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D'Annunzio aviatore nella Grande Guerra: i volantini su Trieste, l'occhio perduto e il volo su Vienna

D'Annunzio aviatore nella Grande Guerra: i volantini su Trieste, l'incidente del 1916 e il Notturno, il volo su Vienna del 9 agosto 1918, Aquileia e Ronchi.

Gabriele D'Annunzio non prese mai il brevetto di pilota, eppure fu il più famoso aviatore italiano della Prima guerra mondiale. Aveva già superato i cinquant'anni quando cominciò a volare sul fronte orientale, e dal cielo del Friuli e di Trieste costruì una parte della sua leggenda di poeta-soldato.

Dal circuito di Brescia al fronte

Il primo incontro con il volo fu nel 1909, al Primo Circuito Aereo Internazionale di Brescia, come passeggero. Ne rimase così colpito che nei mesi seguenti tenne conferenze nel nord Italia per spiegare a che cosa potesse servire l'aeroplano.

Quando l'Italia entrò in guerra, nel maggio 1915, D'Annunzio viveva in Francia, dove era scappato per i debiti. Tornò, e ottenne da Luigi Cadorna il permesso di muoversi lungo tutto il fronte con il grado di tenente dei Lancieri di Novara; la Marina gli consentì di prendere parte ad azioni aeree e navali.

Volantini su Trieste e Trento

D'Annunzio capì subito che l'aereo poteva essere un'arma di propaganda. Nel 1915, su un idrovolante pilotato dal tenente di vascello Miraglia, sorvolò Trieste, ancora austriaca, gettando volantini sulla città simbolo dell'irredentismo.

Il 20 settembre dello stesso anno, anniversario della presa di Porta Pia, fu la volta di Trento. I giornali diedero grande spazio a quei voli: la guerra veniva presentata come una causa morale, e il poeta ne era la voce.

L'occhio perduto e il Notturno

All'inizio del 1916 il suo aereo finì in mare, e nell'urto D'Annunzio batté la testa contro la mitragliatrice. Perse l'occhio destro e rischiò di perdere anche il sinistro. Costretto a restare immobile al buio in una casa di Venezia, per mesi, continuò a scrivere su strisce di carta sottili, per non far accavallare le righe senza vederle.

D'Annunzio aviatore nella Grande Guerra: i volantini su Trieste, l'occhio perduto e il volo su Vienna - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

Da quelle strisce nacque il Notturno, pubblicato nel 1921: il D'Annunzio più intimo, fatto di rumori del canale e di pensieri nel buio. Poi tornò a volare, e nel 1917 partecipò ai bombardamenti di Pola e di Cattaro e alla Beffa di Buccari, con i MAS nella baia dalmata.

Il volo su Vienna

L'impresa più famosa è il volo su Vienna del 9 agosto 1918. Per l'occasione si prepararono undici Ansaldo SVA dell'87ª squadriglia, la Serenissima, con i serbatoi modificati e il leone di San Marco sulle fiancate. L'aereo del capitano Natale Palli fu reso biposto per ospitare il poeta, seduto sopra il serbatoio in più.

Dopo due tentativi fermati dal maltempo, la squadriglia partì dal campo di San Pelagio, vicino a Padova, fece circa mille chilometri, di cui ottocento sopra il territorio nemico, e scese sotto gli ottocento metri per lanciare su Vienna migliaia di volantini tricolori; il testo tedesco era di Ugo Ojetti. Al ritorno passarono sopra Lubiana, Trieste e Venezia. Perfino un giornale austriaco, l'Arbeiter Zeitung, riconobbe il coraggio del poeta.

Aquileia e Ronchi

Il Friuli custodisce altri due luoghi di D'Annunzio. Ad Aquileia, nel 1915, camminò fra i cipressi del cimitero dietro la basilica, strinse amicizia con don Celso Costantini e scrisse un salmo per i caduti, letto il 2 novembre; tre versi sono incisi su una lapide sull'abside, rifatta nel 1918 dopo che gli austriaci l'avevano distrutta.

A Ronchi di Monfalcone, nella notte fra l'11 e il 12 settembre 1919, radunò circa mille volontari, i legionari, e da lì partì la marcia su Fiume. In ricordo di quella notte il paese aggiunse al suo nome «dei Legionari».

Domande frequenti

D'Annunzio era un pilota?

No, non ebbe mai il brevetto: volava come passeggero, accanto a piloti come Miraglia e Natale Palli.

Quando avvenne il volo su Vienna?

Il 9 agosto 1918, con gli Ansaldo SVA della squadriglia Serenissima partiti da San Pelagio, vicino a Padova.

Come perse l'occhio D'Annunzio?

All'inizio del 1916, quando il suo aereo cadde in mare e lui batté la testa contro la mitragliatrice.

Perché Ronchi si chiama Ronchi dei Legionari?

Perché nel settembre 1919 D'Annunzio vi radunò i legionari prima della marcia su Fiume.