La battaglia di Cividale del Friuli si combatté il 27 ottobre 1917, nella ritirata dopo Caporetto, sulla stretta di San Quirino, allo sbocco della Valle del Natisone in pianura. Sul Monte Purgessimo reparti delle brigate Jonio, Avellino e Ferrara combatterono fino a sera contro l'avanzata tedesca verso Cividale.
La stretta di San Quirino e le forze in campo
Fra i combattimenti della ritirata dopo Caporetto, la battaglia di Cividale ha un ruolo importante: l'asse di sfondamento, su cui si stavano concentrando almeno tre Corpi d'Armata austro-tedeschi, puntava proprio in direzione di Cividale. Dalla giornata del 26 ottobre, fra gli eserciti imperiali, era in corso una specie di gara fra quattro Divisioni, la 5ª, la 26ª, la 200ª e l'Alpenkorps, che avrebbero voluto la precedenza nello sbocco dalle Valli del Natisone verso Cividale.
I reparti tedeschi erano l'8º reggimento granatieri del Brandeburgo della 5ª divisione del generale Hasso Georg von Wedel, il 125º reggimento Kaiser Friedrich della 26ª divisione di Eberhard von Hofacker, il 3º reggimento Jäger della 200ª divisione del generale Hans von Below, un battaglione da montagna del Württemberg e due battaglioni Jäger dell'Alpenkorps del generale Ludwig von Tutschek, un reggimento bavarese della guardia e il 62º reggimento di fanteria della 12ª divisione del generale Arnold Lequis.
La linea della difesa italiana andava da Montemaggiore al Monte Joanaz, al Monte Mladesena, al Purgessimo, a Castelmonte, al Monte Korada, al Monte Cucco (Kuk) e al Vodice, fino al Montesanto. Sul Mladesena stavano il primo e il terzo battaglione del 221º Reggimento della brigata Jonio, sul Monte dei Bovi il secondo. Ai piedi del Monte Purgessimo sorvegliava il fronte il terzo battaglione del 232º Reggimento della brigata Avellino, agli ordini del colonnello brigadiere Ignazio Sardi e arrivata sulle posizioni la notte del 26 ottobre; sul crinale c'era il primo battaglione dello stesso reggimento con la 147ª, la 148ª, la 360ª e la 779ª compagnia mitragliatrici, mentre la cima era tenuta dal 47º e dal 48º reggimento della brigata Ferrara. A tenere Purgessimo, frazione di Cividale, c'erano il primo e il terzo battaglione del 231º reggimento della brigata Avellino. Da parte italiana erano quattro brigate di fanteria, composte per metà da rimpiazzi, contro quattro divisioni di veterani tedeschi. La tenuta delle postazioni era resa difficile dalla superiorità numerica del nemico e dall'imprecisione degli ordini dell'Alto Comando: l'iniziativa di molti soldati fu valorosa, ma si trattava di episodi non coordinati da una regia militare efficace.
Azzida, il Monte dei Bovi e il Mladesena
Nella notte fra il 26 e il 27 ottobre i reparti italiani fermi ad Azzida distrussero il ponte di Ponte San Quirino, frazione di San Pietro al Natisone, temendo che i tedeschi lo usassero per passare. Poco prima dell'alba del 27 cominciò l'operazione tedesca: un battaglione del 62º reggimento doveva avanzare sulla riva sinistra del Natisone, affiancato sulla riva opposta dal battaglione del Württemberg, mentre l'Alpenkorps e parte della 12ª divisione attaccavano il Monte dei Bovi, il Monte Mladesena e il Monte Craguenza.
Azzida, difesa da parte del 222º Reggimento del colonnello Sebastiano Costa, fu presa facilmente dai soldati tedeschi, che colsero di sorpresa i difensori e respinse il primo battaglione del 231º Reggimento accorso in aiuto. Alle otto e mezza il Monte dei Bovi era già in mano tedesca, e con lui il comandante del primo battaglione del 221º, il maggiore Adolfo Buscemi; il Mladesena si arrese verso mezzogiorno. I reparti della Jonio che resistevano ripiegarono fino alle lunette davanti al ponte di S. Quirino.
