L'itinerario storico Cividale-Monte Matajur tocca in 4 tappe i luoghi dove si combatté dopo lo sfondamento di Caporetto. L'itinerario parte da Cividale del Friuli, in provincia di Udine, dove gli Austro-Germanici arrivarono il 27 ottobre 1917, e risale a ritroso fino al Matajur, nelle Valli del Natisone.
Cividale, da Forum Iulii alla II Armata
Dopo Caporetto si continuò a combattere nelle Valli del Natisone: per gli Italiani lo scopo era arrestare l'avanzata del nemico verso la pianura. Il Regio Esercito aveva ricevuto dal generale Cadorna l'ordine di resistere ad oltranza, e l'itinerario tocca a ritroso i luoghi dei combattimenti del 27, del 26 e del 25 ottobre, fra strade e paesini delle valli.
La prima tappa è il centro storico di Cividale. Nata al tempo dei Romani come Forum Iulii, per volere di Giulio Cesare, diede il suo nome all'intero Friuli; fu poi la capitale del ducato longobardo, e nel 737 il patriarca di Aquileia Callisto vi portò la sua residenza. Quando nel 1419 Venezia mosse alla conquista della regione, Cividale fu la prima a passare dalla sua parte.
Da Largo Boiani si abbracciano con lo sguardo le testimonianze di queste vicende. Davanti al Municipio c'è la statua di Giulio Cesare, ipotetico fondatore di Forum Iulii nel 46 a.C. In fondo a Piazza Duomo si vede il palazzo dei Provveditori Veneti, costruito tra il 1565 e il 1605 su un modello di Palladio, che ospita il Museo archeologico nazionale con i reperti di età longobarda. Nel Duomo, il giorno dell'Epifania, si celebra la Messa dello Spadone, con la rievocazione dell'entrata a Cividale del Patriarca Marquardo di Randeck (1366). Il Palazzo del Comune, costruito nel XIII secolo, ricostruito nel XVI secolo e restaurato nel 1935, porta murato sulla facciata verso il Duomo il Leone di San Marco, simbolo del dominio veneziano.
Nella Grande Guerra in città c'era il comando della II Armata, e gli aerei nemici la bombardarono. Dopo Caporetto la presero gli austro-tedeschi, e gli italiani ci rientrarono soltanto a fine ottobre 1918, vinta la battaglia del Piave.
Il Ponte del Diavolo e l'aspirante Giorgi
A piedi dal centro si arriva al Ponte del Diavolo. Il ponte, alto 22,50 m, fu costruito in pietra a partire dal 1442: poggia su un macigno naturale nel letto del Natisone e si sviluppa su due archi di larghezza differente. Dal ponte si vedono il colore smeraldo delle acque del Natisone e la forra scavata dal fiume, parzialmente ricoperta dalla vegetazione; nelle giornate limpide sullo sfondo compaiono Castelmonte e il Monte Nero.
Il 27 ottobre 1917 il genio italiano minò il ponte e lo fece saltare, per frenare gli Austriaci. Il compito toccò all'aspirante Gianfrancesco Giorgi: il nemico entrò in città mentre lui stava ancora sistemando le cariche, e Giorgi morì per le ferite dei colpi ricevuti.
Gli Austriaci, appena occupata Cividale, si preoccuparono subito di ricostruire il ponte. Una passerella provvisoria sospesa risulta praticabile dal 6 gennaio 1918; come direttore dei lavori venne scelto l'ingegnere militare boemo Anselmo Nowak, sul progetto di ampliamento redatto da Ernesto Paciani. In meno di quattro mesi il ponte era di nuovo in piedi: il 2 maggio 1918 ci passò il primo convoglio, e il 18 maggio fu inaugurato davanti ai più alti comandi austro-germanici.
Sanguarzo, il Purgessimo e la battaglia del 27 ottobre
La seconda tappa si fa in automobile, fuori dalla città, verso Sanguarzo e il Ponte di San Quirino. Nella notte fra il 26 e il 27 ottobre i reparti italiani fermi ad Azzida distrussero il ponte di Ponte San Quirino, temendo che i tedeschi ci passassero. Il 27 ottobre 1917 Rommel, disceso con il suo Distaccamento dal Matajur, si incontrò a est di Sanguarzo con il maggiore Sproesser, il suo superiore.

Sproesser comandava il Battaglione da Montagna del Württemberg, composto da più compagnie di fucilieri con mitragliatrici leggere e da alcune compagnie con mitragliatrici pesanti. Il 27 ottobre le sue compagnie erano impiegate sul Monte Purgessimo, ben visibile dalla strada all'altezza di Sanguarzo.
Quel combattimento fa parte della battaglia di Cividale del Friuli. A proteggere Purgessimo, frazione di Cividale, c'erano il primo e il terzo battaglione del 231º reggimento della brigata "Avellino", comandati dal colonnello brigadiere Ignazio Sardi; in cima al monte stavano invece il 47º e il 48º reggimento della brigata "Ferrara". All'alba la 360ª Compagnia mitraglieri del tenente Camillo Tosatti costrinse i tedeschi a ripiegare, ma verso le nove e mezza del mattino il primo battaglione italiano che difendeva la base del Purgessimo fu sopraffatto, e con lui il suo comandante, il tenente Ludovico Luppi.
