Il Molo Audace è la passeggiata sul mare di Trieste: parte da piazza Unità d'Italia e si spinge nel golfo per 246 metri. Sotto ha il relitto di una nave, e si chiama come la prima nave italiana arrivata in città nel 1918.
Il vascello sotto il molo
Nel 1740, a pochi metri dalla riva, affondò nel porto di Trieste il vascello austriaco San Carlo, 70 cannoni, costruito in Inghilterra e varato nel 1695 con il nome di Hms Cumberland. Cominciò a imbarcare acqua già nell'ottobre 1737 e nell'aprile 1738 si incagliò: più di 100 uomini provarono per sei giorni a svuotarlo con tante pompe, senza successo; nel 1740, dopo altri tentativi con due ruote e fino a 600 persone al lavoro, la nave sprofondò sempre di più nel fango, proprio davanti all'imboccatura del Mandracchio. Il relitto rendeva difficile e rischioso entrare e uscire dal piccolo porto interno.
Invece di toglierlo di mezzo, si pensò di usarlo come fondamenta per un molo nuovo, costruito fra il 1743 e il 1751 e dedicato a San Carlo. La pietra venne dalla cava di San Pietro a Roiano. Il molo era lungo appena 95 metri e si raggiungeva da terra con un ponticello di legno.
Da 95 a 246 metri
Nel 1778 fu allungato di 19 metri, e nel 1860-1861 di altri 132, fino ai 246 metri attuali; in quegli anni si riempì la scogliera in testa al molo e si tolse il ponte, unendolo direttamente alla riva. Al molo San Carlo attraccavano navi per i passeggeri e per le merci: da qui nel 1818 partì il Carolina, il primo battello a vapore fra Trieste e Venezia, e vent'anni dopo ci ormeggiavano i primi piroscafi del Lloyd Austriaco.
Presto il molo divenne la passeggiata preferita dei triestini, con casotti che vendevano caffè e bibite ai lati. Tutto quel viavai di gente e di merci ispirò a Umberto Saba la poesia «Il molo». Con l'alta marea, però, finiva sott'acqua: il 12 luglio 1929 si cominciò a rialzarlo, ma con le maree più forti l'acqua lo sommerge ancora.

Il 3 novembre 1918 e il nome Audace
La guerra era appena finita quando, il 3 novembre 1918, il cacciatorpediniere Audace entrò in porto e si legò al molo San Carlo: nessuna nave della Regia Marina era arrivata prima a Trieste. In suo onore, nel marzo 1922, il molo prese il nome di Molo Audace, e nello stesso periodo piazza Grande diventò piazza Unità d'Italia.
L'ancora che si vede ai piedi del Faro della Vittoria, per tradizione, sarebbe quella dell'Audace, ma in realtà è della nave gemella Berenice. Durante la seconda guerra mondiale l'Audace fu trasformato in torpediniera, e il suo relitto, ancora intero, è stato ritrovato nel 1999.
La rosa dei venti fusa nel bronzo nemico
In fondo al molo, nel 1925, fu messa una rosa dei venti di bronzo al posto di una più vecchia, tutta di pietra. Sta sopra una colonna di pietra bianca d'Istria; in mezzo porta l'iscrizione «Approdò a questo molo la R. nave Audace prima col vessillo d'Italia III novembre MCMXVIII», scritta da Silvio Benco, e sul lato «Fusa nel bronzo nemico III novembre MCMXXV», la data della cerimonia che ricordò l'arrivo della nave sette anni dopo. L'anno MCMIL inciso sotto l'alabarda, sulla colonna, ricorda il restauro dopo i danni della seconda guerra mondiale.
A poco a poco il molo ha smesso di servire al commercio, e ci si fermano solo ogni tanto barche di passaggio; da qui partono le navette per Muggia e i battelli per Grignano, sotto Miramare.
La passeggiata, la bora e la Barcolana
Il molo resta uno dei posti dove i triestini amano camminare, soprattutto al tramonto, quando le facciate delle Rive diventano rosse. Si guarda tutto il Golfo fino a Miramare, il castello bianco di Massimiliano e Carlotta d'Asburgo, e voltandosi verso terra si vedono i palazzi di piazza Unità, la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò e il Canal Grande. È anche il molo degli innamorati: la tradizione vuole che si cammini fino in fondo e lì ci si baci.
È anche uno dei posti più esposti al vento: quando soffia la bora i più coraggiosi corrono controvento fino alla rosa dei venti, e ogni tanto qualcuno viene buttato giù. Nei giorni della Barcolana, la regata internazionale che si corre dal 1969 la seconda domenica di ottobre, le barche a vela stanno ormeggiate fino a tre per fila.
Domande frequenti
Perché si chiama Molo Audace?
Per il cacciatorpediniere Audace, la prima nave della Regia Marina entrata nel porto di Trieste il 3 novembre 1918; fino al marzo 1922 era il Molo San Carlo.
Quanto è lungo il Molo Audace?
246 metri: all'inizio misurava 95 metri, poi fu allungato di 19 metri nel 1778 e di 132 nel 1860-1861.
Che cosa c'è sotto il Molo Audace?
Il relitto del San Carlo, un vascello affondato nel porto nel 1740: invece di rimuoverlo lo si usò come base per il molo, costruito fra il 1743 e il 1751.
Che cosa c'è in fondo al Molo Audace?
Una rosa dei venti di bronzo del 1925, sopra una colonna di pietra d'Istria, con l'iscrizione sull'arrivo dell'Audace e la scritta «Fusa nel bronzo nemico».