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Grado nella Prima guerra mondiale: il tricolore sul campanile, Luigi Rizzo e i MAS, D'Annunzio e gli idrovolanti dell'isola di Gorgo

Grado nella Prima guerra mondiale: i gendarmi austriaci partiti nel maggio 1915, il tricolore sul campanile, i MAS e gli idrovolanti dell'isola di Gorgo.

Grado rimase alla casa d'Austria fino alla Prima guerra mondiale. Il 27 maggio 1915 fu occupata dalle truppe del Regio Esercito e, per la vicinanza a Trieste, divenne una base dei motosiluranti della Regia Marina. Nella laguna c'era la base di idrovolanti della Regia Marina più vicina al fronte.

Irredentisti e austriacanti alla vigilia

Quando si pensa alla Prima guerra mondiale sul fronte orientale vengono in mente le battaglie dell'Isonzo, il Carso, la presa di Gorizia; eppure anche Grado aveva una posizione strategica rilevante per il controllo dell'Alto Adriatico. Con il trattato di Campoformio, nel 1797, Grado era entrata nei domini della casa d'Austria, che ne mantenne il possesso, eccettuata la breve parentesi napoleonica. All'inizio del 1900, e ancor più alla vigilia del conflitto, Grado era spaccata in più fazioni: gli Irredentisti volevano fondersi con l'Italia, gli Austriacanti erano legati a Vienna, e il prete era tra questi. Nei dibattiti pubblici si levavano anche le voci dei Liberali, dei Socialisti, dei Mazziniani e dei Cattolico-Popolari.

Dal 16 aprile 1914 il Comune fu affidato a un commissario, Olivo Ponton di Aiello del Friuli, rappresentante dei Cattolico-Popolari, affiancato da una Giunta filoaustriaca. Il 28 giugno 1914 la Giunta si riunì per commentare l'assassinio di Sarajevo, e decise di raccogliere generi alimentari come mais e patate, ma anche legna da ardere, da distribuire alla popolazione con la tessera, a prezzo di costo.

Gendarmi, finanzieri e i passaggi attraverso la laguna

L'autorità austriaca a Grado era rappresentata così. Tre gendarmi si occupavano della Pubblica Sicurezza, tre finanzieri si trovavano a Porto Buso, c'erano quattro guardie comunali, e il Presidio Militare Territoriale aveva la sua sede all'Hotel Fonzari.

Già nel 1914 molti filoitaliani passavano il confine di notte, attraverso la laguna, per raggiungere Marano, che era italiana, ed evitare così rappresaglie e ritorsioni da parte austriaca.

Maggio 1915, il tricolore sul campanile

Con l'entrata in guerra dell'Italia, il 23 maggio 1915, i gendarmi austriaci lasciarono Grado dopo aver bruciato tutti i documenti e rimosso gli stemmi imperiali. Il 24 maggio comparvero all'orizzonte 4 navi italiane, mentre un cacciatorpediniere teneva sotto tiro le installazioni austriache di Porto Buso. Il 26 maggio la bandiera tricolore venne issata sul campanile, e il 27 maggio Grado fu occupata dalle truppe del Regio Esercito.

Il 2 giugno arrivò il comandante del presidio italiano, il tenente Cantoni. Più tardi la Giunta filoaustriaca fu sostituita da una nuova Giunta guidata da Marchesini, in veste di pro-sindaco, che convocò il popolo gradese al suono della campana per annunciare che l'Isola del Sole era di nuovo italiana. Intanto a Grado erano sbarcati 300 marinai comandati da Filippo Camperio, e al largo si era ormeggiata una corazzata.

Le torpediniere al molo e i MAS

Con il fronte a due passi, Grado diventò un punto chiave delle retrovie. Sul presidio marittimo non vi sono documenti, ma le foto dell'epoca mostrano almeno un migliaio di marinai schierati davanti alla pensione Il Fortino. I bassi fondali non lasciavano ampi margini di manovra, e tuttavia al molo erano stabilmente attraccate dalle 4 alle 6 torpediniere.

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C'erano anche 2 motosiluranti, i MAS (Motoscafo Armato Silurante), unità leggere usate spesso per lanciare siluri contro le grandi navi da guerra. Il comandante della difesa marittima di Grado era Alfredo Dentice di Frasso, che durante la guerra si guadagnò prima una medaglia di bronzo e poi una d'argento. Fu lui a studiare l'utilizzo dei MAS, insieme all'aiutante Luigi Rizzo, che diventò il campione e l'eroe dei gradesi e ricevette il titolo di Conte di Grado e di Premuda.