Il tenente Seta ai piedi del Purgessimo
Il tenente Seta si era piazzato ai piedi del Purgessimo, a sbarramento della valle. Dato che il pendio del monte era fitto di latifoglie, la sera prima aveva mandato l'aspirante Nicotra con venti uomini a tenere il collegamento con la Ferrara; a sbarramento della valle aveva messo due mitragliatrici Fiat. La mattina del 27 vide l'attacco tedesco verso Azzida e la ritirata degli italiani verso Cividale, e sparò contro qualche pattuglia in fondo valle, inutilmente, perché le pattuglie erano fuori tiro.
Sempre all'alba, da nord, era partita la manovra del 125º reggimento Kaiser Friedrich verso il Monte Purgessimo, attaccato da ovest anche dal 3º reggimento Jäger, benché il generale von Hofacker avesse vietato l'azione al colonnello Ralf von Rango, comandante dell'unità. Appena i tedeschi partirono, la 360ª Compagnia mitraglieri del tenente Camillo Tosatti li costrinse a ripiegare.

Verso le 9 Seta diede l'ordine di ritirare la sezione mitragliatrici dal costone del Purgessimo. Lì trovò il colonnello Costa, che gli ordinò invece di resistere ad oltranza. I tedeschi tornarono presto all'attacco, e verso le nove e mezza sopraffecero il primo battaglione che difendeva la base del Purgessimo e il suo comandante, il tenente Ludovico Luppi.
Pio Pintor e la 1ª Compagnia della Jonio
La brigata Jonio, ritiratasi da Azzida sotto i bombardamenti, ripiegò sul Monte Purgessimo, dove si trovava il battaglione dell'Avellino. Pio Pintor, comandante del 1° Plotone della 1ª Compagnia della Jonio, scrive nella sua relazione che il battaglione occupò le pendici del Purgessimo fino al fondo valle, in collegamento con la brigata Ferrara. Gli uomini erano così pochi che si dovettero disporre a quindici-venti metri l'uno dall'altro, e il bosco fitto e alto toglieva ogni visuale.
All'alba del 27 il primo attacco, sferrato lungo la linea del 1° Battaglione, fu respinto con gravi perdite per il nemico. Fu respinto anche il secondo; poi altre truppe tedesche comparvero alle spalle della 1ª Compagnia, quella di Pintor, e aprirono un fuoco di fucileria e di mitragliatrici. Pintor, preso fra due fuochi, ordinò di ritirarsi nel sottostante paese di Purgessimo, dove si mise a difesa di una strettoia. La brigata Jonio mandò come rinforzo il secondo battaglione del 231º Reggimento, che cadde in un'imboscata ed ebbe la meglio solo dopo duri combattimenti, finiti alle dieci e mezza.
Con la via per Cividale bloccata dalle mitragliatrici del Purgessimo, i tedeschi occuparono Ponte San Quirino e cominciarono a colpire le posizioni italiane fino a farle tacere, ma la cima restava alla brigata Ferrara. Non riuscendo a sopraffare gli italiani, verso l'una e mezza del pomeriggio gli austro-tedeschi fecero dirottare un pesante fuoco d'artiglieria sulla posizione di Purgessimo. La relazione del combattimento conservata nell'Archivio di Stoccarda riporta: "le linee nemiche dovevano essere prese con un attacco in piena regola. Questa idea aveva trovato d'accordo anche il Comandante del 3° Jager col von Rango, incontratosi col Comandante del 125° sulla strada di Cividale...".
Monte Spig e i reparti di Castelmonte
Da Castelmonte, nel comune di Prepotto, al Monte Spig erano schierati i resti delle brigate La Spezia e Taro, indebolite il 24 ottobre da un attacco tedesco, e il 261º e il 262º reggimento della brigata Elba, provati dai combattimenti del 25 e del 26 ottobre. Da Castelmonte allo Judrio c'erano la brigata Salerno e il resto della Ferrara, della 62ª Divisione del generale Napoleone Fochetti, con il comando a Castelmonte vicino a quello della 3ª Divisione di Ettore Negri di Lamporo.
