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Il Ponte del Diavolo di Cividale, il Puìnt dal Diàul sul Natisone: il cantiere del 1442, il macigno del pilone centrale, il brillamento del 1917 e l'anima del cane promessa al diavolo

Il Ponte del Diavolo di Cividale: il ponte in pietra del 1442 sul Natisone, il masso del pilone centrale, il brillamento del 1917 e la leggenda del diavolo.

Il Ponte del Diavolo, Puìnt dal Diàul per i friulani e Hudičev most per gli sloveni, è l'immagine di Cividale del Friuli: con due arcate di pietra salta la gola del Natisone. Cominciato nel 1442 e rifatto nel 1918, deve il suo nome a una leggenda.

Dalla passerella di legno al ponte di pietra

Già nel Duecento una passerella di legno univa le due rive del Natisone, e la corrente se la portava via spesso. Un atto del 3 maggio 1332 dice che il provveditore Sagino De Zamoreis da Parma affidò al capomastro Ognibene da Cremona un ponte di pietra a due arcate; ma fra lui e il Comune nacquero incomprensioni, e se ne andò dopo aver gettato solo le fondamenta. Nel 1340 fu chiamato il capomastro Lazarino da Trieste, poi lavorò lì un certo Montagnana, e sulla base di pietra si montò un piano di legno provvisorio per far passare la gente. Nel 1376 lo si dovette puntellare, nel 1377 si decise di alzare il pilone centrale, nel 1424 il ponte stava per crollare, e l'anno seguente il cantiere passò a un mastro Silvestro. Nel 1440 una nuova commissione, di cui faceva parte Francesco Claricini, sentì tre imprenditori e scelse la proposta di Iacopo Dugaro da Bissone: un ponte a due arcate con i lati di pietra, merli, un ponte levatoio e un barbacane o un rivellino. L'11 dicembre 1441 il Comune firmò il contratto, e nel 1442 si cominciò. Si doveva usare solo pietra, come quella di Torreano, ma per ragioni di spesa entrò in opera anche il mattone. Fatto il primo arco, nel 1445 arrivò la peste e tutto si fermò; Dugaro morì quell'anno, forse di peste.

Il cantiere passò al suo aiutante Erardo da Villaco, figlio di Janzil, che si impegnò a fare il secondo arco: anche lui fu lento, ma quando morì, nel 1453, l'anno in cui si tolse l'armatura, il ponte era in piedi. Mancavano le finiture e le torri, e ci pensò Bartolomeo delle Cisterne, allora impegnato nel Duomo: il piano stradale, largo circa 3,6 metri, fu lastricato nel 1501 e di nuovo nel 1558, e nel 1580 le lastre furono lavorate perché gli animali da tiro non scivolassero. Nel 1637 il provveditore veneziano Paolo Balbo lo metteva fra i ponti più belli e originali d'Europa.

Il macigno del pilone centrale

Il ponte si alza 22,50 metri sull'acqua, è lungo 48 metri e ha due arcate di misura diversa: la più grande, di 22 metri, è quella dalla parte del borgo. La differenza dipende dal masso su cui poggia il pilone centrale: un blocco di arenaria che non è caduto dalle rive, ma fa parte del letto stesso del fiume, e che fu sagomato perché l'acqua scorresse meglio. Alle due estremità c'erano due torri merlate, pensate come difese: quella verso la città fu abbattuta all'inizio dell'Ottocento, quella verso Borgo di Ponte, diventata una casa privata, nel 1866.

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Nel 1468 le fondamenta tennero contro una piena fortissima. Il primo restauro è del 1689; altri li fece Giuseppe Cabassi nel 1836 e nel 1842, come ricorda la scritta Restauratus anno 1842 sul parapetto. Nel 1843, mentre si consolidava il pilastro centrale, saltarono fuori due cippi romani, che sono al Museo archeologico.

Il 27 ottobre 1917 e la ricostruzione

Il 27 ottobre 1917, durante la ritirata di Caporetto, il genio militare italiano fece saltare il ponte per frenare gli austro-tedeschi diretti a Udine, senza riuscirci. Lo ricostruirono gli austriaci, sotto la guida dell'ingegnere militare boemo Anselmo Nowak, seguendo il progetto di allargamento del cividalese Ernesto de Paciani: il primo passaggio fu il 2 maggio 1918 e l'inaugurazione il 18 maggio 1918. La strada sul ponte venne allargata di un paio di metri.

Nel 1939 il parapetto di ferro fu sostituito da uno pieno, in calcestruzzo e pietra, contro il vento. Il 29 aprile 1945 i tedeschi provarono a minarlo ancora, ma si rovinò solo un pezzo di parapetto. Fino al 1989 fu l'unico modo per attraversare il fiume, e ha affascinato pittori e scrittori, fra cui Gabriele D'Annunzio.

La leggenda del diavolo beffato

La storia racconta che i cividalesi, incapaci di finire il ponte, chiesero aiuto al Diavolo, che accettò in cambio dell'anima del primo essere vivente che l'avesse attraversato. Per costruirlo in una sola notte si mise al lavoro anche la madre del demonio, che portò nel grembiule l'enorme scoglio centrale. Ma i cividalesi fecero passare per primo un animale, un gatto o un cane, secondo altri un maiale, e al Diavolo toccò accontentarsi di quell'anima.

In un'altra versione, da Borgo di Ponte arrivò di corsa una banda di ragazzini dietro a un cagnolino spaventato, mentre l'arciprete del Duomo benediceva il ponte con l'acqua santa, e il diavolo sprofondò nella Buca del Diavolo, oltre Castelmonte. Ce n'è poi una più sboccata: i preti ordinarono al Demonio solo il masso centrale e, per pagarlo, misero all'ingresso del ponte, su una sedia bucata, un contadino nutrito per tre giorni a fagioli; il Diavolo scappò travolto dall'odore, gridando: «Ogni anno mi darete un'anima».

Dal belvedere di San Martino

La chiesa di San Martino sta quasi sopra il Natisone, e appena fuori c'è il belvedere sul fiume, il posto migliore per guardare il ponte dall'alto. Sulla riva sinistra una scalinata porta giù, sulle ghiaie del letto. Dai balconcini a metà ponte si vedono bene le pareti ripide e alte che il Natisone ha scavato nel calcare.

Il ponte compare anche in un quadro di Palma il Giovane del 1601, dipinto in ricordo della peste del 1557, che si trova nella chiesa di San Pietro ai Volti, con i santi Sebastiano e Rocco e una veduta di Cividale.

Domande frequenti

Perché si chiama Ponte del Diavolo?

Per la leggenda: il Diavolo lo avrebbe costruito in una notte in cambio dell'anima del primo che l'avesse attraversato, ma i cividalesi gli mandarono un animale.

Quando è stato costruito il Ponte del Diavolo?

Il ponte di pietra fu cominciato nel 1442, su progetto di Iacopo Dugaro da Bissone, e lastricato nel 1501 e nel 1558; fatto saltare nel 1917, fu rifatto e inaugurato il 18 maggio 1918.

Quanto è alto il Ponte del Diavolo?

È alto 22,50 metri e lungo 48, con due arcate diverse; il pilone centrale poggia su un grande masso che fa parte del letto del Natisone.

Da dove si vede meglio il Ponte del Diavolo?

Dal belvedere dietro la chiesa di San Martino, una terrazza sulla riva destra da cui si vedono tutte e due le arcate.