirono nel cimitero di San Daniele di Paluzza, nella fossa numero 17. Il 3 giugno 1934 la salma fu traslata al cimitero di guerra di Timau, e nel 1937 nel Tempio Ossario del SS. Crocifisso, costruito nel 1936 su progetto dell'architetto Greppi poco fuori Timau: è l'unica donna fra 1763 caduti sul fronte carnico. Nel 1955 le fu intestata la caserma degli alpini di Paluzza, sede del V° gruppo sbarramenti XI° reggimento fanteria, e la dedica fu celebrata con una solenne cerimonia il 24 maggio 1956; è l'unica caserma dell'Esercito Italiano dedicata a una donna. Nel 2001 fu dismessa e ceduta al Comune, e venne riconvertita a sede del Gruppo Alpini, del Soccorso Alpino, della Protezione Civile e di una società sportiva. Nel 1997 il presidente Scalfaro, di sua iniziativa, le assegnò alla memoria la medaglia d'oro al valor militare, come simbolo di tutte le portatrici.
Nel 1988, per iniziativa del Cav. Lindo Unfer, i soci del Gruppo Alpini "Monte Freikofel" e della Sezione Combattenti e Reduci di Timau costituirono un "Comitato Pro Monumento a Maria Plozner Mentil e alle portatrici carniche"; nello stesso anno, sempre per iniziativa di Lindo Unfer, nacque il museo della Grande Guerra di Timau. Nel 1992 lo scultore Antonio Tinaglia realizzò per il Comune di Paluzza il monumento alle portatrici eretto a Timau: una grande lastra di metallo con un bassorilievo che ricostruisce la morte di Maria, sorretta da altre figure con la gerla sulla schiena, mentre una quarta figura, più lontana, alza il braccio verso il punto da cui partì lo sparo. Nel 2011, per il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, l'opera è stata dichiarata monumento nazionale. Altri ricordi sono le due grandi tele ai lati dell'abside della chiesa di Sant'Osvaldo Re a Cleulis, dedicate alla «partenza dell'emigrante» e alle «portatrici carniche», e il monumento che Sabaudia, dove vivono molte famiglie friulane e carniche, ha eretto a Maria Plozner Mentil nella pineta all'ingresso della città.
Domande frequenti
Chi erano le portatrici carniche?
Le portatrici carniche erano donne della Carnia dai 15 ai 60 anni che fra il 1915 e il 1917 portavano a spalla, nelle gerle, viveri, munizioni e materiali ai soldati italiani della prima linea.
Quanto pesava il carico delle portatrici carniche?
Le portatrici carniche portavano nella gerla carichi di 30-40 kg e più, superando dislivelli dai 600 ai 1200 metri.
Chi era Maria Plozner Mentil?
Maria Plozner Mentil era una portatrice di Timau, madre di quattro figli, uccisa da un cecchino il 15 febbraio 1916. Nel 1997 il presidente Scalfaro conferì alla sua memoria la medaglia d'oro al valor militare.
Dove si trova la caserma dedicata a una donna?
La caserma Maria Plozner Mentil si trova a Paluzza: è l'unica caserma dell'Esercito Italiano dedicata a una donna.