L'8º reggimento granatieri del Brandeburgo attaccò il Monte Spig alle quattro e un quarto del mattino del 27 ottobre. Di fronte aveva circa 500-600 fanti della 3ª Divisione, senza munizioni, circondati in fretta e colpiti dall'artiglieria. Il 261º della Elba tentò un contrattacco e perse il comandante, il maggiore Vincenzo Giardina; il capitano Luigi Gritti, nuovo comandante, respinse verso le otto un tentativo di infiltrazione, ma quando ordinò di scendere allo Judrio i tedeschi presero tutti prigionieri, e così il battaglione della brigata Milano che accorreva con casse di munizioni. Alle nove due battaglioni del 160º Reggimento del colonnello Franchino De Franchi, della Milano, contrattaccarono e un'ora e mezza dopo impostarono una nuova linea, su cui i granatieri del Brandeburgo si infransero fino alle quattro del pomeriggio, quando la accerchiarono, e gli italiani furono presi in massima parte prigionieri. La resistenza di questi reparti contribuì a far durare fino al pomeriggio quella del Purgessimo.
La brigata Ferrara sulla cima e la caduta di Cividale
Fra l'una e le due del pomeriggio von Below diede l'ordine di avanzare in direzione di Cividale. Alle due del pomeriggio i tedeschi avevano preso il villaggio di Purgessimo e proseguivano per Carraria, un sobborgo di Cividale; Ermenegildo Padovin, comandante della Ferrara, mandò il 47º Reggimento sulla strada che dal villaggio sale al monte, mentre il 48º era già a contatto con i tedeschi, che salivano da più direzioni. Alle cinque meno dieci del pomeriggio un superstite della La Spezia avvisò Padovin che la brigata Milano, arrivata il giorno prima e schierata alla destra del 48º, era stata sopraffatta; alle cinque del pomeriggio cedette anche la Jonio sulla sinistra, e la Ferrara rimase quasi accerchiata.
Senza riserve per un contrattacco, Padovin ordinò la ritirata verso un varco che il nemico non controllava ancora. Alle sei di sera, quando non si sparava più, pochi si erano messi in salvo, fra loro Padovin. Solo verso sera l'intero monte fu sgombrato dagli italiani; Cividale del Friuli era già in mano alle truppe di Guglielmo II dalle quattro del pomeriggio, entrate da un ponte rimasto intatto a Grupignano, poco a sud-ovest della città.
La Jonio ripiegò su Carraria e su Cividale, dove tentò un ultimo arresto al ponte militare, e poi raggiunse il Torre, fra S. Bernardo e Rizzolo; il 29 passò il Tagliamento a Pinzano. Paolo Gaspari ha intitolato il suo libro sulla battaglia Le Termopili italiane: le quattro brigate della stretta di San Quirino trattennero i tedeschi per dieci ore, per consentire la ritirata della 2ª e della 3ª Armata dal fronte dell'Isonzo.
Domande frequenti
Quando si combatté la battaglia di Cividale?
La battaglia di Cividale del Friuli si combatté il 27 ottobre 1917, durante la ritirata dopo Caporetto. Cividale fu presa dalle truppe tedesche alle quattro del pomeriggio, mentre sul Monte Purgessimo si combatté fino a sera.
Dove si trova Purgessimo?
Purgessimo è una frazione di Cividale del Friuli. Il paese e il Monte Purgessimo stavano sulla linea della difesa italiana, a sbarramento della valle del Natisone verso Cividale.
Chi difendeva il Monte Purgessimo nel 1917?
Il Monte Purgessimo era difeso da reparti della brigata Avellino, della brigata Jonio e della brigata Ferrara, che teneva la cima, con la 360ª Compagnia mitraglieri del tenente Camillo Tosatti.
Perché la battaglia di Cividale fu importante?
La battaglia di Cividale fu importante perché le brigate italiane trattennero per dieci ore quattro divisioni tedesche, per consentire la ritirata della 2ª e della 3ª Armata dal fronte dell'Isonzo.