Arta Terme sta nella Valle del But, vicino a Tolmezzo, cuore della Carnia. Le sue Terme di Arta sono l'unico stabilimento termale di montagna del Friuli Venezia Giulia e lavorano con l'acqua sulfurea della Fonte Pudia, che conoscevano già i Romani e che piaceva anche a Giosuè Carducci.
L'acqua della Fonte Pudia
Tutto ruota attorno alla fonte Pudia, usata da tempi antichissimi. La sua è un'acqua minerale di tipo solfato-calcico-magnesiaco-sulfureo, ed esce dal terreno fredda: appena 9 °C.
Il nome viene dal latino putens, «che puzza»: l'acqua sa di uova marce, per via dello zolfo. Quell'odore forte non deve spaventare, perché sono proprio i tanti minerali disciolti a rendere possibili le cure e la riabilitazione, a cominciare dai disturbi delle vie respiratorie.
I Romani la usavano nelle terme costruite presso Iulium Carnicum, l'odierna Zuglio, e per secoli malati e villeggianti sono saliti fin qui per curarsi. Fra gli ospiti illustri ci fu Carducci, che ad Arta dedicò la poesia «Il comune rustico»: la compose a Piano d'Arta fra il 10 e il 12 agosto 1885, e la prima strofa si chiude con un saluto: «o noci de la Carnia, addio!».
Tre edifici, da Gino Valle al Palazzo delle Acque
Lo stabilimento è fatto di tre corpi nati in momenti diversi e poi uniti. Il più vecchio, degli anni Sessanta, porta la firma dell'architetto udinese Gino Valle, che gli diede un tetto dalle linee quasi orientali: dentro ci sono gli ambulatori, i fanghi e i bagni, le inalazioni e la riabilitazione.
Negli anni Ottanta l'architetto Varnier aggiunse il secondo corpo, con l'estetica, la palestra e gli spogliatoi. Piscine e area benessere stanno invece nel terzo, costruito all'inizio degli anni Duemila e chiamato Palazzo delle Acque.
Il padiglione delle famiglie, dal Natale 2023
Per le feste di Natale del 2023 si è aggiunta una quarta struttura, pensata soprattutto per le famiglie. Dentro c'è una piscina dalla forma libera divisa in tre parti: una zona bambini di 64 metri quadrati, una zona per il nuoto di 138 metri quadrati con due corsie di 20 metri, e un lazy river di 28 metri quadrati, con vortice, spruzzi e idromassaggi.
Lo scivolo è lungo circa 36 metri, con partenza e arrivo al coperto: ci si arriva salendo la scala a chiocciola di una torre. Sull'angolo nord-est una vasca esterna con idromassaggio, collegata direttamente all'interno, guarda il verde del giardino.
Il pavimento del padiglione sta 90 centimetri più in alto di quello dell'edificio accanto, per non scavare in un terreno pieno d'acqua. Le cuspidi della copertura in legno e i lucernai riprendono la pagoda di Gino Valle, la falda a ovest è un tetto verde e le vetrate guardano le montagne.
Le cure con l'acqua sulfurea e il benessere
Qui si fanno fanghi, bagni e inalazioni, cioè aerosol, nebulizzazioni e insufflazioni, e anche la cura idropinica, che consiste nel bere l'acqua. In ogni trattamento, bevuto, in vasca o nei fanghi, l'acqua è sempre quella della Pudia.
C'è poi un reparto di fisioterapia con la riabilitazione in acqua, l'idrokinesiterapia. Lo stabilimento è accessibile a chi si muove in carrozzina, e nelle piscine ci sono un sollevatore e i maniglioni lungo i bordi.
Nel Palazzo delle Acque ci si rilassa fra saune a temperature diverse, bagno turco, docce emozionali, palestra e percorso Kneipp: un buon modo di chiudere una giornata sugli sci. Nelle piscine calde si passa dall'acqua ferma agli idromassaggi, e dalla vasca coperta si esce in quella esterna, davanti al prato del giardino.
Chi scia sullo Zoncolan, a pochi chilometri, ha così un bagno caldo a portata di mano. Attorno allo stabilimento si stende un parco con minigolf e campi da tennis.
Sentieri e ciclabili dalle terme
Dalle terme parte anche l'ultima tappa del Cammino delle Pievi: si sale fino al «Plan da Vincule», sotto la Pieve di San Pietro. La fatica è tutta nel primo strappo; poi si scende verso Zuglio lungo una vecchia mulattiera nel bosco.
Un'altra bella camminata è l'anello di Fielis, che dalla zona delle terme porta più in alto, dove si apre la vista. Per chi va in bici, la ciclovia che segue il But attraversa il parco delle terme e continua fino a Sutrio, da dove sale uno dei versanti dello Zoncolan.
Piano d'Arta e Chiusini, intorno alle terme
A Piano d'Arta la chiesa di Santo Stefano Protomartire ha radici nel 1237. Il terremoto del 28 luglio 1700 la distrusse; ricostruita, fu inaugurata nel 1724, e la nuova parrocchiale venne consacrata nel 1794.
A Chiusini la chiesa dei Re Magi, detta di Santo Spirito, porta con sé una leggenda: sarebbe stata costruita dove in pieno inverno era fiorita una pianta di salvia, e per questo la chiamano anche «della salvia». Nel 1981, dietro la pala dell'altare maggiore, è riemerso un antico affresco con l'Adorazione dei Magi.
Domande frequenti
Da dove viene l'acqua delle Terme di Arta?
Dalla Fonte Pudia, una sorgente sfruttata fin dall'antichità: l'acqua è solfato-calcico-magnesiaca-sulfurea ed esce a 9 °C.
Perché la fonte si chiama Pudia?
Il nome viene dal latino putens, «che puzza», e ricorda l'odore di zolfo dell'acqua.
Quali cure si fanno alle Terme di Arta?
Fanghi, bagni, inalazioni e cura idropinica, più la fisioterapia e la riabilitazione in acqua.
Chi ha progettato le Terme di Arta?
Il primo edificio, degli anni Sessanta, è di Gino Valle, riconoscibile dal tetto di gusto orientale; il Palazzo delle Acque è stato costruito all'inizio degli anni Duemila.
Quanto è lungo lo scivolo delle Terme di Arta?
Circa 36 metri, con partenza e arrivo all'interno del padiglione delle famiglie aperto per il Natale 2023.
