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Pesariis, il paese degli orologi in Val Pesarina: i pesarini in ferro del Seicento, la fabbrica Solari del 1725, gli orologi a scatto di cifre e i quindici orologi monumentali fra le case carniche

Pesariis, in Val Pesarina: gli orologi da parete del Seicento, la fabbrica Solari del 1725, il Cifra 3 al MoMA, i 15 orologi monumentali e il museo.

Pesariis è una frazione di Prato Carnico, a 750 metri nella Val Pesarina, la valle che unisce la Carnia al Cadore. Tutti la conoscono come il paese degli orologi: per le sue strade battono le ore ben 15 orologi monumentali, e c'è un museo dedicato all'orologeria.

La dogana e la Valle del Tempo

Il nome compare nel 1300 nella forma «in villa de Pesargis» e viene dalla pesa della dogana, dove si pesavano le merci che passavano per il vicino valico di Lavardet, fra Carnia e Cadore. Le prime case, di legno e paglia, nacquero sotto la chiesa, vicino al torrente, e poi il paese crebbe lungo la via Maggiore, verso il Cadore; ne sono angoli tipici la piazza Ustin, il borgo Chiaciut e il borgo Vischia. I boschi fitti della valle davano legname di qualità per le navi veneziane, e quattro boschi di Pesariis furono riservati all'Arsenale.

La Val Pesarina è detta Valle del tempo per la sua lunga storia di orologi. Il paese ha meno di duecento abitanti ed è così chiuso fra le montagne che il sole sparisce dal 9 dicembre al 4 gennaio: il 17 gennaio torna su metà delle case, e solo il 14 febbraio le raggiunge tutte.

Dai pesarini alla fabbrica Solari

I primi orologi fatti qui sono del Seicento: erano orologi da parete in ferro battuto, con il pendolo corto davanti al quadrante, chiamati «pesarini», molto simili a quelli della Foresta Nera. Secondo un'ipotesi il mestiere arrivò con i cramârs, i venditori ambulanti che portavano spezie e tessuti al di là delle Alpi e che conoscevano la Germania; la famiglia Cappellari fabbricò orologi per circa 140 anni, e dopo di lei vennero i Gonano, i Machin e i Solari.

Una leggenda parla di un Solari, a metà fra storia e fantasia, arrivato in valle verso il 1700: c'è chi lo vuole un pirata genovese esiliato, chi una spia veneta o un esattore della Serenissima. Nel 1725 nacque la Fabbrica Solari, un piccolo stabilimento a nord del paese sul Rio Possal, e la famiglia cominciò a costruire orologi da torre; il primo di cui resta traccia sicura è del 1789, quando Antonio Solari montò quello della torre civica di Cherso. Molte carte dei primi tempi si persero nel 1944, durante l'occupazione dei cosacchi.

Gli orologi a scatto di cifre

Verso la metà dell'Ottocento il lavoro diventò quasi industriale. Il nome più famoso è quello di Remigio Solari, nato nel 1890: negli anni Trenta inventò l'orologio a cifre che scattano, senza lancette. Uno di questi, alto cinque metri, fu montato nella sede centrale delle Regie Poste di Napoli e andò distrutto sotto le bombe della seconda guerra mondiale. Nel 1939 l'azienda si spaccò in due, la Fratelli Solari a Pesariis e la Solari di Udine, ma la divisione fu formalizzata solo nel 1947.

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Dagli anni Cinquanta si cominciarono a produrre i timbracartellino per le fabbriche, e l'80% degli orologi delle ferrovie italiane usciva da Pesariis. Nel 1962 l'azienda vinse il Compasso d'Oro con i tabelloni alfanumerici per gli aeroporti, e nel 1964 lo vinse ancora con l'orologio elettromeccanico Cifra 5, tutti e due disegnati da Gino Valle; il Cifra 3 è nelle collezioni del MoMA di New York.

Il percorso dei 15 orologi monumentali

Dal 2000 Pesariis porta ufficialmente il titolo di paese degli orologi, e con un progetto del Comune del 2005, pagato in parte dall'Unione Europea, nelle vie sono stati sistemati 15 orologi monumentali, ognuno con un modo diverso di misurare il tempo; altri tre stanno nelle frazioni di Prato, Croce e Pieria. Quattro funzionano con l'acqua, a vasche, a vasi basculanti, ad acqua e a turbina: in quello a vasche dodici recipienti si riempiono uno dopo l'altro, uno ogni ora.

C'è l'orologio dei pianeti, che riproduce il sistema solare; il planisfero notturnale, che trova l'ora guardando la stella polare; il calendario perpetuo gigante, con giorno, mese, segno zodiacale e lunghezza del giorno e della notte. E poi l'orologio a palette giganti, come quelli di stazioni e aeroporti; quello a scacchiera, che si ispira all'orologio delle Poste di Napoli; quello a cremagliera, mosso dal suo stesso peso; e quello di Leonardo, con il sistema a peso e catenella pensato dal genio toscano. Sulla meridiana analemmatica, disegnata per terra, è l'ombra del visitatore a segnare ora, mese e segno zodiacale; più antica è la meridiana del 1770 dipinta sul muro di Casa Cappellari-Solari. Davanti alla chiesa, l'orologio con carillon suona le ore su undici campane, che due volte al giorno fanno sentire la melodia «Us saludi o Marie».

Il museo e le case del borgo

Il Museo dell'orologeria pesarina racconta questa storia con più di 100 orologi: dai vecchi modelli da parete fino ai timbracartellino e ai marcatempo degli anni Cinquanta. Fra il Seicento e l'Ottocento la Casa dell'Orologio fu più volte rimaneggiata e servì da abitazione e laboratorio ai Cappellari; secondo una tradizione vi nacque Bartolomeo Alberto Cappellari, il futuro papa Gregorio XVI.

Casa Bruseschi, una tipica casa borghese carnica della famiglia Bruseschi dal XVII secolo, ospita un piccolo museo etnografico; sotto i portici della vecchia Casa della Pesa si pesavano le merci e si cambiavano i cavalli. La parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo è del 1861, costruita sulle fondamenta della chiesa del 1348. Ogni settembre c'è Arlois & Fasois, la festa degli orologi e dei fagioli che si coltivano in valle.

Domande frequenti

Perché Pesariis è chiamato il paese degli orologi?

Perché qui si fanno orologi dal Seicento: nel 1725 vi nacque la Fabbrica Solari, e per le strade si incontrano 15 orologi monumentali.

Quanti orologi monumentali ci sono a Pesariis?

Sono 15, meridiane comprese; altri tre si trovano nelle frazioni di Prato, Croce e Pieria.

Chi ideò l'orologio a scatto di cifre?

Remigio Solari, negli anni Trenta; uno dei suoi, alto cinque metri, fu montato nelle Regie Poste di Napoli.

Che cosa c'è nel Museo dell'orologeria pesarina?

Più di cento orologi che raccontano il passaggio dall'artigianato all'industria: dai pesarini da parete agli orologi senza lancette e ai marcatempo.