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Francesco Baracca, l'asso del cavallino rampante nei cieli del Friuli

Francesco Baracca, asso dell'aviazione italiana: la difesa di Udine, le vittorie sopra Gorizia e Tolmezzo, la Squadriglia degli Assi e il cavallino rampante.

Francesco Baracca nacque a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888 e morì sul Montello il 19 giugno 1918. Fu il più grande asso dell'aviazione italiana della Prima guerra mondiale, con 34 aerei nemici abbattuti, e gran parte delle sue battaglie aeree si combatté nei cieli del Friuli.

Dalla cavalleria all'aviazione

Figlio del proprietario terriero Enrico e della contessa Paolina de Biancoli, amava i cavalli fin da bambino. Uscito dall'Accademia militare di Modena come sottotenente di cavalleria, fu assegnato al reggimento Piemonte Reale a Roma, dove vinse un concorso ippico. Nel 1912, colpito da un'esercitazione aerea sul campo di Centocelle, passò all'aviazione, e alla vigilia della guerra andò in Francia ad addestrarsi sul caccia Nieuport.

Anche da aviatore restò legato al suo reggimento: sulla divisa tenne i baveri rossi della cavalleria, e sul berretto aggiunse una piccola elica.

La difesa di Udine

Con la guerra, Cadorna mise il Comando Supremo a Udine e il re si stabilì a Villa Italia, a Martignacco. La città fu bombardata più volte dagli aerei austriaci, e a difenderla c'erano gli assi della caccia, fra cui Baracca e Fulco Ruffo di Calabria. Rientrato in Italia nell'estate del 1915, Baracca cominciò a pattugliare il cielo del Friuli.

La prima vittoria arrivò il 7 aprile 1916 sopra Gorizia, presso Medeuzza: fu la prima in assoluto dell'aviazione italiana. Tornato a terra andò a stringere la mano a uno degli aviatori nemici abbattuti, e ripeteva che mirava all'apparecchio, non all'uomo. Il 28 novembre 1916, sopra Tolmezzo, abbatté il suo quinto aereo, un Brandenburg austriaco, ed entrò nell'albo degli assi.

Francesco Baracca, l'asso del cavallino rampante nei cieli del Friuli - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

La Squadriglia degli Assi

Nel maggio 1917 passò alla 91ª Squadriglia, detta degli Assi perché ne scelse lui stesso i piloti, fra cui Pier Ruggero Piccio, Fulco Ruffo di Calabria e Bartolomeo Costantini. Ne divenne il comandante e vi ottenne ventisei vittorie, sopra il Carso, il Sabotino e il Monte Santo. Sul suo aereo fece dipingere il cavallino rampante nero, in onore della cavalleria da cui veniva.

Durante la ritirata di Caporetto la squadriglia ricevette i nuovi Spad XIII, e Baracca arrivò a trenta vittorie. A Udine, nel settembre 1917, aveva conosciuto Norina Cristofoli, una ragazza di Tolmezzo: si scrissero fino a pochi giorni dalla sua morte, e lei, diventata cantante lirica, restò fedele al suo ricordo per tutta la vita.

L'ultimo volo sul Montello

Nel giugno 1918, durante la battaglia del Solstizio, Baracca volava dal campo di Quinto di Treviso. Il 15 giugno ottenne le ultime due vittorie, arrivando a 34. Il 19 giugno, mentre mitragliava a bassissima quota le trincee austriache sul Montello, il suo aereo fu colpito e precipitò in fiamme; il corpo fu ritrovato quattro giorni dopo accanto ai resti dello Spad. Gabriele D'Annunzio, che lo ammirava, pronunciò l'elogio funebre.

Il cavallino e la memoria

Nel 1923 la madre di Baracca autorizzò Enzo Ferrari a usare il cavallino rampante del figlio: «le porterà fortuna», gli disse. Ferrari lo mise sulle sue auto, con lo sfondo giallo in onore di Modena, e lo rese famoso in tutto il mondo. Anche in Friuli il nome dell'asso è rimasto: gli è intitolato l'aeroporto militare di Casarsa della Delizia, e al Museo multimediale del Monte San Michele si può sorvolare l'altopiano di Doberdò a bordo di uno Spad XIII di Baracca, con la realtà virtuale.

Domande frequenti

Quanti aerei abbatté Francesco Baracca?

Gli sono state attribuite 34 vittorie, il numero più alto mai raggiunto da un aviatore italiano.

Che cosa lega Baracca al Friuli?

Difese i cieli di Udine, sede del Comando Supremo, ottenne la prima vittoria sopra Gorizia e la quinta sopra Tolmezzo, e combatté sul Carso e sull'Isonzo con la Squadriglia degli Assi.

Come è arrivato il cavallino rampante alla Ferrari?

Nel 1923 la madre di Baracca ne concesse l'uso a Enzo Ferrari, che lo scelse come simbolo delle sue auto.