Villa Manin, a Passariano di Codroipo, è la più grande villa veneta mai realizzata e fu la residenza estiva dell'ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin. Poco a sud del capoluogo, il Parco delle Risorgive custodisce le acque che riemergono dal sottosuolo e danno vita al fiume Stella.
La Fabrica di Persereano
I Manin venivano da Firenze: arrivati in Friuli nel medioevo, si stabilirono a Udine e si legarono alla politica veneziana di terraferma. Nell'aprile del 1578 Antonio Manin acquistò la gastaldia di Sedegliano, alla quale appartenevano San Lorenzo, Sedegliano, Grions, Gradisca e Passariano, e fece edificare a Passariano una casa padronale al centro della tenuta agricola.
Il cantiere monumentale partì nel 1651, quando Ludovico I Manin chiese al proto Giuseppe Benoni il disegno di dieci pilastri per la nuova casa: cominciava così la «Fabrica di Persereano», che durò circa un secolo. Nel 1707 l'architetto Domenico Rossi disegnò la Piazza Quadra, delimitata dalle barchesse, e nel 1718 la Piazza Tonda, racchiusa dalle esedre ispirate al colonnato di San Pietro; tra gli anni Trenta e Quaranta del Settecento Giovanni Ziborghi innalzò le barchesse, e attorno al 1750 Giorgio Massari disegnò il belvedere e il coronamento del corpo centrale.
Le sale, la cappella e le barchesse
Nel 1708 Louis Dorigny dipinse il salone di rappresentanza a est, che poi si chiamò Sala di Flora: al centro, in un tondo, il Trionfo della Primavera, e attorno quattro ovali più piccoli con Amore, Gloria, Ricchezza e Abbondanza; sulle pareti, a un solo colore, storie del mito. Le quadrature delle Sale delle Prospettive sono attribuite a Pietro Oretti, pittore bolognese attivo in villa attorno al 1710, e la Sala della Tenda conserva lo stemma dei Manin col corno dogale. Il salone centrale ha stucchi settecenteschi e lampadari in vetro di Murano.
La cappella gentilizia di Sant'Andrea, progettata da Domenico Rossi nei primi anni del Settecento, è scandita da quattro grandi archi, con una cupola a spicchi illuminata da aperture ellissoidali; gli altari marmorei sono di Giuseppe Bernardi-Torretti e gli stucchi di Abbondio Stazio. Nella barchessa di ponente erano collocate le cantine e i granai, in quella di levante le scuderie, dove si può visitare il Museo delle Carrozze. Carlo Goldoni, nel 1738, descrisse «l'immenso palazzo e i superbi giardini di Passariano» come un soggiorno degno di un re.
Napoleone a Passariano
Nel 1797 Napoleone Bonaparte fece della villa il suo quartier generale e vi soggiornò per quasi due mesi, fra il 27 agosto e il 22 ottobre, insieme a Giuseppina di Beauharnais, durante le trattative che portarono al Trattato di Campoformio, firmato il 17 ottobre 1797 e intitolato al vicino paese di Campoformido. Con quel trattato la Repubblica di Venezia, vissuta per secoli, finì, e passò all'Austria con il Friuli; la stanza dove dormiva Napoleone si visita ancora.
Nell'Ottocento la villa decadde con l'affievolirsi della fortuna dei Manin. Dopo Caporetto, nel 1917, fu attraversata dalle truppe in ritirata e divenne sede degli stati maggiori dell'imperatore Carlo I e del Kaiser Guglielmo II. Nel 1961 il Ministero della pubblica istruzione tolse la villa ai proprietari per darla all'Ente Ville Venete; nel 1969 la comprò, con il parco, la Regione Friuli Venezia Giulia, che la aprì a tutti nel 1971 con una mostra su Giambattista Tiepolo. Da allora ci sono passate esposizioni come quelle di Kandinsky, Magritte e Cattelan, e d'estate la piazza si riempie di concerti.
I 18 ettari del parco storico
Sul retro del palazzo si estende il parco storico di circa 18 ettari, recintato da una muraglia mistilinea: è il parco storico più grande del Friuli Venezia Giulia. Il disegno del grande giardino barocco a settentrione della villa fu affidato a un allievo francese di André Le Nôtre, di cui non è rimasto il nome; il parco fu poi ridisegnato nel 1809 da Giannantonio Selva e di nuovo nel 1863. Lungo il viale delle Mimose e quello delle Magnolie sono disseminate numerose sculture, e su una collinetta con le statue delle virtù spicca un imponente Petaso.
Le olle del Parco delle Risorgive
A sud dell'abitato di Codroipo, il Parco delle Risorgive, creato nel 1983, tutela una zona umida di circa 45 ettari, un lembo di terra sottratto alle bonifiche che nell'Ottocento interessarono la pianura friulana: offre un esempio di come poteva presentarsi l'ambiente in epoca pre-industriale. Vi si possono osservare le olle sorgive, i fontanili, le torbiere alcaline e i molinieti; dalle olle le acque si raccolgono in rogge che hanno il nome friulano di Aghe reâl, blancje, lusint e nere, e contribuiscono a formare lo Stella, il più grande fiume di risorgiva.
Tra la flora spiccano l'armeria delle paludi, l'erucastro, la genziana alata e le orchidee; vicino ai corsi d'acqua crescono l'ontano nero, il pioppo e il salice argenteo, e nell'area si possono intravedere volpi, lepri, caprioli e scoiattoli. Il parco è percorso da sentieri, strade bianche e ponticelli, e parallela corre la Via dei Molini, dove è attivo e visitabile un mulino ad acqua.
Domande frequenti
Perché Villa Manin è legata a Napoleone?
Nel 1797 Napoleone Bonaparte fece di Villa Manin il suo quartier generale e vi soggiornò fra il 27 agosto e il 22 ottobre, durante le trattative del Trattato di Campoformio, firmato il 17 ottobre 1797.
Chi ha progettato Villa Manin?
Villa Manin nacque dalla «Fabrica di Persereano», avviata nel 1651 con Giuseppe Benoni; Domenico Rossi disegnò la Piazza Quadra e la Piazza Tonda, Giovanni Ziborghi innalzò le barchesse e Giorgio Massari il coronamento centrale.
Quanto è grande il parco di Villa Manin?
Il parco storico di Villa Manin misura circa 18 ettari ed è il più grande del Friuli Venezia Giulia; fu ridisegnato all'inglese nel 1809 da Giannantonio Selva.
Che cosa si vede nel Parco delle Risorgive di Codroipo?
Nel Parco delle Risorgive di Codroipo si vedono le olle sorgive, i fontanili e le torbiere, da cui nascono le rogge che formano il fiume Stella, con l'armeria delle paludi e le orchidee.