Alle due del pomeriggio Purgessimo era dei tedeschi, che andavano avanti verso Carraria, alle porte di Cividale. Due ore dopo la città era caduta: i soldati del Kaiser Guglielmo II l'avevano raggiunta passando su un ponte rimasto in piedi a Grupignano. La "Ferrara" rimase quasi completamente accerchiata, e alle sei di sera, quando ormai non si sparava più, solo pochi riuscirono a mettersi in salvo, fra cui il comandante Ermenegildo Padovin. Che il Purgessimo abbia tenuto fino al pomeriggio lo si deve anche ai soldati che difesero il monte Spig.
Masseris e Cepletischis, sul versante del Matajur
Dopo il ponte di San Quirino si prende a destra per Savogna. La strada risale il versante meridionale del Matajur passando per Gabrovizza, Masseris e Monte Maggiore. Lungo questa strada era sceso Rommel dopo la conquista del Monte Matajur, fermandosi la sera a Masseris.
Non lontano da Masseris, nei pressi del Tempio Buddista di Polava, c'è il paesino di Cepletischis, nel comune di Savogna. La zona, un bosco con piccole case, è abitata da caprioli, cinghiali, lepri e da un'infinità di uccelli. Qui avvenne uno degli episodi della ritirata italiana durante i combattimenti del 25 ottobre, quando Rommel aveva appena iniziato l'avventura del Matajur.
Nelle giornate dopo Caporetto a Cepletischis c'era un nido di resistenza tenuto dal 14° Reggimento di Bersaglieri, a cui si era aggiunto il rimanente sbandato del 20° Reggimento; il Generale Viora stava organizzando delle trincee di sbarramento per ritardare l'avanzata degli Austro-Tedeschi.
La salita di Rommel al Matajur
La quarta tappa sale in automobile verso la cima del Matajur. Erwin Rommel, che stava per compiere 26 anni, era un tenente del battaglione da montagna del Württemberg, al comando di tre compagnie da montagna e di una compagnia di mitragliatrici: un Distaccamento del battaglione del maggiore Sproesser. I reparti del Württemberg si erano messi in marcia da Kranj, in Slovenia, il 18 ottobre 1917; la grande offensiva austro-tedesca cominciò alle 8 circa del mattino del 24.
Il 25 ottobre il piccolo nucleo di Rommel riuscì a progredire velocemente. Alle sei del mattino si muoveva verso la parte Ovest del Monte Piatto; a mezzogiorno e mezzo scendeva di corsa verso la strada Luico-Cepletischis e formava lo sbarramento vicino al bivio con la strada che porta a Jevšček. Da Livške Ravne Rommel scese attraverso il bosco fino a Polava, sulla strada fra Livek e Cepletischis, e lì con pochi uomini chiuse agli italiani quella strada di fuga: prese un'enorme quantità di armi e mezzi e alcune migliaia di prigionieri. Poi andò a Luico, per avere il consenso di Sproesser a procedere alla conquista del Matajur.
Di notte, con la luna piena, Rommel risalì verso la postazione italiana sopra Jevšček, ma rinunciò a un attacco a sorpresa e fece riposare i suoi uomini troppo affaticati. Dopo qualche ora occupò le entrate del paesino e attaccò alle spalle la postazione fortificata, che sovrastava il paese; un tratto di questa linea difensiva italiana è stato restaurato. Rommel si spostò poi sotto il monte Kraguonca e verso il Mrzli Vrh e il Matajur, e nel suo diario "Fanteria all'assalto" annota più volte la durezza e la fatica di questa ascesa.
Nonostante i cannoneggiamenti che frenavano i fucilieri tedeschi, Rommel costrinse gli Italiani ad arrendersi, e il Matajur cadde in mano austro-tedesca a mezzogiorno del 26 ottobre. Oltre alle tre compagnie di Rommel, l'azione riuscì anche grazie alla Divisione Fanteria Slesiana, che da Nord attaccava con due battaglioni lo schieramento della brigata Salerno.
Domande frequenti
Quando cadde il Monte Matajur nella Grande Guerra?
Il Monte Matajur cadde in mano austro-tedesca a mezzogiorno del 26 ottobre 1917, dopo la salita notturna del tenente Erwin Rommel e dei suoi uomini da Jevšček.
Chi fece saltare il Ponte del Diavolo di Cividale?
Il Ponte del Diavolo fu fatto brillare dal genio italiano il 27 ottobre 1917, con l'aspirante Gianfrancesco Giorgi; gli Austriaci lo ricostruirono e lo inaugurarono il 18 maggio 1918.
Quando fu occupata Cividale del Friuli dopo Caporetto?
Cividale del Friuli fu occupata il 27 ottobre 1917: alle quattro del pomeriggio la città era già in mano alle truppe tedesche, dopo la battaglia del Purgessimo.