Idrovolanti sull'isola di Gorgo e l'occhio di D'Annunzio

All'inizio del conflitto in laguna c'era la base di idrovolanti della Regia Marina più vicina alla prima linea, a pochi minuti di volo da Trieste. All'inizio gli aerei si alzavano e ammaravano a Grado; nel luglio 1915 si scelse un secondo scalo per manovre e rimessaggio su un'isola della laguna est, l'isola Gorgo, che però in molti chiamavano ancora col vecchio nome medievale, isola dei Santi Cosma e Damiano. Gli aerei usavano lo specchio d'acqua fra l'isola e il terrapieno della strada Belvedere Grado, che li proteggeva dai venti orientali, in particolare dalla Bora. Gli hangar di Gorgo erano Bessaneau, capannoni prefabbricati di legno coperti di tela.

Nell'area di ammaraggio dell'isola, il 16 gennaio 1916, Gabriele D'Annunzio perse l'occhio destro. Volava come osservatore con il tenente di vascello Luigi Bologna: al rientro da un volo su Trieste, all'altezza di Grado, il motore del Macchi L1 si spense, e al momento di toccare l'acqua il velivolo ricadde pesantemente. D'Annunzio batté la fronte contro il bordo della carlinga, ma tacque per non perdere il volo del giorno dopo: tornò su Trieste e vi lanciò volantini con un suo messaggio agli italiani irredenti. Due settimane dopo l'oculista trovò la retina dell'occhio destro staccata senza rimedio, e nei lunghi mesi di convalescenza nacque Notturno (1921).

Dal gennaio 1917 in laguna c'era anche la 2ª Squadriglia Idrovolanti dell'Esercito, a supporto delle operazioni della III Armata sul Carso, accanto alla 1a squadriglia della Marina, comandata dal diciannovenne sottotenente di vascello Federico Martinengo. Nella primavera del 1917 la squadriglia della Marina divenne la 253ª, con nove nuovissimi Macchi L3 al posto dei sei L1.

Anfore romane nel cantiere, poi Caporetto

Per i nuovi idrovolanti il Genio della Regia Marina, con il tenente di vascello Agostinelli, cominciò nel luglio 1917 un canale-hangar sull'isola. Fra il 28 luglio e il 1 settembre 1917 lo scavo, sorvegliato da Michele Abramich, direttore del Museo Archeologico di Aquileia, e da Ugo Ojetti, portò alla luce oltre 200 anfore romane in un recinto di doppia palizzata lignea. Alcune, con un'epigrafe dipinta, contenevano una conserva di pesce, il garum, altre erano riempite di scombri salati. Gli esemplari con bolli e iscrizioni furono trasportati al Museo di Aquileia, e il 1 settembre le strutture antiche furono demolite per completare l'opera militare.

La 253ª Squadriglia restò a Gorgo fino al 30 ottobre 1917, la data in cui gli italiani abbandonarono Grado dopo la disfatta di Caporetto; Grado cadde in mano austriaca fra il 6 e il 10 novembre 1917. Una fotografia presa il 18 ottobre 1918 da un aereo da ricognizione della Regia Marina mostra la base dell'isola poco prima che gli italiani tornassero. Nonostante la vicinanza al fronte, Grado fu sostanzialmente risparmiata dalle vicende belliche, e al termine della Prima guerra mondiale venne annessa all'Italia.

Domande frequenti

Quando Grado divenne italiana nella Prima guerra mondiale?

Il 26 maggio 1915 la bandiera tricolore fu issata sul campanile di Grado, e il 27 maggio Grado fu occupata dalle truppe del Regio Esercito. Al termine della guerra l'isola fu annessa all'Italia.

Chi comandava la difesa marittima di Grado?

Alfredo Dentice di Frasso, che studiò l'utilizzo dei MAS insieme all'aiutante Luigi Rizzo, poi Conte di Grado e di Premuda.

Dove perse l'occhio Gabriele D'Annunzio?

Gabriele D'Annunzio perse l'occhio destro dopo l'ammaraggio del 16 gennaio 1916 nell'area dell'isola di Gorgo, nella laguna di Grado, dove c'era la base degli idrovolanti della Regia Marina.

Grado fu colpita dalla guerra?

Grado fu sostanzialmente risparmiata dalle vicende belliche; il 30 ottobre 1917, dopo Caporetto, gli italiani la abbandonarono, e fra il 6 e il 10 novembre 1917 cadde in mano austriaca.