⚔️ Grande Guerra · 4 min di lettura

La ritirata di Cepletischis: i bersaglieri del 14° e del 20° e la strada tagliata da Rommel

Cepletischis, ottobre 1917: i bersaglieri del 14° e del 20° a Luico, gli ordini che non arrivarono e la strada per le Valli del Natisone chiusa da Rommel.

Cepletischis, in sloveno Čeplešišče, è una frazione di Savogna, nelle Valli del Natisone, sotto il Matajur. Nell'ottobre 1917, dopo lo sfondamento di Caporetto, la strada che vi scende da Luico divenne una via di ritirata per migliaia di soldati italiani, e in pochi giorni si trasformò in una trappola.

Il piano per il Matajur

Il generale von Below guidava la XIV Armata austro-tedesca e aveva pensato di prendere il Matajur facendo convergere sulla montagna la 12ª Divisione e l'Alpenkorps. Per le truppe italiane nelle valli del Natisone la ritirata diventò così una corsa contro il tempo.

La IV Brigata bersaglieri, con il 14° reggimento del tenente colonnello Carlo Bosio e il 20° del tenente colonnello Carlo Cacace, dipendeva dal VII Corpo d'Armata. Doveva difendere il valico di Luico, un passaggio decisivo: perderlo significava aprire al nemico la strada verso la pianura friulana. I reparti erano appena arrivati e stavano ancora prendendo posto nelle trincee.

Il 25 ottobre sopra Luico

Il 24 e il 25 ottobre un tratto di trincee sopra Luico era tenuto dai bersaglieri dei due reggimenti; gli uomini del 14°, al comando del capitano Martini, avevano il loro posto di comando nel cimitero di Perati. Nel primo pomeriggio del 25 Martini ricevette l'ordine di ripiegare, ma dopo una mezz'ora le vedette tornarono di corsa: gli austro-tedeschi scendevano già per la strada del monte Cucco, il Kuk, e altre colonne lasciavano la cresta dirette verso Cepletischis. Erano gli uomini di Erwin Rommel.

Al binocolo le figure non si distinguevano bene, e per un momento Martini pensò che fossero italiani; poi si convinse del contrario e andò ad avvertire il colonnello Bosio, che comandava il 14° dal paese. Bosio non gli credette, e capì solo più tardi, quando seppe che i tedeschi avevano colpito di fianco e alle spalle il 20° bersaglieri, schierato più a destra: gran parte di quegli uomini, costretti a scappare in fretta, finirono prigionieri.

Gli avvisi che non arrivarono

La sorpresa di Bosio mostra quanto fossero pessime le comunicazioni nell'esercito italiano. Il generale Bongiovanni, che comandava il VII Corpo, sapeva già dalla sera del 24 che il passo Zagradan sarebbe caduto, che il nemico avrebbe usato la strada camionabile e che i due reggimenti di bersaglieri erano in pericolo. Avvisò il generale Viora e i comandanti delle brigate, ma l'avviso non scese fino ai comandanti dei reggimenti.

La ritirata di Cepletischis: i bersaglieri del 14° e del 20° e la strada tagliata da Rommel - Grande Guerra in Friuli Venezia Giulia

La prima a restare accerchiata, sulle pendici del Cucco, fu l'11ª compagnia. Dall'altra parte della sella di Luico aveva il comando il colonnello Fossati, a capo del 70° battaglione del 20°: vide i bersaglieri ritirarsi verso il Matajur e sentì alle spalle le mitragliatrici sparare su Luico e sulla strada per Cividale.

Il colonnello Fossati nella valle del Rieka

Sentendosi in trappola, Fossati ordinò di ritirarsi a scaglioni e partì davanti al battaglione, con il capitano Moro, verso le trincee di San Martino e Cepletischis. La strada era sotto il tiro delle mitragliatrici, e dovette buttarsi giù per la valletta del Rieka, con i primi reparti dietro di lui. Dopo circa tre chilometri nel bosco si trovò davanti una fila di tedeschi con le armi puntate: era il distaccamento di Rommel, che quel pomeriggio aveva sbarrato la strada fra Luico e Cepletischis.

Rommel era sceso da Jevšček verso Polava, su una strada delle retrovie che per gli italiani avrebbe dovuto essere sicura, e con pochi uomini bloccò quella via di fuga, prendendo armi, mezzi e migliaia di prigionieri. Fossati fu catturato e portato in una radura, dove trovò già prigioniero il colonnello Cacace con il suo stato maggiore. I resti della IV Brigata si ritirarono verso Savogna, poi verso Purgessimo, e continuarono a ripiegare fino al Piave.

Il paese di Cepletischis

Cepletischis sta a 547 metri, lungo la strada che sale da Savogna verso la sella di Luico e il confine sloveno. Da qui parte il sentiero CAI 736, il sentiero naturalistico che sale alla cima del Matajur. Vicino al paese il torrente Rieca ha scavato nella roccia una forra larga pochi metri e profonda una ventina, che si guarda dal ponte della strada, e poco lontano si apre la grotta Mitica, con concrezioni e laghetti.

Nel paese c'è la chiesa della Santa Croce, consacrata nel 1896, e su una casa un affresco dei primi del Novecento con la Sacra Famiglia. Un documento del 1722 la elenca fra le ventidue ville della Banca di Antro, ciascuna guidata da un proprio decano.

Domande frequenti

Che cosa successe a Cepletischis nell'ottobre 1917?

Dopo Caporetto la strada fra Luico e Cepletischis era una via di ritirata per i bersaglieri italiani; il 25 ottobre il distaccamento di Rommel la sbarrò e catturò interi reparti e i loro comandanti.

Chi comandava i bersaglieri a Luico?

La IV Brigata, con il 14° reggimento del tenente colonnello Carlo Bosio e il 20° del tenente colonnello Carlo Cacace.

Da Cepletischis si sale sul Matajur?

Sì: dal paese parte il sentiero CAI 736, il sentiero naturalistico che raggiunge la cima.